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MONITORE NAPOLETANO
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Anno CCXXII

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Francesco Totti si ritira da giocatore Stampa
Scritto da Redazione   
Lunedì 29 Maggio 2017 10:23

L'ultimo giro di campo più emozionante del mondo. A Roma questa sera è successo qualcosa di speciale perché si può anche vincere poco o niente, ma nella vita certi amori non possono finire mai.

E così sarà per Francesco Totti e la Roma giallorossa (che vogliamo ricordare con questa foto che è rimasta negli annali), di cui è stato un simbolo per un quarto di secolo che fa sentire tutti più vecchi: all'improvviso, per l'addio di un fuoriclasse, ci si accorge di quanti anni siano passati.

"Il tempo ha deciso", dice lui emozionato e con un microfono in mano rivolgendosi a 60mila persone che piangono, e proprio questo è il punto: sulla classe e la passione per il calcio di questo idolo eterno del popolo romanista ha vinto ciò a cui nessuno può sfuggire, al di là delle scelte tecniche di Spalletti e quelle societarie di Pallotta, entrambi sonoramente fischiati dal pubblico.

La Roma ha battuto il Genoa per 3-2 con un gol al 90' di Perotti, e questa prodezza dell'ex di turno ha tolto tutti dall'imbarazzo, altrimenti che festa sarebbe stata senza la Roma direttamente in Champions? A far correre i brividi lungo la schiena ai romanisti c'era stato anche il gol iniziale di Pellegri, un sedicenne-prodigio che aveva appena tre mesi ai tempi dell'ultimo scudetto romanista, nel 2001, e poi quello di Lazovic pochi minuti dopo il 2-1 di De Rossi che quasi aveva fatto venire giù l'Olimpico. La vittoria restituisce alla festa la sua dimensione piu' autentica: da France Football alla sindaca Raggi, dagli amici del Mondiale Pirlo e Cannavaro a campioni come Messi, non e' solo Roma che saluta il simbolo di Roma.





E Roma, con l'Olimpico, lo ha salutato di persona in un'atmosfera di malinconia struggente. Totti, 41 anni a settembre, si è tolto idealmente la maglia della Roma (sul campo era entrato al 9' st, al posto di Salah) e sul serio la fascia da capitano, consegnandola al leader della squadra dei Pulcini perchè la vita continua e c'è un futuro. Questo è il giorno che lui voleva che non arrivasse mai, e per questo mentre fa il suo ultimo giro di campo da calciatore della Roma non ce la fa a trattenere le lacrime, mentre piangono anche quasi tutti i compagni di squadra, la moglie Ilary e i figli Cristian e Chanel che lo scortano.

Video - Francesco Totti: Draw My Life


Ad un certo punto, rimasto da solo all'altezza della tribuna Tevere, quasi non ce la fa e deve sedersi sui tabelloni pubblicitari di bordo campo dove adesso c'è scritto "Grazie Capitano": si ferma a guardare il pubblico, e mentre risuona la musica di Ennio Morricone si mette le mani sulla testa, la scuote, dimostra una tristezza evidente. E intanto, mentre lui dice ai tifosi "ho paura, e ho bisogno di voi", facendo trasparire tutto il disagio per questo addio, passano sui monitor le immagini di Sabrina Ferilli, Claudio Amendola e Carlo Verdone anche loro in preda all'emozione, tantissima gente continua a piangere sugli spalti, uomini e donne di tutte le età. Totti ha senza dubbio vinto troppo poco rispetto al suo enorme valore tecnico, ma trionfa nei cuori di tanta gente innamorata di Roma come lui, e alla fine conta questo.


Tott ei la paura dopo l'addio: 'tifosi ora aiutatemi'

Il volto rigato dalle lacrime, le gambe che tremano, un microfono in mano, nell'altra la lettera d'addio alla maglia giallorossa. Francesco Totti si congeda così dalla Roma, dopo un giro di campo infinito e quell'ultimo pallone calciato in Curva Sud con sopra scritto "mi mancherai".

"Non so se riuscirò a leggere queste poche righe" l'incipit con cui il capitano si rivolge ai 70 mila dell'Olimpico, in un silenzio surreale dopo i festeggiamenti per il successo sul Genoa e la qualificazione alla Champions League.

"È impossibile raccontare 28 anni di storia in poche frasi. Mi piacerebbe farlo con una canzone o una poesia, ma io non sono capace di scriverle e ho cercato, in questi anni, di esprimermi attraverso i miei piedi, con i quali mi viene tutto più semplice, sin da bambino. A proposito, sapete quale era il mio giocattolo preferito? Il pallone ovviamente! Lo è ancora" sottolinea il n.10, prima di ammettere che "a un certo punto della vita si diventa grandi, così mi hanno detto e cosi il tempo ha deciso. Maledetto tempo".

"Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla dicendomi: dobbiamo crescere, da domani sarai grande, levati i pantaloncini e gli scarpini, perché tu da oggi sei un uomo e non potrai più sentire l'odore dell'erba così da vicino, il sole in faccia mentre corri verso la porta avversaria, l'adrenalina che ti consuma e la soddisfazione di esultare - le parole di Totti -. Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini e state sognando qualcosa di bello, e vostra madre vi sveglia per andare a scuola mentre voi volete continuare a dormire, e provate a riprendere il filo di quella storia ma non ci si riesce mai. Stavolta non era un sogno ma la realtà. E adesso non posso più riprenderlo, il filo". "Mi piace pensare che la mia carriera diventi una favola da raccontare. Ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l'ultima volta" dice a un Olimpico che risponde all'unisono con un "noooo".

