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Consip - Assolto Tiziano Renzi Stampa
Scritto da Redazione   
Martedì 30 Ottobre 2018 13:15

«Mi arrendo, lascio ogni incarico, vado in pensione e tra un'udienza e l'altra farò il nonno». È lo sfogo di Tiziano Renzi, in una pagina a pagamento su La Nazione intitolata "Oggi dico basta, vendo tutto", all'indomani della richiesta per la sua archiviazione nella vicenda Consip.


«Può sembrare strano che decida di arrendermi proprio oggi, scrive Tiziano Renzi, «ma c'è un perché». «Dal 2014 la mia vita è cambiata - spiega -. Ho conosciuto il dolore di chi viene accusato, sa di essere innocente, eppure è su tutte le prime pagine».

«Sto collezionando archiviazioni delle indagini contro di me e condanne in sede civile per chi mi ha diffamato. Ma serviranno ancora molti anni e purtroppo i tempi del business sono diversi dai tempi della giustizia». Conclude il padre dell'ex premier: «La mia azienda è stata accusata ingiustamente e ha perso clienti molto importanti», scrive ancora Renzi, perciò per garantire il posto di lavoro ai collaboratori ho deciso di farmi da parte e vendere la società. Me ne vado a testa alta, devo andarmene per rispetto a chi lavora con me».

 

Tanto rumore per nulla. La Procura di Roma, che ha chiuso le indagini sul caso Consip, ha chiesto l'archiviazione per Tiziano Renzi, padre dell'ex presidente del Consiglio, accusato di traffico d'influenze in uno dei filoni dell'inchiesta.

«Sono mesi che ripeto il tempo è galantuomo. Sui finti scandali, sulle vere diffamazioni, sui numeri dell'economia. Oggi lo ribadisco con ancora più forza: nessun risarcimento potrà compensare quanto persone innocenti hanno dovuto subire. Ma il tempo è galantuomo, oggi più che mai». Lo scrive Matteo Renzi sui suoi profili social a proposito della richiesta di archiviazione.

Rischiano di finire a processo l'ex ministro dello Sport Luca Lotti (favoreggiamento), l'ex comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette (rivelazione del segreto d'ufficio) e il generale dell'Arma Emanuele Saltalamacchia (favoreggiamento), l'imprenditore Carlo Russo (millantato credito), Filippo Vannoni (favoreggiamento). Per rivelazione del segreto e falso, l'ex maggiore del Noe, Gian Paolo Scafarto. Per quest'ultimo c'è anche l'accusa di depistaggio assieme all'ex colonnello dell'Arma, Alessandro Sessa.


L'ex capitano del Noe, Gian Paolo Scafarto, attualmente maggiore dei carabinieri e assessore alla Sicurezza e alla legalità del Comune di Castellammare di Stabia, è accusato di tre episodi di falso, due di rivelazione di segreto d'ufficio e uno di depistaggio, in concorso con l'ex colonnello Alessandro Sessa. 

In particolare, secondo i pm, avrebbe rivelato al Fatto Quotidiano «il contenuto delle dichiarazioni rese, quali persone informate dei fatti, da Luigi Marroni e Luigi Ferrara» nell'ambito dell'inchiesta che all'epoca veniva condotta dai magistrati napoletani e l'iscrizione nel registro degli indagati del generale Del Sette, «notizia poi pubblicata il 22 dicembre del 2016».

L'ufficiale dell'Arma, almeno fino al marzo dell'anno scorso, avrebbe veicolato a militare passato dal Noe all'Aise «atti coperti del segreto investigativo tra cui intercettazioni, pedinamenti e l'informativa del febbraio del 2017». Tra gli episodi di falso contestati, c'è anche quello in merito all'informativa poi consegnata ai pm di Roma, del 9 gennaio del 2017, in cui attribuisce ad Alfredo Romeo e non a Italo Bocchino, che effettivamente la pronunciò, la frase «... Renzi, l'ultima vota che l'ho incontrato». 

Per quanto riguarda l'accusa di depistaggio, Scafarto, che il 10 maggio 2017 aveva subito il sequestro del proprio cellulare da parte dei pm, «su richiesta e istigazione di Sessa e al fine di non rendere possibile ricostruire le chat whatsapp, provvedeva a disinstallare sul cellulare di Sessa l'applicazione».

 

«Una notizia personale». Esordisce così Matteo Renzi nel post su Facebook in cui comunca la vittoria di suo padre, Tiziano, nella causa contro il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio. L'ex premier annuncia «la condanna del direttore Travaglio, di una sua giornalista e della società editoriale per una cifra di 95.000 euro».

«Niente potrà ripagare l'enorme mole di fango buttata addosso alla mia famiglia, a mio padre, alla sua salute. Una campagna di odio senza precedenti. Ma qualcuno inizia a pagare almeno i danni», conclude Renzi.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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