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HIV - Il virus è "invisibile" - Ricerca USA: AIDS riappare in pazienti apparentemente guariti Stampa
Scritto da Micaela Tempesta   
Domenica 05 Gennaio 2014 12:14

Subdolo.

È l’aggettivo che meglio si addice al virus dell’Hiv, responsabile di una delle malattie piaga della nostra esistenza: l’Aids.

Ha fatto la sua comparsa agli inizi degli ’80 e ancora oggi miete milioni di vittime nonostante i progressi scientifici.

I ricercatori sono riusciti tramite numerosi studi, infatti, a tenere a bada la malattia ma la via per la guarigione è ancora lunga. L’ultima “beffa” di questo virus pare essere l’invisibilità.

 

 

La scoperta risale a pochi giorni fa quando il virus è riapparso in due pazienti americani in cui per diverse settimane i test del sangue avevano escluso la presenza del virus. Una caratteristica della quale ancora si ignorava l’esistenza e che rende la lotta all'Aids ancora più ardua.

Secondo il parere dei medici, però, questa vicenda può diventare una scoperta cruciale per combattere il virus.

I due pazienti di Boston, oltre ad essere sieropositivi, erano affetti da un linfoma: per curarlo i ricercatori del Brigham and Women's Hospital scelsero di ricorrere a un trapianto di midollo osseo.

Tra il 2008 e il 2010 entrambi subirono l'operazione. Circa otto mesi dopo il trapianto, oltre alla scomparsa del linfoma, i medici non riscontrarono più la presenza nel sangue del virus Hiv.

I test sembravano confermare che il virus era stato sconfitto, proprio grazie al trapianto di midollo osseo.

All'inizio del 2013 i medici decisero di sospendere la cura di farmaci anti-retrovirali e dichiararono curati i due pazienti di Boston.

Ad agosto, però, la brutta notizia.

In uno dei due il virus era riapparso, 12 settimane dopo l'interruzione delle cure.

E a novembre i test confermarono la ricomparsa dell’Hiv nel sangue del secondo dei pazienti di Boston.

«Il ritorno dell’Hiv su livelli rivelabili è una delusione, ma anche un'importante scoperta dal punto di vista scientifico - spiega il dottor Timothy Henrich, un ricercatore del Brigham and Women’s Hospital - abbiamo dimostrato che il virus agisce in maniera più profonda di quanto pensavamo prima».

«Adesso sappiamo che i nostri test non sono in grado di rilevare correttamente la completa scomparsa del virus - conclude Henirch - e che l’Hiv può resistere in “serbatoi” esterni ai vasi sanguigni».

Il caso dei pazienti di Boston può essere quindi un punto di partenza per lo sviluppo di test più affidabili e di nuove tecniche per la cura del virus. Il sistema immunitario sembrerebbe poter giocare un ruolo importante nella riduzione delle riserve di Hiv, ma non può fare tutto da solo.

Con una combinazione di farmaci e terapie, si potrebbe intaccare anche quelle riserve più nascoste e più persistenti di cui prima si ignorava l'esistenza e che ora diventano l'aspetto su cui indagare.

Una piccola battuta d’arresto che spronerà gli studiosi ad andare più in fondo e a non allentare la presa al primo traguardo raggiunto.

 

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