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Vulcani - «Il Marsili non dorme, è una minaccia» - La bocca di fuoco del Marsili è la più grande d'Europa Stampa
Scritto da Marisa Carone   
Mercoledì 15 Gennaio 2014 10:49

Un gigante buttafuoco giace addormentato nelle profondità del Tirreno, ma dicono gli esperti, il mite vulcano potrebbe risvegliarsi.

Il Marsili, il più grande Vulcano d’Europa e del Mediterraneo si estende sui fondali del mar Tirreno, tra Calabria e Sicilia, per una lunghezza di 70 chilometri e per una larghezza di oltre 30.

Al suo interno, sarebbe ospitata una camera magmatica delle dimensioni di km 4 per 2.

 

 

Nonostante gli oltre tremila metri di altezza dal fondo marino, la vetta resta ben 500 m sotto la superficie. Il vulcano, individuato nei primi anni del secolo scorso dal ricercatore italiano Luigi Marsili, è ancora attivo, come testimoniato dalle rilevazioni condotte sulla sua attività, che documentano la presenza di numerose frane lungo le pareti, le quali sarebbero foriere del suo imminente risveglio.

Una bomba ad orologeria situata a 140 chilometri di distanza dalle coste siciliane e a 150 chilometri da quelle calabresi. Il lavoro di ricerca è stato pubblicato su “Gondwana Research”, un gruppo di ricerca internazionale che comprende l'Istituto per l'ambiente marino costiero del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Iamc-Cnr) e l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma (Ingv).

Essendo nota da tempo la sua attività sismica e idrotermale una campagna di esplorazione è cominciata nel 2006, a bordo della nave oceanografica “Universitatis”, con l’obiettivo di fare chiarezza scientifica sulla natura di questo vulcano sottomarino, e sulla sua potenziale pericolosità.

Infatti, «L'ipotesi più accreditata dagli studiosi era quella che considerava cessata, all'incirca 100 mila anni fa, l'attività eruttiva del vulcano», dice Mattia Vallefuoco, dell'Iamc-Cnr.

«Nel corso della missione, finalizzata ad acquisire nuovi dati sui prodotti emessi dal Marsili e sulla loro età, - ha spiegato Guido Ventura, ricercatore Ingv, - è stata prelevata a una profondità di 839 metri una colonna di sedimento che ha evidenziato due livelli di ceneri vulcaniche dello spessore di 15 e 60 centimetri, la cui composizione chimica risulta coerente con quella delle lave del vulcano».

La “carota” è stata sottoposta alla prova del Carbonio 14, per risalire alle età dei diversi strati.

«Le due analisi eseguite sui gusci di organismi fossili contenuti nei sedimenti hanno fornito rispettivamente età di 3000 e 5000 anni, datazioni - ha concluso Ventura - che testimoniano una natura almeno parzialmente esplosiva del Marsili in tempi storici».

Riguardo ad una probabile eruzione del vulcano, il cedimento dei suoi versanti, sarebbe suscettibile da solo, di muovere milioni di metri cubi di materiale, i quali potrebbero determinare la comparsa di un maremoto di notevole portata.

In conseguenza di tali smottamenti, si originerebbero movimenti tellurici capaci di incrementare ulteriormente la già considerevole consistenza deilo tsunami, tanto da portare alla distruzione, nel volgere di pochi minuti, delle vicine coste calabresi e siciliane, e, successivamente, di quelle più lontane.

Per ora non è possibile prevedere con esattezza quando potrebbe abbattersi questa catastrofe, sii sicuro c’è solo che le aree costiere italiane a rischio tsunami, ancora non sono tutelate da interventi strutturali preventivi, né da attive misure di monitoraggio, e protezione civile.

A questo punto sono necessarie nuove ricerche per implementare un sistema di monitoraggio.

Non è da escludere che il Marsili venga inserito nella lista dei vulcani italiani attivi come Vesuvio, Campi Flegrei, Stromboli, Etna, Vulcano e Lipari.

 

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