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Bruxelles - I primi nomi delle vittime Stampa
Scritto da Redazione   
Giovedì 24 Marzo 2016 12:09

A due giorni dalla terribile strage nella metro e nell'aeroporto di Bruxelles, continuano ad arrivare nomi, foto e storie drammatiche delle vittime degli attentati. Uomini e donne innocenti, che hanno avuto la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Christian Delhasse, Leopold Hecht, Adelma Marina Tapia Ruiz, Sascha e Alexander Pinczowski sono i primi nomi.

 



4 TERRORISTI COINVOLTI Sono quattro i terroristi coinvolti negli attentati di ieri a Bruxelles: tre sono morti da kamikaze, il quarto - l'uomo con il cappello nella foto diffusa dalla polizia - è in fuga. Il procuratore federale belga Frederic Van Leuw oggi ha aggiunto altri tasselli per ricostruire gli attentati che hanno colpito Bruxelles. Dei tre kamikaze, solo due sono stati identificati. Si tratta dei fratelli Bakraoui: Ibrahim, che si è fatto esplodere all'aeroporto Zaventem, e Khalid, che invece si è ucciso nella metropolitana a Maelbeek. Né il secondo kamikaze dell'aeroporto (quello a sinistra nella foto), né l'uomo in fuga sono stati identificati.

Khalid, nato a Bruxelles e di nazionalità belga, si è fatto esplodere nel secondo vagone di un treno che proveniva dalla stazione di Schuman (che serve le sedi della Commissione e del Consiglio europei, nonché di altre grandi istituzioni e media) in direzione della stazione di Arts-Loi. Il fratello Ibrahim, nel suo 'testamentò - contenuto in un computer ritrovato in un cestino - ha scritto di doversi «muovere in fretta, non saper che fare, non sentirsi più sicuro» e di non voler rischiare di «ritrovarsi in una cella vicina alla sua», probabilmente Salah Abdeslam, uno dei responsabili degli attentati di Parigi.

PESANTI PRECEDENTI PENALI I fratelli Bakraoui avevano pesanti precedenti penali, non legati però al terrorismo. Secondo il quotidiano belga Dernière Heure, Khalid aveva affittato sotto falso nome l'appartamento di rue de Dries a Forest, teatro della sparatoria con la polizia della settimana scorsa. In mattinata, lo stesso quotidiano aveva diffuso la notizia in esclusiva dell'arresto di Najin Laachroui, l'artificiere degli attentati di Parigi, identificandolo con il terzo uomo in fuga. Salvo poi smentire che fosse lui la persona arrestata. Il procuratore ha confermato l'arresto di una persona ancora sotto interrogatorio.

IL COVO A SCHAERBEEK Il covo dei terroristi è stato ritrovato nella zona di Schaerbeek, grazie al tassista che ha portato i tre all'aeroporto di Zaventem. L'uomo era rimasto sorpreso che non gli avessero lasciato toccare le loro valigie. Nell'appartamento perquisito è stato trovato un arsenale per confezionare ordigni esplosivi, soprattutto 15 kg di esplosivo di tipo Tatp, confezionato con prodotti chimici di facile reperibilità, che è lo stesso utilizzato negli attentati di Parigi. Il procuratore ha infine smentito che nelle perquisizioni nell'aeroporto di Zaventem siano state trovate armi da guerra, notizia che era circolata ieri.

ALLERTA MASSIMA. UN'ITALIANA TRA I MORTI Nella capitale belga intanto si mantiene lo stato di allerta massimo. All'aeroporto di Charleroi, il secondo scalo della città, c'è stato un falso allarme bomba, con le forze di sicurezza che hanno circondato un'auto sospetta. Il bilancio delle vittime si aggiorna a 32 morti, con il ritrovamento di un altro cadavere all'aeroporto, e 270 feriti. Tra i morti con ogni probabilità c'è anche un'italiana, come ha reso noto la Farnesina. Potrebbe trattarsi di Patricia Rizzo, un'impiegata presso un'agenzia della Commissione Ue. I familiari sono assistiti dall'ambasciata per il riconoscimento.

Tutte le vittime sono state ricordate stamane in Place de la Bourse, con un minuto di silenzio che ha avvolto le centinaia di persone raccolte nella centralissima piazza. Intanto, si cerca anche di tornare alla normalità. Le scuole hanno aperto regolarmente, la maggior parte dei trasporti pubblici funziona mentre l'aeroporto è ancora chiuso e lo sarà anche domani.

La presidenza di turno olandese dell'Unione europea sta lavorando ad una possibile convocazione venerdì di una riunione straordinaria dei ministri dell'Interno dedicata all'emergenza terrorismo, mentre il Dipartimento di stato americano ha emesso un 'travel warning', invitando i cittadini americani a non viaggiare verso e attraverso l'Europa dopo gli attacchi di Bruxelles, e indicando l'esistenza di una minaccia «a breve termine» di possibili nuovi attentati.

 

61 dei 300 feriti negli attentati di Bruxelles sono "in gravi condizioni". Lo ha dichiarato il ministro della Salute belga Maggie De Block, secondo quanto riportato dai media locali. "Le ferite più gravi sono le ustioni provocate da una forte esplosione e dalle schegge di metallo", ha spiegato il ministro.

 

C'è l'italiana Patricia Rizzo, impiegata presso un'agenzia della Commissione Ue, tra le persone che risultano scomparse da ieri dopo l'attentato alla metropolitana. I familiari sono in queste ore assistiti dall'ambasciata italiana a Bruxelles per effettuare le operazioni di riconoscimento, rese complicate dalle condizioni in cui si trovano i corpi delle vittime degli attentati.

Anche Facebook attivo per le ricerche dei dispersi

"Siamo qui da stamattina e non sappiamo ancora niente. I genitori di Patricia sono stati fatti salire al primo piano dalla polizia per riempire un formulario. Cercano segni particolari" per poterla identificare. A parlare all'agenzia ANSA dall'ospedale militare Konigin Astrid (dove si trova un centro grandi ustionati) è Massimo Leonora, cugino di Patricia Rizzo, la funzionaria europea che da ieri mattina, dopo l'esplosione alla metropolitana di Maelbeek, non ha più dato notizie di sé.

"E' da ieri che la cerchiamo e speriamo davvero di trovarla viva", spiega Leonora. "Anch'io stavo per prendere la metro, ma all'ultimo minuto ho cambiato idea e ho preso l'auto, altrimenti probabilmente sarei stato coinvolto anch'io nell'esplosione".

"I nonni di Patricia, come i miei, sono venuti in Belgio per lavorare nelle miniere e siamo rimasti tutti qui, siamo originari della provincia di Enna, i miei di Calascibetta. Ma abbiamo tutti la nazionalità italiana, perché l'Italia resta il nostro Paese", spiega.

"I genitori di Patricia abitano fuori Bruxelles", aggiunge. Io lavoro all' Eacea, l'agenzia della Commissione Ue che si occupa di audiovisivi e fino ad un paio di mesi fa anche Patricia lavorava lì, prima di trasferirsi all'Ercea".

Leonora è in attesa nel sottosuolo dell'ospedale militare Konigin Astrid (Nider) dov'è stata allestita una stanza per le famiglie delle persone che risultano ancora disperse.


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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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