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Governo - Crisi in atto? Stampa
Scritto da Redazione   
Venerdì 09 Agosto 2019 09:20

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, prende la parola in serata in conferenza-stampa. Non un «governo dei No», non un «governo da spiaggia». Giuseppe Conte lascia, ma scende in campo. E inizia a demolire pezzo su pezzo la narrazione con cui Matteo Salvini ha giustificato l'apertura della crisi.

 

 

Al termine di un lunga e difficile giornata, nel giorno del suo 55esimo compleanno, mentre sembra concludersi la sua esperienza da presidente del Consiglio, il professore si presenta in sala stampa a Palazzo Chigi.

Annuncia che si presenterà in Parlamento, perché dovranno essere le Camere (Salvini non basta) a sfiduciarlo, e svela che se il leader della Lega ha deciso di interrompere l'esperienza gialloverde è solo perché vuole «capitalizzare il suo consenso». Lo dice anche Luigi Di Maio, che dagli schermi del tg1 attacca a testa bassa: «Salvini mette i sondaggi davanti al Paese», accusa. E poi colpisce dove fa più male: «Con le elezioni di ottobre ci sarà un governo che si insedierà a dicembre» e probabilmente «farà aumentare l'Iva», dice il leader M5s che assicura: «Noi siamo pronti al voto».

Ancor più duro di Di Maio, è Conte.

Il premier annuncia già in mattinata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che se crisi deve essere, sarà in Parlamento. Lo ribadisce nel pomeriggio a Salvini, in un colloquio assai teso. Poi a tarda sera si presenta in sala stampa, abito blu e pochette, con un foglietto su cui ha scritto le parole che lo candidano a essere uno sfidante di Salvini nella stagione politica che si apre.

«Ieri e questo pomeriggio è venuto a parlarmi Salvini il quale mi ha anticipato l'intenzione di interrompere questa esperienza di governo e di andare a votare per capitalizzare il consenso di cui la Lega gode attualmente», esordisce. «Ho già chiarito a Salvini che farò in modo che questa crisi sia la più trasparente della storia della vita repubblicana», aggiunge.

E mentre il leader leghista, da un comizio a Pescara, invita i parlamentari ad «alzare il culo al più presto» e interrompere le vacanze per votare la (s)fiducia all'esecutivo, il presidente del Consiglio si erge a difensore delle Camere, che «non sono un molesto orpello».

Assicura «trasparenza e cambiamento fino all'ultimo giorno». E al ministro dell'Interno dice che «non spetta a lui decidere i tempi della crisi». La sfida a Salvini è presentarsi, da senatore, in Aula, a «spiegare»: lì si farà «chiarezza» delle «responsabilità» perché non ci si potrà «nascondere dietro slogan mediatici».

È durissimo con il premier con il suo ex vice, quando dice che non permetterà più che il suo governo sia descritto come quello dei «no»: «Abbiamo sempre parlato poco e lavorato molto, non in spiaggia», aggiunge con riferimento alle immagini del Papeete beach.

E assicura che non permetterà di «sminuire la dedizione, la passione con cui gli altri ministri, tutti i viceministri, tutti i sottosegretari hanno affrontato l'impegno di governo».

Tutti. Tranne Matteo Salvini.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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