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Brexit - E' il caos su cosa vuole il Parlamento Britannico Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Mercoledì 13 Marzo 2019 23:55

E' il caos nel Parlamento Britannico che non approva la Bozza May sull'uscita dall'Unione Europea, ma, incredibilmente approva la volontà di non scire senza un accordo dall'Unione Europea.


Il punto nodale è il cosiddetto backstop tra Irlanda del Nord ed EIRE, una soluzione “di sicurezza” sul confine tra Irlanda e Irlanda del Nord, dopo che l'IRA, il gruppo terroristico nord irlandese ha firmanto un accordo di pace nel firmato nel 1998 con la Gran Bretagna (Accordo del Venerdì Santo).

Come avrebbe detto Andreotti, a pensar male si commette peccato, ma a volte... il caos di questi giorni potrebbe essere una solizione ad arte per prendere tempo ed andare oltre il 29 marzo e far passare un eventuale (molto probabile) secondo referendum contro la Brexit.

A solo 2 settimane dall'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, sembra non esisere una via d'uscita dallo stallo che il Parlamento Britannico ha con  se stesso, con il Premier Theresa may, con l'Europa.

Cosa potrà accadere da qui a 2 settimane.

Come detto il punto nodale è il blackstop, che materialmente serve a non creare un muro, un confine netto tra Irlanda del Nord ed EIRE, per anni sottoposti a guerra terroristica.

Il voto del 14 marzo è quello più nodale perché dovrebbe essere il moento in cui, usando una metafora, col cappello in mano, il Governo Britannico chiederà all'Unione Europea una dilazione del tempo per uscire dall'UE.

E non è detto che avvenga, anche perché da un lato ci sono le Elezioni Europee di Maggio, ed in caso di dilazione del tempo, per l'estrema superficialità progettatta dall'articolo 50 del Trattato di Lisbona (l'attuale "costituzione europea") l'uscente Gran Bretagna dovrebbe partecipare alle elezioni di Maggio uscendo a giugno eventualmente, follia nella follia.

C'è anche da aggiungere che l'attuale Commissione Europea è dimissionaria per le imminenti elezioni, e, in caso di dilazione potrebbe passare anche un anno prima della reale uscita dalla UE, ma al contempo la stessa commissione non vuole, come è stato detto, firmare un assegno in bianco sulla Brexit

La Commissione Europea si è rivolta ai parlamentari britannici dei Comuni dopo il voto di oggi, dichiarando che "non basta votare contro il 'no deal', dovete trovare un'intesa per un accordo".

Insomma, si corre anche il rischio che il 29/03 alle 23 ora di Londra (00.00 ora di Roma) si va a letto con la GB fuori dell'Unione Europea ed il 31/03 (più probabile i primi di settembre) ci troviamo la Gran Bretagna di nuovo in Europa

Il salto nel buio non piace a nessuno, ma è efficace in campagna elettorale alle prossime Europee

Io ho la netta impressione che il salto nel buio si farà ma solo per dare uno spauracchio, un exemplum, ma alla fine il buon senso prevarrà e la nuova commissione potrebbe anche preparare una bozza in cui dopo l'uscita formale, si potrà dare un po' più di tempo alla Gran Bretagna per fare un secondo referendum su Leave o Remain sperando nel Remain e obbligando ai sudditi di Sua Maestà l'adozione dell'Euro.


La posizione Italiana

Italia in trincea per prepararsi ad affrontare i rischi correlati con la Brexit ormai alle porte. Il governo ha allo studio un decreto legge, una sorta di 'ombrello' per evitare contraccolpi sui mercati. Sarà approvato in settimana e servirà a garantire continuità operative con le banche e le piattaforme britanniche, e sarà varato anche se non viene ritenuto necessario, solo perché potrebbe servire ad evitare scossoni e a tranquillizzare gli operatori.

Nel frattempo tutte le autorità italiane si sono attivate, in accordo con quelle europee, per assicurare la corretta continuità operativa delle piattaforme su cui viaggiano i grandi flussi finanziari.

E tra queste la Consob ha diffuso un 'richiamo di attenzione' agli intermediari britannici che operano in Italia e quelli italiani che operano nel Regno Unito.

In particolare, l'authority di Borsa sottolinea la necessità di dare a tutta la propria clientela, compreso il retail, informazioni tempestive e complete sugli effetti che la prospettiva imminente della Brexit può avere nei rapporti di prestazione dei servizi d'investimento in caso di 'no deal' e in mancanza di misure transitorie adottate in ambito nazionale.

A banche e imprese d'investimento viene richiesto di adottare precauzioni idonee per gestire un eventuale 'hard Brexit', che potrebbe comportare il venire meno del 'passaporto europeo' che abilita alla prestazione dei servizi d'investimento in tutta la Ue. In particolare gli intermediari devono assicurare ai clienti informazioni chiare e comprensibili sui servizi d'investimento resi e sul futuro dei rapporti in essere, incluse le modalità e i tempi di un'eventuale chiusura dei rapporti stessi.

Consob, che sul tema Brexit collabora intensamente con Banca d'Italia e Mef, già nei mesi scorsi aveva richiamato le posizioni dell'autorità borsistica europea, l'Esma. Posizioni che mirano al riconoscimento delle cosiddette 'controparti centrali' del Regno Unito: di fatto si tratta delle piattaforme su cui viaggiano gli investimenti e anche la maggior parte dei derivati europei. Per evitare che l'arrivo del No Deal richieda tempi per l'attivazione della procedura che autorizzerebbe questi soggetti come 'non comunitari' si è deciso di partire in anticipo, riconoscendo anche l'equivalenza del quadro giuridico applicabile, con un periodo 'cuscinetto' di un anno.

E sono state fissate le regole per le attività di compensazione (clearing) anche in caso di mancato accordo politico sulla Brexit.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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