"La piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura - rivela Totti -. E non è la stessa che si prova di fronte alla porta quando devi segnare un calcio di rigore. Questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà 'dopo'. Concedetemi un po' di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato. Con il vostro affetto riuscirò a voltare pagina e a buttarmi in una nuova avventura" conclude il capitano giallorosso, sfilandosi la fascia da capitano e passandola al braccio del più piccolo giocatore di tutte le giovanili della Roma.


Totti si racconta 'che fatica lasciare,chiamatemi Francesco' - "Che fatica lasciare, ma se ci reincontriamo, continuate a chiamarmi Francesco". A poche ore dalla fine della sua lunga carriera di calciatore con la maglia della Roma, Francesco Totti si racconta in un video. Dai primi calci al pallone ("e mio papà Enzo che continuava a dire che Riccardo era più forte") all'esordio in Serie A, dai padri putativi Mazzone e Zeman al trionfo Mondiale("dove sono arrivato per miracolo"), agli amici di una vita, Vito Scala, "un confidente leale che mi ha sempre dato dei consigli giusti e Daniele De Rossi, "un fratello": tutto in un lungo video sul profilo "draw my life" del club giallorosso, che si apre e chiude con due frasi che racchiudono l'essenza del fuoriclasse: "Sono Francesco e per molti sono il Capitano, per altri il 10, altri ancora mi chiamano il Cap, poi ci sono stati altri soprannomi, ci vorrebbe una vita per ricordarli tutti. Qualcuno addirittura insiste con il Pupone, ma io sono Francesco: e' il più bel regalo del calcio, rendermi uno di casa nelle case dei romanisti. Continuate a chiamarmi Francesco".

"Ero Francesco quando mamma Fiorella interrompeva la partitella sotto casa perché la cena era pronta ricorda Totti - e papà Enzo già mi diceva che ero scarso. Io crescevo, le cose iniziavano ad andare benino, ma secondo lo Sceriffo - a proposito di soprannomi, questo è quello di mio papà - era più forte mio fratello Riccardo. Io lì per lì non capivo se faceva sul serio. Quello che ho pensato dopo un po' è che lo faceva per farmi rimanere con i piedi per terra, e allo stesso tempo, per farmi andare oltre i miei limiti. In parole povere Ricca', non ti offendere: quello forte a giocare a pallone ero io". Poi il calcio vero e l'inizio della favola, dove non poteva mancare "un maestro saggio disposto a prendere il ragazzino per mano e ad affidargli i poteri per affrontare la vita dei grandi. Ecco. Mago Merlino per me è stato Mazzone. Mi ha tenuto alla larga dagli inganno e mi ha protetto dal successo", è il tributo al tecnico ascolano del n.10 che parla con affetto di Franco Sensi, "un presidente a cui devo molto", e Zdenek Zeman: con lui feci un altro passo vero la maturità" e la nazionale con la quale ha condiviso la vittoria all'Europeo U21 in Spagna e lo storico Mondiale del 2006, nonostante un gravissimo infortunio a soli tre mesi dal torneo:"Ho temuto di aver perso il treno, ma è stato un attimo, non mi sono mai sentito solo".

Il racconto si dipana tra ricordi personali, sfottò, le ormai storiche t-shirt "a cominciare da quella a cui sono più legato "6 unica", dedicata a colei che sarebbe diventata sua moglie, Ilary e "le tante persone con cui ho condiviso la stanza: "Ho avuto centinaia di compagni di squadra - racconta Francesco - ho conosciuto ragazzi di ogni nazionalità, ho sentito parlare tantissime lingue, ma il linguaggio del calcio è uno soltanto. Lo spogliatoio è governato sempre dalla stessa e semplice legge: lì dentro non esistono differenze di nessun tipo. Se la vita fosse uno spogliatoio...". Tra i tanti, uno speciale, "un fratello", come Totti definisce De Rossi: "Per me è Daniele, come io sono Francesco. Potrei raccontare 100 episodi e altrettante battaglie che ci hanno unito. Vi basterà sapere che quando la fascia è finita sul suo braccio, io sentivo che si trovava in un posto sicuro. Le spalle di Daniele sono un posto sicuro".

E adesso giù il sipario, con tanta nostalgia perchè sarà difficile dimenticare "il suono dell'abitudine, gli scarpini che allacci prima di scendere in campo, il rumore dei tacchetti, quello dei tifosi quando indovini una giocata. Poi gli altri suoni: quelli del campo d'allenamento, della colazione a Trigoria, dell'erba a seconda di come l'accarezzi. I ritmi della trasferta, gli scherzi e i momenti per essere seri e suonare la carica. Che fatica lasciarsi - è il commiato di Totti - Proviamo a farlo con una promessa: se ci incontriamo ancora per strada, salutiamoci per nome. Continuate a chiamarmi Francesco".

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
Direttore Responsabile & Editore: GIOVANNI DI CECCA


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