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Brexit - May: "Entro Marzo 2017, Brexit" Stampa
Scritto da Redazione   
Domenica 02 Ottobre 2016 15:43

Theresa May avvierà formalmente il processo della Brexit entro la fine del mese di marzo 2017. Ad annunciarlo alla BBc è stata la stessa premier britannica. May, si legge sul sito della Bbc, ha confermato la scadenza entro la quale ricorrerà all'articolo 50 del Trattato di Lisbona, che apre i due anni di processo negoziale.



«Come sapete, ho detto che non avrei fatto scattare l'articolo 50 prima della fine di quest'anno in modo tale da avviare alcuni preparativi», ha affermato la premier nel corso del BBC's Andrew Marr Show. «Comunque sì», ha confermato: «Dirò nel corso del mio intervento oggi che faremo scattare l'articolo 50 prima della fine del mese di marzo del prossimo anno». May ha in programma per oggi un intervento al Congresso del partito conservatore.

LA SCHEDA
Tutti gli Stati membri dell'Unione Europea hanno infatti il diritto di abbandonarla, come ha deciso di fare la Gran Bretagna con il referendum. Finora non era mai successo, anche se la Groenlandia, membro autonomo del Regno di Danimarca, ha lasciato la Comunità Economica Europea, il predecessore dell'Ue, nel 1985, dopo aver ottenuto l'autogoverno, in disaccordo con la regolamentazione Ue in materia di pesca e con il bando dei prodotti in pelle di foca. Anche l'Algeria è uscita nel 1962, dopo essersi liberata dal dominio coloniale francese. Nel 1975 il Regno Unito tenne un altro referendum per decidere se ritirarsi dalla Cee, in cui era entrata due anni prima sotto il governo Tory guidato da Edward Heath: allora vinse il fronte del 'Remain'.

A regolare la materia è l'articolo 50 del Trattato sull'Unione Europea, una delle due parti del Trattato di Lisbona del 2007, quello che ha creato l'Ue, sostituendo il trattato costituzionale bocciato dagli elettori francesi e olandesi nel 2005. «Qualsiasi Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall'Unione», recita il primo comma. «Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio Europeo -si legge ancora- Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio Europeo, l'Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l'Ue». «L'accordo - prevede poi il trattato - è concluso a nome dell'Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata, previa approvazione al Parlamento Europeo. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica, salvo che il Consiglio Europeo, d'intesa con lo Stato membro interessato, decida all'unanimità di prorogare tale termine».

I due anni valgono come limite per stabilire le modalità di recesso dall'Ue, e non per rinegoziare i rapporti con l'Unione, cosa questa che potrebbe richiedere anni (le stime variano da cinque fino a nove-dieci). Naturalmente, lo Stato che recede «non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio Europeo e del Consiglio che lo riguardano». La 'secessionè dall'Ue è definitiva, tanto che, se lo Stato ex Ue dovesse decidere di aderire di nuovo, dovrebbe ripercorrere tutta la procedura prevista dall'articolo 49: il Paese fa domanda, il Parlamento Europeo e i Parlamenti nazionali dell'Ue ne vengono informati; lo Stato trasmette domanda al Consiglio, «che si pronuncia all'unanimità, previa consultazione della Commissione e previa approvazione del Parlamento Europeo, che si pronuncia a maggioranza dei membri che lo compongono». L'accordo di adesione deve poi essere ratificato da tutti gli Stati membri, secondo le rispettive norme costituzionali.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
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