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Cancro - Il PLX472O potrebbe definitivamenta far abbandonare la chemioterapia - Scoperta tutta Made in Italy Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Sabato 01 Novembre 2014 09:56

Il cancro è stata la malattia del XX Secolo e, sfortunatamente è ancora la malattia che provoca la morte di migliaia di persone ogni anno ancora oggi nel mondo.

Svariate sono state le soluzioni cercate dagli scienziati nel corso degli anni, e la Chemioterapia è stata la più accreditata anche se i dannosi  effetti collaterali sono da sempre la spina nel fianco egli ammalati.

Un gruppo di scienziati italiani dell'Isitituto Candiolo in provincia di Torino hanno scoperto diversi anni fa un nuovo farmaco chiamato PLX472O che è capace di riconoscere le cellule sane da quelle malate ed attaccare solo quelle.

 

 

Coordinati da Alberto Bardelli, direttore del Laboratorio di Genetica Molecolare, e Federico Bussolino, Direttore Scientifico della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, gli scienziati hanno sperimentato un farmaco in grado di attaccare direttamente le sole cellule tumorali, e di frenare la riproduzione di altre cellule malate.

Lo studio, condotto su modelli preclinici, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Proceedings of National Academy (Pnas)

I ricercatori hanno dimostrato che l'utilizzo di una terapia a bersaglio molecolare, già autorizzata negli Stati Uniti ma non ancora disponibile in Europa e in Italia, è in grado di intervenire non solo sulla cellula tumorale, ma indirettamente anche sul microambiente che la circonda, generando pertanto una doppia modalità terapeutica per inibirne la proliferazione.

Oggetto dello studio sono la mutazione dell'oncogene BRAF (gene responsabile della crescita incontrollata di numerosi tipi di tumori) e il farmaco PLX472O, che nelle varie fasi di sperimentazione in cui è stato utilizzato finora nella cura dei melanomi si è dimostrato molto efficace nell'inibire l'oncogene mutato.

La mutazione di BRAF è importante non solo nei melanomi, ma anche nei tumori del colon, dell'ovaio e della tiroide e spesso si correla a una cattiva prognosi della malattia.

"Si è accertato - spiegano Bardelli e Bussolino - che il PLX472O non solo agisce sulla cellula tumorale bloccandone la crescita, ma ha anche un effetto inatteso sul sistema vascolare del tumore". I ricercatori hanno infatti scoperto che il PLX472O migliora la perfusione del sangue del tumore e l'ossigenazione con due conseguenze: "può facilitare l'arrivo di altri farmaci al tumore, consentendo di ridurre le dosi di chemioterapici utilizzati nel trattamento; migliora l'ossigenazione del tessuto riducendo l'ipossia - la carenza di ossigeno - solitamente causa della maggior aggressività e della comparsa di metastasi".

"Questa scoperta - sottolineano ancora Bardelli e Bussolino - rivoluziona le prospettive delle attuali terapie antiangiogenetiche (che ostacolano la formazione dei nuovi vasi sanguigni che portano nutrimento al tumore), utilizzate ampiamente nel trattamento di molti tumori solidi, dimostrando che è possibile intervenire sull'angiogenesi tumorale non solo inibendola, ma anche cambiando e migliorando le caratteristiche funzionali del sistema vascolare del tumore".

"Questa - concludono Bardelli e Bussolino - è un'ulteriore tappa nella lotta contro il cancro che allarga il fronte, avendo compreso la necessità di studiare e colpire le vie di comunicazione tra la cellula tumorale e il microambiente che la circonda. Infatti la progressione di un tumore,o il suo permanere in stato di quiescenza, dipendono e sia dalle caratteristiche genetiche della cellula neoplastica sia dalle molecole e dei vasi sanguigni che la circondano".

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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