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Caso Marò: Italia: "L'Italia è stata accusata dall'India di essere un Paese che non mantiene la parola. Questa accusa è del tutto inaccettabile. Gli impegni presi in India sul caso sono sempre stati onorati" Stampa
Scritto da Redazione   
Martedì 11 Agosto 2015 13:52

"L'Italia è stata accusata dall'India di essere un Paese che non mantiene la parola. Questa accusa è del tutto inaccettabile. Gli impegni presi in India sul caso (dei marò, ndr) sono sempre stati onorati". Così l'ambasciatore Francesco Azzarello replica alle dichiarazioni indiane di ieri nell'aula del Tribunale di Amburgo.

 

 

"L'Italia è rattristata dalla perdita delle vite di Valentine Jalestine e Ajeesh Pink e lo ha espresso in molte occasioni", anche "provvedendo alle necessità delle loro famiglie" che peraltro "auspicano che i marò tornino in Italia". "I sentimenti dell'Italia - ha proseguito - per la morte dei due pescatori non possono quindi essere messi in discussione", ma "l'India sfrutta questa situazione con l'unico scopo di creare un pregiudizio contro l'Italia davanti a questo Tribunale". Nella seconda giornata di udienza al Tribunale internazionale sul diritto del mare di Amburgo sul caso dei marò, il capo del team legale italiano, Sir Daniel Bethlehem, ha aperto la fase delle 'repliche' alle dichiarazioni indiane di ieri davanti alla corte. "L'India gioca un gioco pericoloso, ha costruito un castello di carte" contro l'Italia, allo scopo di "continuare a esercitare la propria giurisdizione sui due Marine", ha detto Bethlehem. Parlando di "diritto creativo", l'avvocato internazionale ha quindi ribadito che le dichiarazioni dell'India dimostrano che Delhi considera Massimiliano Latorre e Salvatore Girone come già condannati, mentre, "lo devo sottolineare, non sono stati nemmeno incriminati per omicidio dalla giustizia indiana" per la morte dei due pescatori uccisi al largo del Kerala il 15 febbraio 2012. E ha messo in guardia dall'ignorare il principio standard del diritto secondo cui "una persona non è colpevole fino a quando non viene giudicata da un tribunale legittimo sulla base di accuse di cui è stata informata in modo tempestivo e alle quali ha potuto rispondere". L'approccio dell'India è quindi "sbagliato e pericoloso", ha avvertito, e queste affermazioni "non dovrebbero nemmeno essere prese in considerazione" dal Tribunale

I Marò "non sono ancora stati incriminati di alcun reato" dalla giustizia indiana. Ma l'India dimostra di "disprezzare il giusto processo" ritenendoli già colpevoli, con "un atteggiamento che esemplifica al meglio l'impasse in cui oggi ci troviamo". Girone è "ostaggio" dell'India, mentre la salute di Latorre è "a rischio, se fosse costretto a tornarvi". E' quanto si legge nelle 'Richieste di misure provvisorie' avanzate dall'Italia al Tribunale di Amburgo, pubblicate sul sito dello stesso Itlos. Delhi "viola i diritti fondamentali" dei marò e dell'Italia, prosegue il documento.

India, Girone vive bene, offensivo definirlo ostaggio - "Definire Girone un ostaggio è inappropriato e offensivo", a Delhi "gode di una vita confortevole". E "la salute di Latorre potrebbe migliorare nei prossimi mesi" consentendogli di tornare a Delhi. Così l'India respinge le richieste "urgenti" dell'Italia di liberare i marò nelle 'Osservazioni scritte' all'Itlos pubblicate oggi.

Sul caso Marò, il comportamento dell'Italia è "in malafede", per "non aver mantenuto promesse solenni" in passato. Lo si legge nelle 'Osservazioni scritte' dell'India depositate al Tribunale di Amburgo e pubblicate oggi. Il testo si riferisce al permesso concesso dalla giustizia indiana ai marò di rientrare in Italia per le elezioni del 2013. Il governo italiano annunciò poi che non sarebbero tornati in India, ma dopo le proteste indiane i due Fucilieri vi tornarono nei tempi previsti dagli accordi.

