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MONITORE NAPOLETANO
Fondato nel 1799 da
Carlo Lauberg ed Eleonora de Fonseca Pimentel
Anno CCXXIII

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Decriptato il manoscritto Voynic, è scritto in una lingua estitna Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Giovedì 16 Maggio 2019 10:32

C'è un libro che da oltre un secolo è stato oggetto di analisi da parte di tutti i criptologi del mondo, compreso l'NSA americana che lo considerava un manoscritto di propaganda sovietica e, addirittura dal padre dell'informatica Alan Turing, che durante la II Guerra Mondiale aveva decriptato il Codice di AEnigma con il suo primo computer chiamato Bomba.

 

 

Il manoscritto Voynich deve il suo nome a Wilfrid Voynich, un mercante di libri rari di origini polacche, naturalizzato inglese, che lo acquistò dal collegio gesuita di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati, nel 1912.

Il contatto tra Voynich e i gesuiti fu padre Giuseppe Strickland (Joseph Strickland 1864-1915), religioso gesuita.

Il suo Ordine aveva bisogno di fondi per restaurare la villa e vendette a Voynich trenta volumi della biblioteca, che era formata anche da una raccolta di volumi del Collegio Romano, trasportati al collegio di Mondragone insieme alla biblioteca generale dei Gesuiti per salvarli dagli espropri del nuovo Regno d'Italia.

Tra questi libri vi era anche quello misterioso, di cui non si conosce l'origine.

Voynich rinvenne, all'interno del libro, una lettera di Johannes Marcus Marci (1595-1667), rettore dell'Università di Praga e medico reale di Rodolfo II di Boemia, con la quale egli inviava questo libro a Roma presso l'amico poligrafo Athanasius Kircher perché lo decifrasse.

Voynich stesso affermò che lo scritto conteneva minuscole annotazioni in greco antico e datò il volume come originario del XIII secolo.

Nella lettera, recante l'intestazione «Praga, 19 agosto 1665» (o 1666), Marci affermava di aver ereditato il manoscritto medievale da un suo amico (che in seguito le ricerche riveleranno essere un non meglio noto alchimista di nome Georg Baresch), e che il suo precedente proprietario, l'imperatore Rodolfo II, l'aveva acquistato per 600 ducati (una cifra molto elevata), credendolo opera di Ruggero Bacone.

Per molti secoli si è creduto che il Manoscritto fosse uno scherzo molto complesso di Ruggero Bacone e che, fosse una serie di segni che altro non dicessero che bla bla bla...

Nel corso del tempo, come detto, sono stati in molti a cercare di tradurlo, ma senza particolari risultati, eccetto che negli ultimi tempi, dove il ricercatore Gerard Cheshire, dell'università britannica di Bristol nella sua pubblicazione su Romance Studies (clicca qui per leggere l'articolo completo in inglese), sembra aver trovato un metodo affidabile.

Secondo la sua ricerca, il libro  è un compendio di rimedi erboristici, bagni terapeutici e letture astrologiche riguardanti questioni di cuore, di mente e di riproduzione, secondo le credenze del periodo intorno alla metà del 1400, scritto in una lingua romanza molto antica ed estinta, ed è una sorta di enciclopedia illustrata realizzata da monache domenicane per Maria di Castiglia, regina di Aragona.

Questa lingua era usata come lingua parlata in modo comune e non come lingua scritta ed è alla base di molti moderni linguaggi come Italiano, Francese, Spagnolo, ed essendo anche estinta è stato molto più difficile risalire alla sua forma originale.

