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Dario Fo - Napoli, la città nobilissima che ho sempre amato Stampa
Scritto da Dario Fo   
Giovedì 13 Ottobre 2016 12:53

Quesrto articolo fu scritto da Dario Fo per la nascita del Napoli Teatro Festival Italia nel 2009 e pubblicato dai colleghi de IL MATTINO

La nascita, anzi, la conferma di un Festival della scena come quello napoletano è una buona notizia. Perché attira personaggi rappresentativi del teatro, da tutto il mondo; perché crea teatro producendo spettacoli; e anche perché permette a compagnie, attori e registi giovani di proporsi su una pedana importante; consente loro di crescere e affinare intelligenze e culture sottraendole al regno dell'oscurità.


Sono questi i motivi per cui farò di tutto per essere anch'io a Napoli, la città nobilissima che ho sempre amato. Mi invitano alla seconda edizione del Napoli Teatro Festival Italia come autore di un testo che questa volta altri - l'attore e regista Giulio Cavalli - porta in scena.

«L'apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe» è un testo sull'ecologia, una critica feroce e ironica che ho scritto sullo sciagurato rapporto tra l'uomo e il suo ambiente. Il surriscaldamento del pianeta, i ghiacciai dei poli che si sciolgono e se ne vanno in giro vagabondando negli oceani, città come Venezia, Genova - e Napoli - che rischiano di scomparire perché il livello delle acque cresce: sono problemi che purtroppo sui giornali trovano ancora poco spazio; e non parliamo della tv, dove le cose più intelligenti e interessanti ormai sono relegate soltanto a tarda ora. Io, invece, porto tutto questo a teatro, il regno del presente.

«L'apocalisse rimandata» l'ho recitato da solo e insieme con Franca Rame, e ora sono curioso di vedere come Cavalli lo ha trasposto sulla scena del Napoli Teatro Festival Italia.

E parlo di questo mio spettacolo non per ragioni egoistiche, ma perché il teatro deve occuparsi dei tempi che viviamo e non del passato.

A ogni stagione che Dio ci manda in terra non si contano i ripescaggi di questo e di quello, testi, linguaggi, argomenti già nei programmi degli anni passati, che si ripetono stancamente o con piccole varianti. Nel mondo del teatro c'è come un lasciarsi andare cronico a rifare cose vecchie dentro le cui sicurezze adagiarsi sonnacchiosi e pacificati. No. Il teatro è il presente; il teatro deve parlare dei suoi tempi, aggredirli, scrutarli, anticiparli se è possibile. E i nostri tempi ci parlano di un grande pericolo ecologico. Certo, il teatro non deve generare panico, ma deve svegliare coscienze addormentate e far riflettere.

In questo caso la domanda è: dove andremo a finire se non corriamo ai ripari? E la risposta, tanto per giocare ancora sull'ironia, è una: a mollo!

D'altra parte, da sempre tutta la scienza e i mezzi di comunicazione esistono per evitare questi rischi. Il teatro è la forma più diretta e viva di comunicazione e, dunque, bisogna approfittarne, soprattutto perché la televisione si preoccupa non di risvegliare, ma di addormentare gli animi e le menti con i quiz, i giochini, i reality e i talent show. Il teatro, però, può fare ancora di più.

La nascita, proprio a Napoli, di questo grande festival, oggi alla sua seconda edizione, può donare un gran bene alla città, perché apre le sue porte al mondo e al mondo fa conoscere non la sua «Gomorra» e la sua «munnezza», ma la cultura, l'antica, nobilissima arte del palcoscenico in cui Napoli è maestra da secoli. Tutte le città, a Nord e a Sud, hanno un terribile bisogno di cultura. Napoli ancora di più.

Un grande appuntamento come il Teatro Festival può essere strumento prezioso per far capire a tante persone che a invadere la città possono non essere gli interessi criminali ma attori, scene, costumi, registi, tecnici, impresari, spettatori che vogliono godere il piacere unico che il teatro dà a chi lo ama. Il teatro unisce e crea ricchezza, intellettuale, etica, ed economica. È ciò che non capiscono i governi, che tagliano i fondi per la cultura, per lo studio, per le scuole, soltanto perché non producono vantaggi di potere.

Anzi, nelle annuali leggi finanziarie si stornano addirittura i soldi verso altre destinazioni. E addio cultura.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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