Italia chiede rientro Girone e permanenza Latorre - L'Italia sostiene "con fondamento giuridico che la giurisdizione è nostra, chiediamo il rientro di Girone, cui va il nostro pensiero, e la permanenza di Latorre in Italia affinché possa completare la fase di recupero". Lo ribadisce l'ambasciatore Francesco Azzarello, a margine dell'udienza al Tribunale di Amburgo.

Durissima la battaglia legale tra l'Italia e l'India sul caso dei Marò che oggi approda al Tribunale internazionale sul diritto del mare di Amburgo. L'India è si dimostrata "aggressiva", ma noi "siamo estremamente determinati a far valere le nostre ragioni", ha detto in un'intervista l'ambasciatore d'Italia all'Aja, Francesco Azzarello, che guida la delegazione italiana davanti alla corte, alla vigilia della prima udienza sulle richieste di Roma di "misure cautelari urgenti" a tutela dei due Fucilieri di Marina, da oltre tre anni trattenuti dalla giustizia indiana con l'accusa di aver ucciso due pescatori indiani mentre erano in missione anti-pirateria.
"L'Italia e l'India sono paesi tradizionalmente amici", ha sottolineato l'ambasciatore. "Ma l'incidente del 15 febbraio 2012 ha purtroppo provocato una controversia giuridica complessa, difficile ed estremamente delicata". Già "nelle osservazioni (scritte, ndr) sottoposte al tribunale giovedì scorso, la delegazione indiana ha manifestato particolare aggressività", ha spiegato Azzarello, auspicando tuttavia che "il confronto giuridico si mantenga nei binari della correttezza e della verità".
Prima di arrivare al ricorso alla giustizia internazionale, "l'Italia ha tentato in tutti i modi, attivando canali informali e formali, in più direzioni, di trovare una soluzione concordata con l'India. La mancata intesa ha costretto il governo ad attivare a fine giugno scorso una procedura arbitrale internazionale", ha aggiunto l'ambasciatore ripercorrendo le ultime tappe della vicenda. "Poche settimane dopo ci siamo rivolti all'Itlos, chiedendo con procedura di urgenza, in attesa che l'arbitrato si concluda, che i diritti dell'Italia non vengano pregiudicati da esercizi giurisdizionali indiani, nonché il rientro di Salvatore Girone e la permanenza di Massimiliano Latorre in Italia".
La posizione italiana alla base delle richieste all'Itlos, che domani e martedì Azzarello illustrerà in aula, è che "il governo ha sempre, sin dal momento dell'incidente, rivendicato l'esclusiva competenza giuridica italiana, trattandosi di nave battente la nostra bandiera per fatti accaduti in acque internazionali". Per quanto riguarda i due Marò, inoltre, il governo ha sempre sostenuto che, poiché essi svolgevano funzioni ufficiali, devono godere della relativa immunità".
Dal canto suo l'India si oppone, rivendicando che "la territorialità del reato commesso" (a 20,5 miglia della costa in "acque contigue") e contestando lo stesso ricorso dell'Italia alla procedura arbitrale internazionale.
La decisione del Tribunale non arriverà prima di due-tre settimane, ma intanto ci si aspetta una dura battaglia in punta di diritto. "L'Italia ha un collegio di difesa di grandissima levatura ed esperienza", ha sottolineato ancora Azzarello, che in aula cederà la parola al capo del team legale, l'avvocato britannico di origini italiane Daniel Bethlehem, ex capo del servizio giuridico del Foreign Office. "Gli avvocati fra i quali diversi italiani - ha concluso l'ambasciatore che in queste ore ad Amburgo ha lavorato con i legali alle ultime limature della strategia - hanno fatto un lavoro preparatorio encomiabile".

 

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