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Sparatoria Palazzo Chigi - Prieti ed il cellulare non suo Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Mercoledì 01 Maggio 2013 10:58

Si infittisce sempre di più il caso della Sparatoria davanti Palazzo Chigi.

Sembra quasi una trasposizione nella realtà del romanzo di Leonardo Sciascia "Una storia semplice".

Già perché da quello che in prima analisi sembrava, appunto una storia semplice di disperazione, sta diventando sempre più un giallo dai contorni troppo sfumati per essere, appunto, troppo semplice.

Dalle analisi del RIS (Raggruppamento Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri), come riportato nell'ultimo aggiornamento sul caso, nella borsa di prieti è stata trovata una punta da trapano, compatibile con quella usata per raschiare la matricola della pistola usata per l'attentato.

 

Ma ciò che desta ancora maggiore interesse da parte degli inquirenti è il cellulare che possedeva l'attentatore.

Si sa che il Prieti non ha ne fatto ne ricevuto telefonate per rendere i suoi movimenti piuttosto anonimi, anche se il padre l'aveva cercato al telefonino ma senza riuscire a raggiungerlo.

Ma il Prieti aveva con se il cellulare con la scheda intestata ad un cittadino extracomunitario, un cingalese.

Perché avere una scheda intestata ad un'altra persona? Perché tanta accortezza?

Da questi dati, (cade anche l'ipotsi, quindi della pistola comprata a Genova anni prima, più probabilmente è stata comprata a o in Calabria a Rosarno o a Roma, e quest'ultima ipotesi sarebbe ancora più inquietante) si sta profilando che l'attentato non sono è stato meditato da parecchio tempo (come ammesso, tra l'altro, dallo stesso Prieti) ma si sta profilando anche l'ipotesi che lui era andato lì col piglio di uccidere.

Il neo Ministro degli Interni Angelino Alfano avverte: «Bisogna tenere alta la guardia per prevenire possibili tentativi di strumentalizzare il disagio e scongiurare gesti emulativi da parte di chi potrebbe essere indotto a seguire questa scia di sangue, mosso da risentimenti e rancore sociale».

Nella sua informativa alle Camere, che naturalmente si basa su quanto riferito dagli investigatori dell'Arma ai Magistrati, il ministro ripete come «al momento risulta che Preiti abbia agito senza ricevere alcun tipo di sostegno, il che rafforza l'ipotesi investigativa, subito affacciata peraltro, che si tratti di un gesto isolato», ma poi specifica che «sono in corso ulteriori accertamenti, con particolare riguardo alla provenienza dell'arma, la cui matricola risulta abrasa».

Nella richiesta di convalida del fermo, il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il sostituto Antonella Nespola evidenziano la pericolosità sociale dell'indagato e sottolineano «il concreto pericolo che reiteri la condotta criminosa avendo la capacità di utilizzare le armi senza alcuna remora e con propositi aggressivi».

Il suo atteggiamento violento è stato confermato anche dalla madre Polsina Lucà.

La donna analfabeta tanto da firmare il verbale con una croce, ha dichiarato dopo l'arresto del figlio: «Un paio di giorni addietro ricordo che Luigi era con noi in casa a guardare la televisione e in un frangente ebbe un momento di sfogo, per il lavoro che mancava e addebitava tale stato di cose al nostro attuale Governo che a suo dire non faceva nulla per dare delle certezze, intese come un futuro. Lui si lamentava e criticava parecchio i politici, accusandoli di non volersi mettere d'accordo e che se avessero continuato così, non si sarebbe mai riuscito a formare un Governo e mentre questi continuavano a perdere tempo, intanto in Italia un sacco di persone senza lavoro si stavano uccidendo».

Sempre il Ministro Alfano nella sua comunicazione alle camere aggiunge «nell'episodio di domenica non si possono né si debbono leggere i prodromi di focolai di piazza o di tensioni eversive in grado di compromettere la tenuta dell'ordine pubblico e della sicurezza, che resta comunque salda e per la quale mi sento di tranquillizzare l'opinione pubblica», ma poi il titolare del Viminale spiega come «non può non essere pienamente condiviso l'invito alla moderazione e al senso di responsabilità che da più parti si è levato in queste ore. La serenità del Paese è un bene che appartiene a tutti e che siamo chiamati tutti a difendere, nella piena coscienza che l'equilibrio sociale e civile, in tempi di crisi, ha alla fine la sensibilità di un cristallo».

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
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