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Beirut - 2 Esplosioni al Porto - Come la Bomba atomica di Hiroshima - Esplose 2000 tonnellate di Nitrato di Ammonio - Video Stampa
Scritto da Redazione   
Martedì 04 Agosto 2020 20:49

Due forti esplosioni a Beirut, nella zona del porto hanno causato, secondo un primo bilancio preliminare del ministero della Salute, almeno 50 morti e 2.750 feriti. Colpiti in maniera non grave anche due militari italiani del contingente presente in Libano. Si cercano persone intrappolate sotto le macerie di un edificio di tre piani crollato. Il governatore della città: 'Sembra Hiroshima'.

Secondo fonti della sicurezza le esplosioni potrebbero essere legate a 'materiali esplosivi confiscati'.

 

Video - l'Esplosione dall'alto


 

"Beirut è una città distrutta", e le esplosioni di oggi sembravano "Hiroshima": lo ha detto ad una emittente libanese, trattenendo a stento le lacrime, il governatore di Beirut, Marwan Aboud, definendo quanto accaduto "un disastro nazionale senza precedenti". Aboud si è recato sul luogo dell'esplosione, al porto di Beirut, rivelando che tra i dispersi vi sarebbero numerosi vigili del fuoco accorsi sul posto per spegnere l'incendio conseguente alla prima esplosione.

 

Video - L'esplosione al Porto di Beirut

 

I responsabili della "catastrofe" di Beirut dovranno darne conto": lo ha detto il primo ministro libanese Hassan Diab. "Quello che è successo oggi non passerà senza conseguenze - ha detto in un messaggio televisivo -. I responsabili di questa catastrofe ne pagheranno il prezzo".

Secondo i corrispondenti di AFP sul posto, molte persone rimaste ferite a piedi si sono dirette verso gli ospedali della città. Nel distretto di Achrafieh, i feriti si dirigono al nosocomio Hôtel Dieu. Davanti al centro medico di Clémenceau, decine di feriti, compresi i bambini, a volte coperti di sangue, aspettano di essere curati. Quasi tutte le vetrine dei quartieri di Hamra, Badaro e Hazmieh, nella parte orientale di Beirut, sono state distrutte, così come le finestre delle auto che sono state abbandonate per le strade con gli airbag gonfiati

Secondo quanto apprende l'ANSA da fonti qualificate, due militari italiani sono rimasti feriti in modo non grave in seguito alle esplosioni avvenute a Beirut, mentre altri sono sotto osservazione perché in stato di choc. I militari fanno parte di un'unità del contingente italiano in Libano.

Le esplosioni di Beirut hanno fatto crollare anche un edificio di tre piani e si cercano persone intrappolate sotto le macerie. Lo ha riferito, citando fonti mediche locali, presidente dell'Associazione dei medici stranieri in Italia (Amsi), Fouad Aoudi, in contatto con i colleghi locali. I feriti ospedalizzati sarebbero circa 75, alcuni travolti mentre passavano in strada. Tutti gli operatori sanitari sono stati chiamati - ha aggiunto - a rendersi disponibili per i soccorsi. La stessa Amsi sta collaborando con le autorità sanitarie locali per l'invio di sangue.

 

 

Come Hiroshima
«Beirut è una città distrutta», e le esplosioni di oggi sembravano «Hiroshima»: lo ha detto ad una emittente libanese, trattenendo a stento le lacrime, il governatore di Beirut, Marwan Aboud, definendo quanto accaduto «un disastro nazionale senza precedenti». Aboud si è recato sul luogo dell'esplosione, al porto di Beirut, rivelando che tra i dispersi vi sarebbero numerosi vigili del fuoco accorsi sul posto per spegnere l'incendio conseguente alla prima esplosione.

Al Mayadeen, una televisione locale libanese, ha riferito che nelle esplosioni a Beirut sono rimaste ferite «centinaia» di persone . Da parte sua, Hamad Hasan, ministro della Sanità libanese, ha parlato di «un numero molto alto di feriti», come riportato dalla Bbc . Il ministro ha anche ribadito che i danni provocati dalle deflagrazioni sono ingenti

 

Gli italiani

A quanto si apprende, quasi tutti i militari italiani coinvolti, feriti e non, nelle esplosioni appartengono all'unità Joint Multimodal Operations Unit (Jmou di Beirut, inquadrata nel Comando Contingente Italiano (IT-NCC) di Naqoura, con il principale scopo di favorire la cooperazione internazionale e l'integrazione sociale tra i militari italiani e la popolazione libanese. Il percorso, focalizzato sull'apprendimento delle principali nozioni della lingua italiana, ha visto, tra l'altro, la partecipazione di alcune donne, per lo più vedove di militari libanesi, spiega il sito della Difesa.

Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha voluto subito essere informato sulle condizioni del militare italiano ferito in Libano ed esprimere la vicinanza di tutto il governo, ricevendo rassicurazioni sullo stato del militare che è stato lievemente ferito al braccio durante l'esplosione. Come fa sapere il ministero della Difesa, «lo stabile dove si trovavano i dodici militari Italiani infatti, anche se non si trovava nelle immediate vicinanze, è stato danneggiato dall'onda d'urto. È in corso il trasferimento dei dodici militari che si trovavano a Beirut alla base di Shama. Tutti hanno avvisato di persona le loro famiglie rassicurandole sulle proprie condizioni».

 

Israele
Israele non c'entra per nulla nelle forti esplosioni di questa sera Beirut. Lo hanno detto fonti israeliane, citate dal sito Times of Israel. ​La potente esplosione che ha sconvolto Beirut «è stato un incidente provocato da un incendio. Suggerisco di andare cauti con le speculazioni. Non vedo ragioni per non credere alle notizie che giungono da Beirut». Lo ha detto il ministro degli Esteri israeliano, Gabi Ashkenazi, ai microfoni dell'emittente israeliana Channel 12.

 

L'ipotesi complotto alla vigilia del verdetto sull'assasino ex premier

Beirut, l'enorme doppia esplosione che ha scosso la capitale del Libano avviene ad appena tre giorni dal verdetto del tribunale speciale incaricato dall'Onu di condurre le indagini sul micidiale attentato in cui quindici anni fa, sul lungomare di Beirut, venne assassinato l'ex premier Rafik Hariri, e 21 altre persone. Sotto processo, in contumacia, ci sono quattro membri di Hezbollah, il potente movimento sciita filo-iraniano alleato di Damasco, e il 7 agosto la Corte, con sede all'Aja, annuncerà se sono innocenti o colpevoli. Si tratta di un verdetto, a lungo atteso, ma anche temuto perché potenzialmente potrebbe scuotere di nuovo alle fondamenta il Libano, già alle prese con la peggiore crisi economica degli ultimi decenni, che ha lasciato quasi la metà della popolazione in povertà, aggravata inoltre dall«epidemia di Covid-19.

L'assassinio di Hariri, il 14 febbraio 2005, noto come l'attentato di San Valentino, fu realizzato con una enorme carica di 3.000 chilogrammi di esplosivo caricata su un camion-bomba. L'attentato innescò da subito violente e ripetute proteste di massa a Beirut e in tutto il resto del Paese. E anche una forte ondata di pressioni internazionali che costrinsero infine la Siria a porre fine, dopo 29 anni, alla sua presenza militare nel Paese, dopo che l'indagine delle Nazioni Unite la collegò con l'attentato.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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