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Marò - «Il caso contro i Marò è stato montato in modo scandaloso per motivi politici, è una macchinazione» dice Pushp Sharma del quotidiano Italian Insider Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Domenica 08 Giugno 2014 15:48

In tempi andati (ma non troppo) questa affermazione sarebbe bastata ad una dichiarazione di guerra.

Un giornalista indiano Pushp Sharma del quotidiano in lingua inglese online Italian Insider, è andato ad intervistare i giudici indiani «Il caso contro i marò è stato montato in modo scandaloso per motivi politici, è una macchinazione»

«Nelle interviste che ho fatto i giudici esprimono dubbi e riserve sulle prese di posizione della corte suprema, parlano di decisioni contradditorie e di interferenze».


«Anch'io non sono riuscito a capire le motivazioni che stanno dietro i giudizi della corte suprema», afferma il giudice P S Gopinath dell'Alta corte del Kerala che si è occupato del caso dei Marò.

L'inchiesta di Sharma inizia a fare luce sulla quella zona grigia della giurisprudenza indiana in cui si colloca il caso dei nostri Marò: «Gli stessi giudici ammettono che è un caso unico e che servirebbero nuove leggi»

La stessa Corte Suprema indiana ha interferito sin dal primo grado di giudizio, azione che non è tenuta a fare in quella fasa iniziale

Da qui, poi, inizia il cortocircuito normativo e legislativo che ha causato pene e sofferenze ai nostri militari.

«All'estero possono pensare che il sistema giudiziario indiano non sia solido. Che non ci siano regole», dice ancora Gopinath, che ammette una certa confusione fra i giudici della Suprema corte. «E' una vergogna a livello internazionale», aggiunge.

Mohan Raj, nominato procuratore speciale per il caso dei marò afferma: «E' la suprema corte che ha creato confusione», in una delle intervista con Sharma.

Il punto più controverso per cui è scoppiata la controversia tra i due paesi è il punto in cui è avvenuta la spatatoria con il peschereccio che ha causato la morte dei due pescatori Valentine Jelastine, 45 anni, e Ajesh Binki, 25.

Secondo Roma l'incidente è avvenuto a 33 miglia nutiche dalla costa, mentre secondo gli indiani è avvenuta a 20,5 miglia nautiche dalla costa, nella cosiddetta Zona Contigua tra le acque internazionali e quelle nazionali indiane che si estende entro le 24 miglia nautiche.

«Da quello che si capisce la Suprema corte dice che non abbiamo giurisdizione oltre le 12 miglia nautiche. Questo è accettabile - afferma ancora il procuratore speciale Raj - perché è quanto prevede la legge di terra. Ora però un giudice dice che il limite è 24 miglia nautiche, un altro 200 miglia nautiche, come possiamo giustificarlo?».

Insomma «c'è una tale confusione che ricadrà sull'intero sistema giudiziario indiano», continua Raj.

«Questo è il problema - conclude il procuratore - e come uomo di legge mi sembra ridicolo».

Il quadro in cui è avvenuta la tragedia dell'Enrica Lexie è ancora avvolta nel caos, e le influenze politiche del fronte anti Sonia Ghandi del Indian National Congress.

Riportiamo di seguito il reportage di Sharma (in lingua inglese)


 

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