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Isis: Controlla ormai un terzo della cittadina curda di Kobane Stampa
Scritto da ANSAMed   
Giovedì 09 Ottobre 2014 11:07

Lo Stato islamico controlla più di un terzo di Kobane/Ayn Arab, la cittadina curdo-siriana frontaliera con la Turchia assediata da settimane da miliziani jihadisti. Lo riferisce l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus). L'Ondus aggiunge che i combattimenti dentro e fuori Kobane proseguono anche stamani.
"Stiamo facendo tutto ciò possiamo" per fermare l'Isis, ma i raid aerei degli Usa e degli alleati da soli non riusciranno "a salvare" la città curda di Kobane, nel nord della Siria, assediata dai jihadisti, ha affermato  il portavoce del Pentagono, ammiraglio John Kirby.

Un'ammissione che non fa altro che confermare la verità sul terreno, dove oggi i raid arei sulle postazioni Isis nei pressi della città, assediata da tre settimane dall'Isis, hanno simbolicamente fallito il bersaglio delle bandiera nera che sventola sulla collina conquistata dai jihadisti, mentre la battaglia per la città curda siriana ormai si combatte strada per strada.

L'atteso intervento armato della Turchia a difesa della città a due passi dal suo confine non è giunto nemmeno oggi. E sono trapelati i malumori degli Usa nei confronti di Ankara. "Nonostante abbia organizzato raid aerei contro i militanti dell'Isis martedì - scrive i il New York Times, citando fonti ufficiali - l'amministrazione Obama è costernata da quelle che definisce le scuse della Turchia per non agire con maggiore intensità dal punto di vista militare". "La coalizione guidata dagli americani - sostiene per esempio una delle fonti - con il suo alternarsi a stretto giro di voli e di raid aerei, ha di fatto imposto una no-fly zone sulla Siria del nord. Quindi le richieste del presidente Erdogan in tal senso sono lungi dal convincere". "Cresce quindi la preoccupazione per una Turchia che trascina i piedi", e tarda a "prevenire un massacro a meno di un chilometro e mezzo dalla sua frontiera", spiega una fonte di alto livello ufficiale Usa, ricordando che "dopo avere inveito su una annunciata catastrofe umanitaria in Siria, La Turchia sta inventando ragioni per non intervenire ed evitare una nuova catastrofe".

Almeno 40 miliziani dell'Isis sono stati uccisi dai raid aerei della Coalizione internazionale su 20 delle loro postazioni intorno alla citta' curda di Kobane, nel nord della Siria, costringendoli ad arretrare, secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus). Ma appunto, come afferma il Pentagono, i raid aerei non bastano per salvare la città.

Continuano intanto le proteste dei curdi contro Ankara, proteste che hanno investito tutto il Paese portando  ad una ventina di morti il bilancio degli scontri con la polizia negli ultimi due giorni. La situazione resta oggi tesa nelle province curde del sudest. A Diyakibir, in particolare, è stato imposto il coprifuoco.

Intanto i profughi da Kobane giunti e registrati in Turchia sono 172 mila. ha reso noto l'Unhcr. Il presidente francese François Hollande, dopo una telefonata con il presidente turco Erdogan, si è detto favorevole alla creazione di una "zona cuscinetto tra Siria e Turchia per accogliere e proteggere gli sfollati".

Ma la proposta turca lascia freddi gli americani. Il segretario di Stato Usa, John Kerry, non ha escluso la possibilità di una 'zona cuscinetto', ma ha spiegato che a tale eventuale decisione si potrà arrivare solo dopo "un esame molto attento" della situazione. Più netto il giudizio del Pentagono, secondo cui l'idea della 'zona cuscinetto' non è nuova ma al momento non e' un'opzione sul tavolo. E intanto a Kobane si continua a combattere e a morire

 

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