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New York - 11 settembre 2001 - Il NIST ha mentito? Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Giovedì 11 Settembre 2014 14:40

A distanza di 13 anni dal crollo delle Torri Gemelle di New York City stanno emergendo sempre più nuove prove secondo le quali dietro quello che viene detto ci sono delle falsità e delle bugie.

Ad alimentare il coro c'è il collega giornalista Giulietto Chiesa, che dalle colonne de Il Fatto Quotidiano, porta una serie di interrogativi.

In primo luogo la stranezza di dare un incarico investigativo al NIST (National Institute for Standards and Technologies) un ente governativo americano che si è occupata dello studio delle motivazioni per il crollo delle Torri.

 

 

In questo studio (clicca qui per scaricare il file) non si mensiona minimamente il crollo della terza torre il WTC-7 (in pochi sanno che le torri crollate sono 3, le Twins e la Torre 7 che non ha subito nessuno schock meccanico da impatto con aerei)

Le sei prove che Chiesa mensiona nel suo aricolo sono:

La prima viene dal Worcester Polytechnik Institute, e risale allo stesso 2001 attraverso le pagine del Journal of Mineral, Metals and Material Society (JOM), dove si può leggere che tre ricercatori, J.R. Barnett, R.R. Biederman, and R.D. Sisson, Jr., effettuarono in quell’anno una “Initial Microstructural Analysis of A36 Steel WTC Building 7,” (JOM , 53(12), 2001, p. 18). Dunque il Nist non trovò l’acciaio. E la Commissione Ufficiale gli credette, ma I tre scienziati, invece, trovarono i reperti e perfino li analizzarono accuratamente.

La seconda prova viene da un’agenzia del governo, una delle più importanti agenzie della sicurezza nazionale degli Usa, la Fema, Federal Emergency Management Agency. La quale, nel 2002, ammette di conoscere l’analisi dei tre professori di cui sopra. Ma la Commissione Ufficiale, invece, non se ne accorge, sebbene sia stata istituita proprio per indagare sui quei fatti e stia, in quei mesi, lavorando.

La terza prova è confermata dal Prof. Jonathan Barret (che è autore dello studio della Fema appena citato), il quale la riporta in luce sei anni dopo, in un documentario della Bbc del 2008.

La quarta prova viene ancora da quel rapporto della Fema, dove si scopre – leggendolo con più attenzione che nel passato – che c’era un’appendice (appendice D) dove si parlava estesamente di pezzi di metallo fuso estratti dalle macerie del WTC-7, accompagnando l’analisi con una foto di un pezzo di colonna di quell’edificio con travi ancora agganciate a due piani.

La quinta prova emerge nel 2005, tre anni dopo la prima menzogna, quando un altro studio del Nist (la mano destra non si ricorda quello che ha scritto la mano sinistra) fa riferimento ad “acciaio proveniente del WTC-7.” Cioè il Nist del 2005 smentisce il Nist del 2002.

Infine nel 2012 emerge la sesta prova. Un documento, pubblicato in base al Freedom of Information Act (Foia), permette di vedere diverse fotografie in cui John Gross sta esaminando frammenti di acciaio del WTC-7. Basterà notare che John Gross fu uno degli autori principali del rapporto del Nist che attribuì all’incendio le cause del collasso verticale, in caduta libera, del WTC-7.

 

Schema del Complesso del World Trade Center


Le sue conclusioni sono basate anche su i fatti che la commissione sugli attacchi terroristici sugli Stati Uniti (9-11commission.gov) ci sono delle omissioni sui fatti raccontati dal consensus911.org, un sito che sta raccogliendo tutte le prove dei cedimenti e degli attacchi subiti dagli USA quel giorno di 13 anni fa.

Come riporta la citazione nel Chi Siamo:

L’importanza dell’11 settembre 2001

L’11 settembre 2001 sembra destinato a fare da spartiacque storico nella nostra vita ed a rappresentare un test di enorme importanza per la democrazia del nostro tempo”. Le prove di una complicità governativa precedente agli eventi di quel giorno, l’incapacità di reagire durante quegli eventi, e la stupefacente mancanza di una qualunque indagine significativa in seguito, come lo stesso aver ignorato le prove esterne che rendono la versione ufficiale impossibile, possono anche rappresentare la fine dell’esperienza americana. “L’11 settembre è stato utilizzato in ogni maniera possibile per legalizzare la repressione in casa propria, e come pretesto per un comportamento di tipo imperiale all’estero. Finché non pretenderemo un’indagine onesta, completa ed indipendente che chieda conto dei fatti a tutti coloro le cui azioni o non-azioni hanno portato a quegli eventi, ed al loro insabbiamento, la nostra Repubblica e la nostra Costituzione rimarranno in grave pericolo.”

Lt. Col. Shelton F. Lankford, US Marine Corps (ret.)

Che sia stata tutta una montatura per aumentare i prezzi del greggio che in quel tempo erano, forse, eccessivamente bassi?

Un metodo per poter controllare meglio la zona mediorientale facendo saltare i Governi (cosa accaduta) un ordine di tipo Imperiale vecchio stile?

Un'azione per poter investire uomini, mezzi e tutto ciò che ruota intorno l'Economia di Guerra, venuta a mancare dopo la Pax Globale avvenuta con lo smantellamento del Muro di Berlino e la caduta dell'Unione Sovietica?

Certo domande complesse che albergano nei pensieri di Americani ed Europei da allora.

Con l'uccisione (reale o presunta) del N° 1 di Al Qaeda Osama Bin Laden, e la caduta della "Holding" Al Qaeda, ieri sera il Presidente Barack Obama (Premio Nobel per la Pace 2009) in diretta TV ha dichiarato "Li colpiremo ovunque. Li distruggeremo. Non c'è alcun paradiso sicuro per chi minaccia l'America"

Forse solo illazioni, ma... che sia solo suggestione o le parole di un Uomo Vestito di Bianco, certo è che nel centenario della I Guerra Mondiale, forse oggi siamo veramente innanzi il III Conflitto Mondiale...

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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