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MONITORE NAPOLETANO
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Napoli - Lettera con pallottola a IL MATTINO - Si indaga anche nella pista interna alle Forze dell'Ordine Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Giovedì 08 Maggio 2014 10:14

Si sta indagando a tutto campo, e si sta seguendo anche la pista interna alle Forze dell'Ordine.

Era chiaro fin da ieri, il tempo di ricopiare il testo, che la matrice avesse una provenienza interna (o attigua) dal lessico della lettera e dai contenuti e soprattutto dalla pallotta (Calibro 9, tipica delle Beretta in dotazione alle Forze dell'Ordine), ma che abbiamo preferito, a scapito del titolone in prima, aspettare poiché se fosse confermata tale ipotesi sarebbe gravissimo a prescindere.

 

 

E' un tipico lesisco che spesso si trova su alcuni forum, ed è anche chiaro sintomo di un malessere ed un disagio di chi si trova a dover gestire orde di barbari ogni maledetta domenica (come dice il titolo docufiction della RAI di qualche tempo fa).

E' un materiale complesso da gestire, e, come detto, è da capire se si tratta solo di minacce oppure è la dichiarazione di guerra, soprattutto per chi si è sentito attaccatto per la richiesta di liberazione per Antonio Speziale, colpevole (dopo tre gradi di giudizio) dell'uccisione dell'Ispettore Filippo Raciti durante il derby della vera vergogna in Serie A Catania - Palermo.

I fatti del 2 febbraio 2007

Nel Derby impazzito tra Catania e Palermo allo Stadio Massimino di Catania, il derby tra le due squadre siciliane viene bloccato per 1 ora a causa dei violenti scontri tra Ultras e Forse dell'Ordine.

Si sparano lacrimogeni.

Alla fine la partita riprende, in un clima surreale (ennesimo caso in cui non si stronca sul nascere, bloccando la partita e radiando le due squadre che hanno iniziato la guerriglia).

Dentro e fuori sembra che vi sia stata una guerra che conta anche la sua vittima: Filippo Raciti ispettore di Polizia, oltre i feriti tra Polizia e tifosi (o pseudotali).

Antonio Speziale, che all'epoca dei fatti era minorenne, viene accusato di essere l'autore dell'Omicidio Preterinensionale, in quanto incastrato mentre getta un lavandino.

Raciti muore per il colpo ricevuto da un'arma contundente.

Non riesce a capire, poichè le versioni in materia sono piuttosto cotnraddittorie, si parla in prima istanza di bomba carta, e poi passa la versione che è stato colpito da un lavandino.

Ma di fatto, come mostrato nel processo, l'arma non è stata mai trovata.

Intanto il campionato è sospeso, Raciti è giustamente insignito degli onori del caso e in parlamento proprio nel nome dei fatti di Catania si vara il Decreto Amato del 2007 (nuove norme per il daspo, esteso anche ai minori, biglietti nominativi, tornelli).

Speziale è condannato a 14 anni.

Il 9 febbraio 2010 il Tribunale dei Minori di Palermo condanna a 14 anni per omicidio preterintenzionale Speziale, minorenne all’epoca dei fatti.

Pochi giorni dopo Corte di Assise di Catania condanna a 11 anni Daniele Natale Micale, all’epoca ventitreenne. L’anno dopo la Corte d’Appello conferma la pena per Micale e riduce a 8 anni quella per Speziale, l’anno dopo ancora la Cassazione conferma le decisioni prese in Appello

Ma gli avvocati di Speziale fanno istanza di revisione del processo.

In una inchiesta di l'Espresso del 2008, si fa luce anche l'ipotesi che Filippo Raciti sia stato investito accidentalmente da un camioncino della Polizia che a marcia indietro lo ha colpito provocandone la morte (tesi supportata anche dal Simone Nastasi nel libro Il caso Speziale - Cronaca di un errore giudiziario).

Fermo restanto che lanciare un lavandino è un reato a prescindere, il Matteo (Matteo Saronni) che nel 2001 lanciò il motorino MBK dagli spalti di San Siro a Milano, se l'è cavata con 1 anno e due mesi.

Tre mesi fa la Cassazione aveva annullato – ma solo per una questione puramente formale – il rigetto dell’istanza di revisione del processo della corte d’Appello di Messina: la corte che aveva negato la revisione era ordinaria (ovvero composta da soli giudici come avviene per gli imputati maggiorenni al momento della commissione del reato, ndr) invece il collegio avrebbe dovuto essere formato da togati affiancati da esperti dell’età evolutiva.

Il legale dell’imputato, subito dopo il verdetto, aveva annunciato che avrebbe chiesto la scarcerazione sostenendo che ci fossero i presupposti perché la sentenza di condanna venisse sospesa.

In realtà i supremi giudici, il 30 aprile 2014, nelle motivazioni hanno spiegato che l’annullamento è stato deciso solo per un vizio di forma.

Verità comodo e scomode che lasciano sul campo solo vittime innocenti ed uno sport che diventa pretesto per sfogare il disagio interiore di una generazione quasi perduta.

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
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