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Sparatoria Palazzo Chigi – Il procuratore «È un uomo disperato, non squilibrato» Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Domenica 28 Aprile 2013 19:12

Siamo al termine di una giornata eccezionalmente convulsa.

L’attentatore di Palazzo Chigi, Luigi Preiti di Rosarno (provincia di Reggio Calabria), 49 anni, conosciuto come un uomo mite, muratore e gran lavoratore, trasferitosi in Piemonte e poi tornato a Rosarno dai suoi genitori, quando il matrimonio gli era fallito sia per la mancanza di lavoro che per il vizio del gioco che aveva preso, sperando di una vincita che gli poteva cambiare la vita in meglio, è stato tradotto in carcere.

Il procuratore Pierfilippo Laviani che lo ha interrogato in Ospedale ha dichiarato «È un uomo disperato, non squilibrato», ed ha convalidato il fermo per tentato omicidio, lesioni, porto e detenzione di armi, accuse per le quali nel tardo pomeriggio è stato trasferito al reparto detenuti del Pertini.

Il Preiti comparirà davanti al gip martedì.

E che fosse una persona, tutto sommato, sana di mente è stato parere di quasi tutti i conoscenti intervistati.

 

Come abbiamo avuto modo di capire durante la giornata il suo obiettivo dichiarato era il Governo.

Preiti, oltre alla pistola con cui ha sparato, una calibro 7,65 con matricola abrasa comprata a Genova quattro anni fa, aveva con sé circa 50 proiettili: sette li ha usati, nove erano nello zainetto e un'altra manciata in tasca.

Il piano, da quanto è stato scoperto dai magistrati, è maturato circa 20 giorni fa.

«È un uomo disperato», sottolineano i magistrati. Perché è disoccupato, separato e «da qualche mese - ha riferito il Peitri - non riesco più a incontrare mio figlio», che ha 10 anni.

L’attentatore ha assicurato di aver fatto tutto da solo: «Sono partito sabato sera da Gioia Tauro in treno - ha raccontato durante l'interrogatorio, durato circa un'ora e mezzo -, non lo sapeva nessuno».

L'attentatore è andato a dormire al Concorde, un albergo vicino alla stazione Termini, e domenica mattina attorno alle 11.30, indossate giacca e cravatta, ha raggiunto Palazzo Chigi per compiere quello che ha definito «un gesto eclatante in un giorno importante».

«Volevo colpire i politici - ha spiegato - perché non ci aiutano, siamo nei guai e loro non fanno nulla […]  Non volevo che finisse così, non odio nessuno [...]Mi sarei voluto uccidere».

Azione che tanto non gli è riuscita perché il caricatore della pistola era scarico.

Quando l'interrogatorio è giunto alle battute finali, Preiti ha chiesto ai pm se avrebbe dovuto avvisare la famiglia. Ma ha subito ha cambiato idea: «Ma no, tanto non importa a nessuno di me».

E a questo punto non possiamo non fermarci e chiederci se una persona, conosciuta da tutti come tranquilla, diventa un quasi assassino per la mancanza di quel lavoro sancito dall’Articolo 1 della nostra Costituzione, di quella certezza che uno stipendio regolare fornisce.

Questo caso, è solo l’ultimo e forse il più eclatante di altri casi che nel corso di questi giorni hanno avuto “l’onore” della prima pagina su tutti gli organi di informazione.

Pensiamo al triplice suicidio di Civitanova Marche, dove la dignità, parola troppo spesso dimenticata, ha portato tre persone ad una così tragica fine, oppure l’altro caso eclatante di pochissimi giorni fa di due amici d’infanzia (di 33 anni) separati con figli che hanno scelto la morte.

Sullo sfondo la crisi economica che sta uccidendo (sia in senso letterale che figurato) le imprese, gli imprenditori, l’economia ed il tessuto sociale come lo abbiamo conosciuto.

E in tutto questo la Politica, troppo presa a fare giochi di voti di alleanze di veti incrociati, perché i “puri” non possono incrociare i destini di un governo con i “non puri”, usando toni alti oltre l’inverosimile.

Le avvisaglie le abbiamo viste una settimana fa quando dopo l’rielezione del Presidente Napolitano una piazza mediaticamente aizata ha manifestato suscitando non pochi problemi di sicurezza.

Nel 1789 il popolo francese allo stremo dichiarò guerra al sovrano, catturandolo e decapitandolo (mai accaduto prima).

Qui se i «Politici Inetti» come li ha definiti Luigi Preiti, non iniziano a capire che il vero problema è rilanciare l’economia e farla tornare come un tempo, quel 1789 potrebbe non essere solo un ricordo ed un monito, ma una realtà.

Le avvisaglie le stiamo già vedendo e mi chiedo cosa accadrà dopo…

 

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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