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Cassazione: La sentenza Berlusconi Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Giovedì 29 Agosto 2013 16:22

Depositate le motivazioni che hanno portato la corte di Cassazione a condannare in maniera definitiva Silvio Berlusconi per frode fiscale sui diritti televisivi Mediaset.

Secondo i Giudici, infatti, Silvio Berlusconi fu «ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo».

Si legge ancora nella sentenza (lunga ben 209 pagine) che Berlusconi, «conoscendo perfettamente il meccanismo, ha lasciato che tutto proseguisse inalterato mantenendo nelle posizione strategiche i soggetti dal lui scelti e che continuavano a occuparsi della gestione in modo da consentire la perdurante lievitazione dei costi di Mediaset a fini di evasione fiscale».

 

 

«Inverosimile la truffa ai danni del Cavaliere». C'è «l'assoluta inverosimiglianza dell'ipotesi alternativa che vorrebbe tratteggiare una sorta di colossale truffa ordita per anni ai danni di Berlusconi - scrive la Cassazione - da parte dei personaggi da lui scelti e mantenuti nel corso degli anni in posizioni strategiche».

«Berlusconi responsabile anche dopo le dimissioni dalle cariche». I personaggi chiave della vicenda Mediaset sono stati «mantenuti sostanzialmente nelle posizioni cruciali anche dopo la dismissione delle cariche sociali da parte di Berlusconi e in continuativo contatto diretto con lui». Per cui «la mancanza in capo a Berlusconi di poteri gestori e di posizione di garanzia nella società non è dato ostativo al riconoscimento della sua responsabilità».

I giudici «attraverso l'analisi del cosiddetto "giro dei diritti" ne hanno individuato le caratteristiche di meccanismo riservato direttamente promanante in origine da Berlusconi e avente, sin dal principio, valenza strategia per l'intero apparato dell'impresa a lui facente capo». Sempre rifacendosi ai giudici di merito la Suprema Corte ripercorre il meccanismo illecito, «un gioco di specchi sistematico» relativo all'acquisizione dei diritti tv, che «rifletteva una serie di passaggi privi di giustificazione commerciale». E «ad ogni passaggio, la lievitazione di costi era (a dir poco) imponente».

A questo punto, per il Sen. Silvio Berlusconi, si aprono le porte del giudizio del Senato sulla decadenza del suo mandato essendo stato condannato definitivamente.

Prima che le motivazioni della sentenza della Cassazione fosse pronunciata si erano fatte delle ipotesi sul “destino” da senatore.

Fermo restando che per età Berlusconi, qualora il Senato approvasse la sua decadenza e quindi verrebbe a decadere l’immunità parlamentare,  Berlusconi non andrebbe in galera per 1 anno (essendo stato condannato a 4 anni, di cui 3 scontati per la legge sull’indulto) ma sarebbe affidato ai servizi sociali.

Già durante il mese di agosto gli era stato revocato il passaporto, come prevede la legge.

Ora la fase finale della cosiddetta “Guerra dei 20 anni” è tornata, paradossalmente, nelle mani del Capo dello Stato che è l’unico che può concedere la Grazia.

Il problema sul campo è quello della tenuta del Governo di cui il PdL è comproprietario al 50% col PD.

Dal giorno della sentenza (1° agosto 2013) la crisi interna sia alla maggioranza che negli stessi schieramenti è andata alle stelle poiché i “falchi” e le “colombe” vorrebbero chi in un modo chi in un altro, eliminare il Sen. Berlusconi.

A febbraio auspicammo (come poi è accaduto) che vi fosse un Governo di larghe intese, proprio per affrontare in modo costruttivo le sfide di un Paese ormai in declino sia economico che politico, per dare un nuovo slancio.

Cosa che è puntualmente avvenuta (evitando un nuovo inutile e costoso confronto elettorale).

Allo stato attuale, una Crisi di Governo (attuabile in settembre, nella seconda settimana) sarebbe disastrosa sia dal punto di vista politico interno ed internazionale (a confronto il caso Grecia sarebbe una passeggiata) ma sarebbe deleterio, paradossalmente, anche allo stesso schieramento del PD, che in uno scenario di elezioni anticipate (le prime in dicembre-gennaio dal 1849) potrebbe passare da una facile vittoria ad una sconfitta ancora più clamorosa, se non ha un progetto e degli uomini capaci di convincere gli italiani.

Riportiamo in versione integrale la sentenza della Corte di Cassazione che condanna il Cavaliere a 4 anni

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
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