Dall'articolo di Cheshire emerge: "La regina Maria e il re Alfonso furono educati e istruiti in Castiglia, in Spagna, e avrebbero avuto familiarità con le lingue e i sistemi di scrittura separati della loro terra, di Ischia e di Napoli, che erano tutti linguisticamente correlati, ma anche molto diversi. Erano anche esperti in latino, poiché era la lingua scritta della famiglia reale in tutta Europa. Come monarchi della Corona d'Aragona, il loro regno si estendeva dalla penisola iberica e dalla Francia più meridionale ad ovest, alla penisola italiana ad est, con molte isole intermedie, tra cui le Baleari, la Corsica, la Sardegna, i flegrei, le Eolie e Sicilia.
Il loro regno avrebbe quindi abbracciato numerose varianti della lingua neolatina a causa dei molti popoli sotto il loro dominio e con diversi livelli di flusso linguistico tra le popolazioni. In verità, il proto-Romance sarebbe sempre stato uno spettro di varianti linguistiche in tutto il Mediterraneo, sempre in evoluzione e in evoluzione a velocità diverse, a seconda dei contesti geografici. Con il XV secolo, alcune varianti si erano evolute dinamicamente mentre altre erano rimaste in relativa stasi evolutiva, motivo per cui vediamo la differenza tra le lingue di Ischia e Napoli. Anche se distanti solo poche miglia fisicamente, la loro distanza linguistica era stata segnata dalla differenza dei loro livelli di contatto e interazione con il mondo esterno: Ischia aveva solo un traffico limitato mentre Napoli era il centro di attività per i commercianti, gli schiavisti, viaggiatori, invasori e migranti economici.
"

Sembra incredibile, ma dall'articolo emerge ancora quello che abbiamo chiamato il Napoli Caput Mundi.

La strttura grammaticale: "L'alfabeto del manoscritto MS408 va dalla A alla Z, proprio come fa il nostro alfabeto italico moderno, ma alcuni dei simboli non sono familiari, sia perché hanno origini grafiche diverse sia perché sono varianti lineari per indicare usi particolari e accenti fonetici. Inoltre, alcuni dei simboli delle lettere moderne e familiari sono assenti dall'alfabeto manoscritto, sia perché erano silenziosi nel discorso o perché la loro pronuncia si era sovrapposta ad altri simboli delle lettere che sono usati al loro posto. Inoltre, ci sono vari simboli di lettere combinate - dittonghi, trittonghi e così via - usati per rappresentare specifici suoni fonetici o per abbreviare componenti fonetici usati frequentemente. Inoltre, ci sono casi in cui le frasi latine sono usate e abbreviate con lettere iniziali, perché erano familiari al lettore contemporaneo. Per inciso, era anche pratica normale scrivere con singole consonanti durante il periodo medievale come vestigia di latino volgare. Le doppie consonanti ritornarono con il Rinascimento quando diventarono desiderabili sfumature linguistiche più sofisticate.
Pertanto, il sistema di scrittura del manoscritto può essere afferrato una volta comprese le regole grammaticali. Come tutti i sistemi di scrittura naturali, si è evoluto per selezione culturale ed è stato, quindi, progettato dal processo di utilizzo sociale per essere linguisticamente economico ed efficiente. Nonostante questo, ha avuto una serie di difetti che gli hanno impedito di evolversi in una forma popolare"

Sempre dall'articolo emerge una storia di come la Regina Maria di Castiglia abbia mandato una missione di soccorso nell'eruzione del 1444 vicino l'Isola di Ischia

Guardando la Figura 38 , la vignetta A illustra il vulcano in eruzione che ha provocato la missione di salvataggio e il disegno della mappa. Sorse dal fondale marino per creare una nuova isola dato il nome Vulcanello, che in seguito si unì all'isola di Vulcano dopo un'altra eruzione nel 1550. La vignetta B raffigura il vulcano di Ischia, la vignetta C mostra l'isolotto del Castello Aragonese, e la vignetta D rappresenta l'isola di Lipari. Ogni vignetta include una combinazione di immagini ingenue e un po 'stilizzate insieme a annotazioni per spiegare e aggiungere dettagli. Le altre cinque vignette descrivono ulteriori dettagli della storia.

Figura 38. Visualizzazione dell'intera mappa dispiegata con le quattro vignette che forniscono informazioni vulcaniche: A, B, C, D.

L'eruzione di Vulcanello, è visibile sia nella sezione in elevazione piana che in quella in elevazione laterale, con un livello sorprendente di dettagli e annotazioni che devono essere derivate dall'osservazione diretta.

Inoltre, vi è lo schema di un inclinometro nautico sull'acqua, nell'angolo in basso a sinistra, completo di testo per avvertire i naviganti dei pericoli della navigazione. L'eruzione di Vulcanello che ha dato origine a una nuova isola e che successivamente si unì a Vulcano.

 

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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