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MONITORE NAPOLETANO
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Attentato a Parigi – È la III Guerra Mondiale - Il punto del Direttore Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Sabato 14 Novembre 2015 15:56

Nello scorrere incessante delle notizie, di voci che si rincorrono su auto in fuga, nel caos generale che l’attacco di ieri ha creato, partito con il falso allarme bomba a Gare de Lyon del pomeriggio, scorro il Monitor e l’occhio, si ferma sul footer del giornale, dove ci sono gli speciali.

È effettivamente la III Guerra Mondiale, e non più a pezzi come ha detto il Papa spesso, ma orami si va delinando sempre più com un unico organico attacco a cui non rimane altro che il contrattacco!

 

 

Ma se qualcuno pensava che questa guerra avvenisse con l’uccisione di un grande leader, oppure con l’occupazione militare di qualche paese, o, più cinematografica, una bomba atomica scagliata dalla Unione Sovietica / Russia, per errore, per gioco, per puro piacere dell’odore di cadavere arrostito, si è sbagliato.

Sicuramente la cinematografia ha fotografato la realtà, e l’unico attacco che rimane nella storia per l’effetto narrativo è quello di New York di 14 anni 2 mesi e 2 giorni fa: 11 settembre 2001.

Ci eravamo illusi che con due Guerre del Golfo, e sommovimenti in medio oriente, la primavera araba ci delle la soluzione alla paura del terrore si risolvesse in un batter d’occhio.

E suona come un stano presentimento, come una sinistra anticipazione di quello che sarebbe accaduto pochi anni dopo, la copertina N° 55 di Settembre 2012, quando mi chiedevo dopo l’uscita del film, ormai entrato di diritto nel dimenticatoio, L’innocenza dell’ISLAM, di Nakoula Basseley, che aveva incendiato l’ISLAM fondamentalista.

Gli attacchi al consolato USA in Libia con l’uccisione dell’ambasciatore, l’attacco dell’ambasciata tedesca a Khartoum.

Flash dal futuro.

E poi a Gennaio l’escalation dell’anno più nero per l’occidente a causa degli attentati.

Non più quindi islamici venuti da fuori come accadde per l’11 settembre e gli altri attentati diluiti nel corso del tempo, ma sempre più ravvicinati, sempre più letali, sempre più efficenti dal punto di vista dell’agonia della libertà e della democrazia.

Charlie Hebdo, Il Bardo, La spiaggia, e di nuovo Parigi.

Già ma non un giornale, che come ha detto qualcuno se l’è cercata, ma in strada, mente ceni, cammini o aspetti un bus, oppure in un locale dove c’è un gruppo rock che suona , o peggio allo Stadio dove si vede un’amichevole che non avrà mai un risultato, perché al 16’ minuto qualcuno decide che Time is Over, il tempo della pace è scaduto ed inizia il tempo della Guerra, della morte, della devastazione, della paura.

A Parigi, molti turisti hanno fatto armi e bagagli (e qualcuno kalashnikove e bagagli), per fuggire, fuggire si ma dove? Si chiedevano Lu Colombo e da David Riondino nel 1975 prima che Maracaibo divenisse un pezzo di cultura pop italiano

Un attentato, come quello di Charlie Hebdo, che lascia parecchi interrogativi: chi ha coordinato l’azione, perché gli attentatori non si sono fatti esplodere nello stadio facendo più morti possibili (perché c’era Hollande?), come è possibile che l’intelligence francese non abbia tenuto sott’occhio questi attentatori.

E poi, se come sembra almeno due degli attentatori sono, uno siriano ed uno francese già noti alle forze dell’odine (Servizi inclusi) come mai non sono stati tenuti sotto controllo, dopo gennaio?

E ancora se Prism ha tenuto sotto controllo tutto e tutti, come mai la CIA non ha lanciato l’allarme a Boston e a Parigi?

Insomma a pensar male si commette peccato, ma spesso ci si azzecca, avrebbe detto Andreotti buonanima.

Una volontà di Guerra?

Per oggi piangiamo i morti e contiamo i minuti, le ore al prossimo attentato, fin quando ne saremo talmente assuefatti, che come in Brazil di Terry Gilliam non ci faremo più caso

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
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