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Roma - Svolta nelle indagini sul Carabiniere ucciso - Sono due Americani Stampa
Scritto da Redazione   
Sabato 27 Luglio 2019 18:00

Svolta nelle indagini che ha visto l'aggressione ed uccsione di un Carabiniere, Mario Cerciello Rega, di Somma Vesuviana, sposato da soli 43 giorni e di istanza a Roma da un decennio.

 

L'identikit fornito ieri, sembrava dare l'idea di un nordafricano, ma poi, la svolta: si tratta di due ragazzi, turisti americani della west coast, Elder Finnegan Lee di 19 anni e Christian Gabriel Natale Hjorth di 18 anni, in vacanza a Roma.

Da quanto si apprende, i due sono stati fermati di indiziato di delitto per tentata estorsione e omicidio aggravato in concorso di un Carabiniere.

Le indagini sono ancora in corso e il gip di Roma, Chiara Gallo, in relazione alla richiesta di convalida del fermo di Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Hjort si è riservato di decidere.


La dinamica

I due giovani erano in cerca di droga a Trastevere ma la sostanza acquistata era semplice aspirina: dopo essersi resi conto di essere stati ingannati hanno rubato la borsa del pusher che conteneva il suo cellulare. L'uomo ha quindi contattato i due chiamando il suo numero di telefono per avere indietro la borsa. Il pusher avrebbe poi chiamato il 112 per comunicare che era stato scippato e che si era accordato con i due americani per la restituzione della borsa. A questo punto, all'orario stabilito, i due carabinieri in borghese si sono recati in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati, una zona centrale piena di studi di avvocati e famiglie borghesi. Lì hanno incontrato i due ragazzi con i quali è scoppiata una violenta colluttazione durante la quale il vicebrigadiere è stato colpito con otto coltellate.

"Quando ho sentito Mario urlare ho lasciato quell'uomo e ho provato a salvarlo, perdeva molto sangue". E' quanto avrebbe raccontato il collega del vicebrigadiere.

"Non pensavo fosse un carabiniere, avevo paura di essere nuovamente ingannato", ha dichiarato Elder Finnegan Lee, il cittadino americano che ha confessato di essere l'autore materiale dell'omicidio.

Nella stanza dell'albergo dei due ragazzi sono stati ritrovati un coltello di notevoli dimensioni, sporco di sangue, nascosto dietro a un pannello del soffitto, e i vestiti indossati durante l'aggressione. Uno dei due americani ha ammesso le proprie responsabilità affermando di essere lui l'autore materiale dell'accoltellamento.

"Sperando che l'assassino del nostro povero Carabiniere non esca più di galera, ricordo ai buonisti che negli Stati Uniti chi uccide rischia la pena di morte. Non dico di arrivare a tanto, ma al carcere a vita (lavorando ovviamente) questo sì!". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini su Facebook.


La prima ricostruzione ha ancora dei punti oscuri, anche se, alla fine, almeno il colpevole sembra essere stato trovato.

1) Il primo punto da chiarire verte proprio sul ruolo del derubato. Stando alle informazioni ufficiali non si tratta di un pusher, ma comunque di una persona che conosce quel mondo. A quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stato avvicinato dai due giovani californiani in cerca di droga a Trastevere e avrebbe indicato il pusher o comunque il luogo dove poterla acquistare. Poi quando i due ragazzi avrebbero scoperto di essere stati ingannati perché al posto della droga gli è stata venduta aspirina e, non trovando lo spacciatore, se la sarebbero presa con lui rubandogli il borsello con dentro il cellulare. Dalle immagini di alcune telecamere di videosorveglianza della zona l'uomo compare in alcuni frame: è in bici e ha uno zaino nero sulle spalle quando due ragazzi lo avvicinano. Poi, in altri, si vedono due uomini fuggire a piedi con una borsa nera in mano.

