LIBERTÀ
EGUAGLIANZA
MONITORE NAPOLETANO
Fondato nel 1799 da
Carlo Lauberg ed Eleonora de Fonseca Pimentel
Anno CCXXI

Rifondato nel 2010
Direttore: Giovanni Di Cecca

Porta Capuana Stampa
Scritto da Antonella Orefice   
Martedì 12 Aprile 2011 18:33

Porta Capuana oggiE’ sicuramente una delle più belle porte rinascimentali d'Italia. Costruita  nel 1484 alle spalle di Castel Capuano, durante l’allargamento della cinta muraria voluto da re Ferrante d'Aragona, Porta Capuana fu così denominata perché si orienta verso Capua ed era  la porta d'accesso ufficiale della città in cui vi confluivano importanti strade. E’ una costruzione imponente, costituita da un elegante arco di marmo bianco con decorazioni e altorilievi, racchiuso tra due poderose torri aragonesi che rappresentano Onore e Virtù. La scultura posta sull'arcata, e che raffigurava l'incoronazione di Ferrante, non è più visibile in quanto fu  asportata nella successiva epoca di dominazione spagnola. L'opera, in stile rinascimentale, venne commissionata all’architetto intagliatore Giuliano da Maiano che si ispirò in un certo senso ai modelli degli archi di trionfo di tradizione romana, senza trascurare l'effettiva funzione difensiva. Nella costruzione emerge l'imponenza degli archi trionfali, cui il Maiano fa riferimento, e l'altezza della trabeazione, ovvero dell'insieme dei tre membri superiori dell'edificio: architrave, fregio e cornice.

 

 

 

 

Porta Capuana - fine ottocentoNel 1656 sulla porta fu innalzato un nicchione con un “mirabile affresco” di Mattia Preti, Patroni di Napoli che pregano non si ripeta il flagello, dipinto per ringraziare i Santi protettori di Napoli che avevano salvato la città da ulteriori sciagure. Esso rappresentava San Michele Arcangelo e i Santi Gennaro, Agnello e Rocco che rivolti in preghiera alla Vergine Maria, le chiedevano di salvare il popolo dalla peste. Questa la storia: volendo rientrare in Napoli in quell’anno, il pittore Mattia Preti, per superare il cordone sanitario predisposto, aveva ucciso una sentinella e questo delitto era stato giudicato meritevole di morte, per scampare alla quale il Preti si era offerto di dipingere gratuitamente su tutte le porte della città le immagini dei Santi e della Vergine che l’avevano liberata dalla peste. A poco gli sarebbe bastata, tuttavia, la proposta se a graziarlo non fosse intervenuto il vicerè che aveva sentenziato excellens in arte non debet mori. Così ogni porta di Napoli si ebbe dipinta la sua storia della peste, e Mattia Preti ricevé anche una inaspettata ricompensa di 3000 ducati d’oro. Di questi affreschi purtroppo non è rimasta traccia. Nel 1838 lo storico Cesare Malpica ne enumerava le cause, quelle di sempre: gli uomini, il tempo, i terremoti, le piogge, la grandine e l’incuria.  Nel 1837, su una edicola dalle linee ridisegnate, il napoletano Gennaro Maldarelli fu chiamato ad affrescare una Immacolata. Ma oggi, purtroppo, l'edicola non è più visibile. Sulle parti laterali del fregio, in corrispondenza con le lesene, e cioè di piccole colonne addossate alla parete, che hanno funzione puramente decorativa, sono collocati nelle nicchie i due santi protettori della città,  San Gennaro e Sant'Aniello. Al centro, invece, si può osservare lo stemma di Carlo V che fu  murato intorno al 1535, in occasione della venuta dell'Imperatore nella capitale del Regno, dove prima vi era collocato un bassorilievo raffigurante l'Incoronazione di Ferdinando, asportato dopo l'insediamento degli Spagnoli. Isolata e restituita alla cinquecentesca fisionomia, ora Porta Capuana si esalta nella sua magnificenza, incastrata tra le due scure e massicce torri cilindriche coeve. La più antica della città, essa ha visto e vissuto la storia della Napoli moderna: tutti i protagonisti vi sono passati, da Carlo VIII di Francia a Carlo di Borbone. Eppure intorno a lei, per virtù di popolo, il tempo della cronaca s’è fermato. <<Qui è oggi come ieri, come sempre – annotava un cronista nel 1847 su Napoli in miniatura – sempre lo stesso inferno, le stesse botteghe, di mercanzie, di commerci, di traffici, di gente diversa. Una babele di lingue. Chi vuol conoscere la plebe napoletana veramente in tutte le sue abitudini fra le sue virtù e i suoi vizi… venga alla Porta Capuana, in qualunque ora delle 24 ore del giorno, e se ne ammaestrerà…Porta Capuana è il teatro universale, è la Cosmopoli del nostro popolo.. Qui non vi è né notte né giorno>>. A Porta Capuana si allestivano baracconi con attrazioni e divertimenti, si riunivano le comitive dei quartieri per il pellegrinaggio a Montevergine e venivano eseguite le sentenze capitali, i corpi dei giustiziati erano in seguito esposti a mo’ di monito al popolo. Importante ricordare che i primi giustiziati della Repubblica Napoletana del 1799 (Giuseppe Carlo Belloni, Niccolò Carlomagno, Giovanni Andrea Vitaliani, Antonio Tramaglia, Giuseppe Cotitta e Domenico Perla) furono afforcati proprio dinanzi la Porta Capuana e seppelliti nelle vicine chiese di Sant’Anna, Santa Caterina a Formiello e Sant’Onofrio alla Vicaria.

Porta Capuana di MeurisNel tempo  la Porta ha rappresentato un luogo di aggregazione anche artistica e culturale: è qui che agli inizi del Novecento nacque il cosiddetto quartiere latino, luogo di incontro di importanti artisti napoletani dell'epoca. Dopo una siffatta storia, l’artista Meuris, autore ottocentesco del dipinto a tempera della più antica porta di Napoli, forse un po’ delude: nel suo compassato souvenir manca il calore della autentica vita popolare napoletana; senza la sua plebaglia ciarliera Porta Capuana è solo un monumento. E stando a cronaca e storia, certo, non ci basta.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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