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Carlo Lauberg ed Eleonora de Fonseca Pimentel
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Direttore: Giovanni Di Cecca

Vesuvio, la Zona Rossa comprende 24 comuni della Provincia e 3 quartieri di Napoli Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Sabato 12 Gennaio 2013 12:39

Che Napoli sia a rischio Vesuvio è risaputo.

Il Dipartimento della Protezione Civile ha pubblicato il nuovo scenario a rischio del Vesuvio espandendo la Zona Rossa (quella ad altissima pericolosità) fino ad inglobare tre quartieri della Zona Est come Barra, San Giovanni e Ponticelli (quartieri che vanno verso i comuni vesuviani di San Giorgio, Portici, Ercolano, ecc), e  i comuni di Nola, Palma Campania, Poggio Marino, San Gennaro Vesuviano e Scafati, e l'enclave di Pomigliano d'Arco nel comune di Sant'Anastasia. (vedi Monitopedia)

I tempi di evacuazione previsti, afferma quindi Franco Gabrielli (Capo del Dipartimento della Protezione Civile), possono arrivare «ai 3 giorni rispetto ai 7 previsti dai piani di evacuazione del 2001. Tendenzialmente il trasferimento avverrebbe esclusivamente su gomma, ma non vorrei escludere il ricorso ad altri mezzi», come per esempio quelli ferroviari e marittimi.

 

 

Riportiamo il testo della Nuova Zona Rossa pubblicato sul sito della Protezione Civile

La “zona rossa” è l’area per cui l’evacuazione preventiva è l’unica misura di salvaguardia della popolazione. A differenza di quella individuata nel Piano del 2001, la nuova zona rossa comprende oltre ad un’area esposta all’invasione di flussi piroclastici, definita “zona rossa 1”, anche un’area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di depositi piroclastici (ceneri vulcaniche e lapilli), definita “zona rossa 2”.

Studi alla base della ridefinizione della zona rossa. Il gruppo di lavoro della Commissione Nazionale, incaricata di aggiornare il Piano di emergenza per il Vesuvio ha ridefinito l’estensione dell’area esposta ai flussi piroclastici, rimarcando  l’opportunità che i limiti della nuova zona rossa venissero ampliati rispetto al Piano vigente. La Commissione Grandi Rischi-Settore Rischio vulcanico, convocata dal Dipartimento della protezione civile per esprimere un proprio parere in merito, ha confrontato l’area individuata nel documento con i più recenti studi svolti sul tema. In particolare, i risultati del gruppo di lavoro sono stati raffrontati con la linea che individua l’area a media frequenza di invasione da flussi piroclastici tracciata nella pubblicazione scientifica del 2010 di Gurioli et al. “Pyroclastic flow hazard assessment at Somma Vesuvius based on geological record”, ritenendo gli studi sostanzialmente coerenti. Per l’individuazione delle zone esposte ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici, sono stati considerati anche i risultati del Progetto SPeeD che ha combinato l’analisi delle curve di carico del deposito di ricaduta di ceneri con i dati di vulnerabilità delle coperture degli edifici.

Elenco dei comuni in zona rossa. Di conseguenza, la nuova zona rossa è stata ampliata, rispetto a quella prevista nel Piano del 2001, comprendendo i territori di 24 Comuni e tre circoscrizioni del Comune di Napoli. Oltre ai 18 indicati già in zona rossa (Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase), saranno ricomprese le circoscrizioni di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio del Comune di Napoli, i Comuni di Nola, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano e Scafati, e l’enclave di Pomigliano d’Arco nel Comune di Sant’Anastasia.

Ridefinizione dei confini della nuova zona rossa. Per la “zona rossa” la strategia operativa generale prevede l’allontanamento preventivo della popolazione prima dell’inizio dell’attività eruttiva: nella prima versione di aggiornamento del Piano nazionale di emergenza definita dal Dipartimento, i 24 comuni e le 3 circoscrizioni di Napoli saranno inclusi interamente nella “zona rossa”, assumendo come riferimento i limiti amministrativi. La scelta del Dipartimento di considerare i limiti comunali – o delle municipalità nel caso di Napoli – è legata alla necessità di integrare informazioni operative di dettaglio che devono essere fornite dal territorio. Per questo, anche in un’ottica di condivisione e collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti nella pianificazione nazionale, i singoli Comuni, d’intesa con la Regione Campania, potranno proporre per i propri territori confini della nuova “zona rossa” diversi dai limiti amministrativi – mai, però, inferiori rispetto alla delimitazione della “zona rossa 1” – se dimostreranno di essere in grado di gestire evacuazioni parziali delle proprie comunità e, per chi è in zona rossa 2, di aver rafforzato le coperture degli edifici vulnerabili esposti alla ricaduta di depositi piroclastici come ceneri vulcaniche e lapilli.

Il Dipartimento ritiene sia opportuno che i 18 comuni già individuati nel vecchio Piano mantengano i confini amministrativi come perimetro della zona rossa, vista la consapevolezza maturata negli anni da queste comunità di vivere in un’area ad elevato rischio vulcanico e lo sforzo compiuto da alcuni enti locali per adottare opportune misure di prevenzione.

La partecipazione dei comuni e degli enti territoriali all’attività di pianificazione è essenziale: il Piano nazionale di emergenza potrà diventare uno strumento realmente operativo solo quando i criteri e le strategie generali troveranno applicazione in specifici Piani locali. È infatti la conoscenza puntuale degli elementi territoriali che consentirà di realizzare piani comunali contenenti le misure di dettaglio utili alla popolazione e piani di settore per ciascuna delle strutture che sarà chiamata ad operare in una situazione di emergenza.

Pagina pubblicata l'11 gennaio 2013

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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