2) Dopo il furto l'uomo ha contattato il 112 denunciando di essere stato derubato. Rimane da stabilire anche quale telefono abbia utilizzato per dare l'allarme visto che il suo era nelle mani dei ladri. In ogni caso è insolito che una persona che abbia a che fare con traffici illeciti si rivolga poi ai carabinieri per denunciare di essere vittima di un furto. Versioni non confermate ipotizzerebbero che l'uomo abbia fermato una pattuglia di passaggio in zona che ha poi diramato l'allerta raccolta dai due carabinieri in borghese.

3) Un altro aspetto riguarda il perché i due americani, in possesso di un cellulare rubato, abbiano risposto alla chiamata in arrivo su quel numero e prendano un appuntamento con la vittima tentando l'estorsione.

4) Altro elemento poco chiaro è la presunta presenza di pattuglie in appoggio che non sono riuscite a intervenire in tempo quando la situazione è precipitata. Del resto né il carabiniere colpito a morte né il collega, entrambi in borghese come richiede un servizio in cui è necessaria la non riconoscibilità dei militari, hanno utilizzato l'arma di servizio per difendersi o mettere in fuga i due aggressori.

 

I "leoni" da tastiera

Anche in un così tragico momento, non manca il "leone da tastiera" di turno.

Una insegnante del novarese (a quanto pare) ha scritto, ed almeno avuto l'accortezza di ritrattare il seguente pensiero: "Uno di meno, e chiaramente con uno sguardo poco intelligente, non ne sentiremo la mancanza":

A denunciarlo sono i parlamentari della Lega Paolo Tiramani e Cristina Patelli, dopo le segnalazioni di cittadini indignati.

"Un commento vergognoso, a maggior ragione se davvero arriva da un'insegnante", dicono i parlamentari annunciando una interrogazione.

"Ho commesso un errore gravissimo, me ne sono resa conto appena ho cliccato su invia, ma ormai il danno era fatto", si giustifica poi l'insegnante.

"Ho scritto una cavolata, non c'è nulla dire - aggiunge -. Mi sono lasciata guidare dalla sensazione che spesso le forze dell'ordine non intervengono quando serve, quando una donna è maltrattata o peggio, si muovono solo quando ormai è troppo tardi. E ho scritto quell'enorme sciocchezza, senza nemmeno pensare alla vedova e a chi voleva bene al vice brigadiere, una sciocchezza che ho provato a correggere immediatamente con un altro post, ma ormai...".

"Voglio chiedere scusa a tutti - conclude l'insegnante - In particolare a chi era vicino al militare e ora è straziato dal dolore e chiedo scusa all'Arma dei carabinieri e all'Italia intera. Sono stata una stupida".

 

La Tribuna Facebook

“Si poteva evitare tutto questo? Io dico di sì. O perlomeno si deve fare di tutto perché questi eroi dimostrino il loro valore con la vita e mai con la morte. Chi conosce città come Roma sa benissimo che ci sono condizioni precarie di sicurezza interna, che questi giri di droga, spaccio, violenza, purtroppo, sono all'ordine del giorno in certi quartieri e anche in centro”. Lo scrive su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio.  

"Io non so di chi sia la colpa, questo non sono io a doverlo stabilire. Oggi - prosegue Di Maio - c'è un Paese che piange un suo militare, un uomo d'onore, un uomo buono, una persona perbene, che aveva dedicato la sua vita alla giustizia e alla legalità. Un uomo impegnato anche nel volontariato, che era sempre al servizio di chi ha più bisogno. Ma si è ritrovato a combattere da solo e non ce l'ha fatta".  "Mario non se ne doveva andare. E oggi lo Stato deve farsi un grande esame di coscienza", aggiunge.

"I nostri uomini e donne in divisa faticano ogni giorno, si prendono minacce, insulti di ogni tipo, persino sputi e attacchi fisici e se reagiscono, se solo provano a difendersi, c'è pure qualcuno poi pronto a puntare il dito, qualcuno pronto a giudicarli. Così non puo' essere!", afferma il leader M5S. "Mi stringo attorno al dolore di sua moglie e di tutta la sua famiglia. Vorrei dire grazie a Mario, per il suo servizio, per il suo sacrificio, e grazie a tutte le persone che, come lui, ogni giorno, vivono silenziosamente al servizio del bene collettivo. Il nostro compito è quello di onorarli", conclude.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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