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Terrorismo - I racconti dei Napoletani a Barcellona Stampa
Scritto da Redazione   
Giovedì 17 Agosto 2017 19:40

"Mi trovo in un albergo di fronte al ristorante turco dove sono asserragliati i presunti attentatori. Siamo chiusi in stanza. Non possiamo neanche affacciarci per vedere quello che accade". A dirlo, raggiunto telefonicamente dall'Ansa, è Gianluca Marino, un salernitano in vacanza con la famiglia a Barcellona. "Pochi minuti prima dell'attentato - dice - mi trovavo proprio sulla Rambla. Potevo esserci anche io tra quelle persone uccise. Mio figlio di appena 2 anni per fortuna non si è reso conto ancora di nulla".

 

Napoletano ma trapiantato ormai da tempo a Barcellona per lavoro, Antonio Gentile, si sente oggi un miracolato. «Ero passato per quella strada appena un'ora prima - racconta - anche se nella parte bassa. Il tempo di allontanarmi, ed ho cominciato a capire cosa stava accadendo perché tutti i miei amici mi inviavano messaggi. Ho anche ricevuto un video veramente molto forte in cui si vedevano le immagini delle persone ferite e la gente che tentava di prestare soccorso».

Lui aggiunge: «La polizia è arrivata subito ed i negozi sono stati tutti chiusi immediatamente. Rendiamoci anche conto che quella è una zona trafficatissima, pienza zeppa di gente in questi giorni. È il centro della città. A quel punto ci siamo barricati tutti in casa, siamo ovviamente abbastanza traumatizzati, ma la cosa strana è che ne so più dai media itaiani che da quelli spagnoli che per ora tendono a restare molto sul vago». 

«All'improvviso è successo di tutto», spiega Carmela Antonio Santomartino, 23enne napoletana che da tre anni lavora in uno studio dentistico di Barcellona. A pochi passi dalla Rambla. Stava per tornare a casa, quando è rimasta bloccata in ufficio. È ancora sconvolta: «Ho sentito urla, le sirene di polizia e ambulanza. Ora sono a casa, ma non sono riuscita a muovermi per un'ora».

A Barcellona anche il videomaker napoletano Bruno Guarino che racconta: «Un elicottero sorvola l'albergo. Ero uscito appena dalla stanza per andare alle Ramblas quando è scattato l'allarme. Ci siamo barricati nell'hotel».

Gulotta è la prima vittima italiana nell'attentato alla Rambla che già conta 13 vittime (4 quelle identificate in modo ufficiale, tre di nazionalità tedesca e una belga; la più piccola, di appena tre anni) e oltre cento feriti, di 18 nazionalità e di cui 15 gravi, tra cui almeno tre italiani  e - in maniera lieve - il puteolano Michele Bellopede, 50enne, che racconta: «Correndo, mi sono slogato la caviglia. Passeggiavamo in piazza, quando abbiamo visto il furgone venire contro di noi, sulla folla e ad altissima velocità. Poi, tutte le strade sono state chiuse e solo alle tre di notte sono rientrato in hotel, con due amici. Da qui non si può al momento uscire».

In cento si sono invece barricati nel consolato, subito dopo l'assalto. La Farnesina sta seguendo tutte le operazioni, attraverso l'unità di crisi: un gruppo di funzionari ieri sera è partito per la città della Catalogna per rafforzare i servizi di assistenza ai nostri connazionali.

Nell'attentato di ieri pomeriggio a Barcellona è rimasto ferito Gennaro Taliercio, operaio di 33 anni originario di Pozzuoli che si trovava da qualche giorno nella città catalana. La notizia - apparsa sui social - è stata confermata dalla mamma del giovane che risiede in un rione popolare di Pozzuoli alta, in via Artiaco.

Il giovane, secondo quanto riferito ai familiari via telefono sarebbe stato colpito di striscio dal furgone degli attentatori riportando leggere ferite, contusione ad una spalla ed escoriazioni ad un braccio e ad una gamba. La sua permanenza nella città catalana doveva protrarsi fino a lunedì prossimo, ma ha fatto sapere che anticiperà a domani il rientro a casa.

 

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