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Droghe leggere - Umebrto Veronesi dice si e traccia una lucida analisi Stampa
Scritto da Marina Ranucci   
Sabato 22 Febbraio 2014 09:12

Cannabis e droghe leggere, il dibattito sulla liberalizzazione dell’uso si riapre.

E accade a seguito della senza della Corte Costituzionale italiana che dichiara appunto come “incostituzionale” la legge Fini-Giovanardi che equiparava tutti i tipi di sostanze stupefacenti.

In particolare, l’appello a rivedere le possibilità di legalizzare tali sostanza arriva da Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia ed ex Ministro della Salute italiano, in un’articolata nota pubblicata sul quotidiano “La Repubblica”. Innanzitutto, secondo Veronesi, per ridurre tutte le attività criminali di spaccio.

Ma soprattutto per aprire la possibilità di uso della cannabis nella terapia del dolore.

 

 

«È arrivato il momento di superare le barriere ideologiche e ammettere che proibire non serve a ridurre il consumo». afferma Veronesi.

«Oggigiorno si stima che circa il 50% dei giovani italiani faccia uso di cannabis, oltre a molti adulti - continua – ciò significa che metà dei giovani italiani è criminale? Se fosse così, ci sarebbe un motivo in più per ritenere la Fini-Giovanardi un totale fallimento».

Invece, precisa «lo spinello è considerato dai giovani una droga “ludica” ed innocua e vietarlo serve solo a stimolare la loro propensione alla trasgressione. Ben diverso è il contesto di chi affonda nell’eroina fino a rischiare la vita».

A detta l’ex Ministro della Salute, anche se si volesse pensare che la cannabis possa divenire l’anticamera di sostanze più pericolose, ci sarebbero molti dubbi sul fatto che penalizzando il possesso di una dose si riesca ad interrompere la spirale di angoscia esistenziale che porta al baratro mortale della droga pesante.

E la conferma arriva anche dai dati.

«Se ciò fosse vero - spiega Veronesi - le statistiche non mostrerebbero che ci sono circa 200mila dipendenti da droghe pesanti in Italia, più o meno come 10 anni fa. Per questo rendere la cannabis un tabù o un piccolo crimine non serve affatto ad affrontare il problema» chiosa l’oncologo.

«Le esperienze di paesi europei come la Svizzera, l’Olanda e recentemente il Portogallo, che hanno adottato politiche di liberalizzazione nei confronti della droga - osserva - parlano chiaro: se liberalizziamo la droga, non ne aumentiamo l’uso, riduciamo invece la mortalità da overdose e la criminalità collegata alla produzione e allo spaccio».

Infatti, secondo molti esperti la liberalizzazione estesa metterebbe in ginocchio i grandi trafficanti ed anche tutte le economie che si basano sul narcotraffico come quella talebana in Afganistan e quella colombiana in Sud America che hanno poi collegamenti con la criminalità italiana.

«Io credo che per togliere potere alla Mafia - asserisce Veronesi - bisogna “tagliarle gli alimenti”; e il suo sostentamento principale è senza dubbio il traffico illegale di droga».

C’è però un altro importantissimo punto sul quale l’ex Ministro invita a riflettere. Ed è l’uso della Cannabis nelle terapie del dolore.

«È il momento per ridare alla cannabis lo spazio che merita nella cura del dolore - incalza lo specialista - già molte regioni hanno reso accessibile la cannabis ad uso terapeutico. È assurdo, per il resto del Paese, rinunciare ad un potente antidolorifico solo perché ha la “colpa” di essere anche una sostanza stupefacente».

E conclude: «Il dolore è il più grande nemico dei malati, annienta la loro dignità, spegne le loro energia e la volontà di combattere. Il dolore va affrontato con ogni mezzo a nostra disposizione. Anche con la cannabis».

 

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