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Re Abdallah di Giordania in uniforme da combattimento sfida i terroristi dell'Isis, pronto a offensiva Stampa
Scritto da ANSA   
Sabato 07 Febbraio 2015 13:50

La strategia della Giordania non è solo quella militare. Il Paese ha rimesso in libertà nelle ultime ore un leader jihadista noto per esser stato il padre spirituale del qaedista Abu Mussab Zarqawi e di aver esplicitamente accusato di miscredenza il regime saudita. Il 55enne Abu Muhammad al Maqdisi, alias Issam Taher al Barqawi, con passaporto giordano ma di origini palestinesi, potrebbe essere usato dalle autorità giordane per rivolgere ai suoi seguaci sermoni anti-Stato islamico. Parlando già ad una tv giordana, Abu Muhammad al Maqdisi ha affermato che la barbara uccisione di Kassasbe "non è accettabile da nessuna fede, da nessun essere umano".

 

 

Il leader qaedista, già autore di libelli contro la casa reale saudita alleata della Giordania, si è anche presentato come il mediatore chiave nel tentativo di scambio di prigionieri avviato da Amman con l'Isis le settimane scorse. "Quando parlavo con loro (i miliziani dello Stato islamico) mentivano e rimanevano vaghi. Non erano interessanti veramente allo scambio", ha affermato il 55enne. Sulla nascita lo scorso giugno del cosiddetto Stato islamico guidato dal leader dell'Isis, Abu Bakr al Baghdadi, Maqdisi ha detto che "lo Stato basato sulla legge islamica deve unire e non dividere i musulmani".

E' giallo sulla sorte di una donna americana in ostaggio dei terroristi islamici. L'Isis ha annunciato la morte, la cooperante Kayla Jean Mueller, in un raid aereo giordano. Lo scrive su twitter la direttrice del Site Rita Katz. I terroristi riferiscono che la donna "è rimasta uccisa quando un aereo giordano ha colpito l'edificio dove si trovava nel governatorato di Raqqa, in Siria", scrive il Site, il sito di monitoraggio del jihadismo sul web. Al momento "non ci sono prove" che la cooperante americana Kayla Jean Mueller sia rimasta uccisa in un bombardamento dei caccia giordani contro obiettivi jihadisti a Raqqa, nel nord della Siria, hanno detto fonti del Pentagono citate dalla Cnn.

I genitori di Kayla continuano a sperare che sia ancora viva. "Siamo fiduciosi che Kayla sia viva, vi imploriamo di contattarci in privato". E' l'appello rivolto ai leader dello Stato Islamico dal padre e la madre della 26enne, originaria di Prescott in Arizona. I genitori hanno fatto sapere che la giovane è stata rapita in Siria nell'agosto del 2013 e fino ad oggi il suo nome era stato tenuto segreto.

Kayla nel 2011,solidarietà a Siria,silenzio è complice, la giovane americana aderì con un video a 'sit-in' su youtube

Sono solidale con il popolo siriano, rifiuto la brutalità e gli omicidi che le autorità siriane stanno commettendo contro i siriani, perché il silenzio significa complicità con questi crimini". Sono le parole della giovane Kayla Jean Mueller, la giovane cooperante sequestrata dall'Isis e morta in Siria, in un video postato nell'ottobre del 2011 quando annunciò la sua partecipazione al 'Syrian sit-in' su youtube, firmandolo dall'Arizona.

Dopo l'esecuzione del tenente giordano Mouath al Kasasbeh, bruciato vivo dai terroristi dell'Isis, la Giordania urla vendetta. A cavalcare l'indignazione è prorpio re Abdallah II, che in una foto si mostra in uniforme da combattimento. Abdallah II ha seguito l'Accademia militare brittannica, sulle orme del padre Hussein. Ed i jet giordani preparano l'attacco all'Isis, con messaggi di morte scritti sulle bombe. Ci sarebbero già alcuni obiettivi colpiti. "Mostreremo loro l'inferno". "Da una coraggiosa pilota giordana a Baghdadi": sono alcuni dei messaggi scritti a mano dai militari di Amman sulle bombe caricate sui caccia prima di lanciare la rappresaglia contro l'Isis. "Non pensiate che Dio sia all'oscuro di quello che i malfattori stanno facendo", recita invece la scritta su un foglio mostrata da un pilota prima del decollo.

C'è anche stato un rafforzamento delle truppe giordane lungo il confine con la regione irachena di Al Anbar, dove è forte la presenza dell'Isis. L'esercito di Amman si è schierato nell'area di Ruwaished, opposta alla città di frontiera irachena di Trebil.

I jet giordani nell'attacco all'Isis e le scritte di morte sulle bombe

Da Germania 100 donne verso jihad Siria e Iraq
Circa cento donne, la maggior parte tra i 16 e i 27 anni, sono già partite dalla Germania per raggiungere gli jihadisti dello Stato islamico (Isis) e di altre organizzazioni estremistiche in Siria e Iraq. Lo scrive il settimanale Der Spiegel secondo un'anticipazione, citando fonti della sicurezza interna. Stando alle informazioni raccolte, la maggior parte di queste donne hanno seguito i propri mariti nella 'guerra santa'. Ma ci sono anche casi di radicali islamiche partite da sole. Secondo recenti informazioni del ministro degli Interni tedesco, Thomas de Maiziere, dalla Germania finora sono partiti oltre 600 islamisti per unirsi ai radicali in Medio Oriente.

La strategia della Giordania non è solo quella militare. Il Paese ha rimesso in libertà nelle ultime ore un leader jihadista noto per esser stato il padre spirituale del qaedista Abu Mussab Zarqawi e di aver esplicitamente accusato di miscredenza il regime saudita. Il 55enne Abu Muhammad al Maqdisi, alias Issam Taher al Barqawi, con passaporto giordano ma di origini palestinesi, potrebbe essere usato dalle autorità giordane per rivolgere ai suoi seguaci sermoni anti-Stato islamico. Parlando già ad una tv giordana, Abu Muhammad al Maqdisi ha affermato che la barbara uccisione di Kassasbe "non è accettabile da nessuna fede, da nessun essere umano". Il leader qaedista, già autore di libelli contro la casa reale saudita alleata della Giordania, si è anche presentato come il mediatore chiave nel tentativo di scambio di prigionieri avviato da Amman con l'Isis le settimane scorse. "Quando parlavo con loro (i miliziani dello Stato islamico) mentivano e rimanevano vaghi. Non erano interessanti veramente allo scambio", ha affermato il 55enne. Sulla nascita lo scorso giugno del cosiddetto Stato islamico guidato dal leader dell'Isis, Abu Bakr al Baghdadi, Maqdisi ha detto che "lo Stato basato sulla legge islamica deve unire e non dividere i musulmani".

 

Spopola sulla Rete la foto della regina Rania di Giordania ritratta ieri mentre abbraccia una bimba, parente del pilota militare giordano ucciso dallo Stato islamico. L'immagine della regina, con i capelli coperti da un velo bianco, simbolo di lutto, che stringe al petto la bimba, anch'essa velata, è l'icona del dolore attorno al quale si è stretto tutto il regno hascemita per il "martirio" di Kassasbe

 

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