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Brexit - May ultimo atto: «Il 7 giugno mi dimetto, ho servito il paese che amo» Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Venerdì 24 Maggio 2019 17:52

Se la sua ispirazione è stata la Lady di Ferro Margaret Tatcher, non è stata capace di esserne all'altezza.

Il suo obiettivo era quello di guidare la Gran Bretagna verso l'uscita dalla Unione Europea, di fatto non riuscendoci, pur avendo negoziato moloto favorevole agli Inglesi con Bruxelles.

 

 

Le ultime parole tra le lcarime sono state a Downing Street: «Ho servito il Paese che amo. Io presto lascerò l'incarico che è stato l'onore della mia vita avere. Sono stata la seconda donna primo ministro ma certo non l'ultima. Quindi le parole conclusive, connotate da forte emozione e pronunciate a fatica con le lacrime che evidentemente le salivano agli occhi: «Ho svolto il mio lavoro senza cattiva volontà, ma con enorme e duratura gratitudine per aver avuto l'opportunità di servire il Paese che amo».

Da osservatore a Londra la sua grande battuta d'arresto è stata senza dubbio la volontà di mandare in porto la Brexit senza un un vero e proprio rapporto con le opposizioni guidate da Jeremy Corbyn, se non negli ultimi giorni  dopo aver chiesto, quasi col berretto in mano, una proroga al NoDeal di quel fatidico 29 marzo 2019.

Va comunque ricordato che, a soli 2 giorni e spiccioli minuti, dal voto europeo il No Deal tecnicamente non è ancora scongiurato, perché c'è sempre la data del 31 ottobre 2019 che aleggia.

Come già scritto in precedenti articoli, la mia personale sensazione (detta in anticipo e condivisa dal resto dei colleghi, anche quelli che non si espongono) è che essendo arrivato al "vedo" del bluff del poker exit, la volontà di gestire per lunghe da parte del Parlamento ed evitare quindidi fatto un'uscita che si è visto relamente complessa e "follle" dal punto di vista danno econimico sia interno che esterno ha fatto attuare una sorte di piano B di non uscita (seppur inglesi, ma secondo voi 73 deputati eletti potranno mai lasciare il seggio conquistato prima di almeno un paio d'anni?)

Il successore alla guida del Regno Unito potrebbe essere Boris Johnson, ex sindaco di Londra, brexiteers della prima ora ed uno dei più grandi sostenitori del No Deal


Le Reazioni

LA UE: Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha seguito la dichiarazione della premier britannica Theresa May, con cui annunciava le sue dimissioni, «non con gioia personale», poiché a Juncker May «piaceva, trovandola una donna di molto coraggio, meritevole di grande rispetto». Bruxelles resta disponibile al dialogo col prossimo premier, ma «la posizione non cambia» e l'Accordo di recesso non può essere rinegoziato. Lo ha detto la portavoce della Commissione europea Mina Andreeva, spiegando che Juncker continuerà a restare in contatto con May.

Jeremy Corbyn accoglie come una scelta giusta, quanto inevitabile, l'annuncio delle dimissioni di Theresa May sullo sfondo dello stallo della Brexit, ma non crede che un nuovo leader Tory possa fare meglio e torna a invocare elezioni anticipate. La premier - commenta il leader dell'opposizione laburista - «ha ammesso ciò che il Paese sa da mesi: che lei non può governare e neppure può il suo partito, diviso e in via di disintegrazione». Quindi la richiesta del Labour: «immediate elezioni politiche» nel Regno Unito.

«Le brucianti ingiustizie» interne al Regno che Theresa May «aveva promesso di affrontare sono oggi ancora più estreme», ha denunciato Corbyn, replicando indirettamente ai risultati rivendicati dalla premier Tory uscente nel suo annuncio di dimissioni sul fronte economico e di riduzione del deficit, ma anche di alcune questioni sociali. «Il Partito Conservatore - ha incalzato viceversa il numero uno laburista - ha totalmente tradito il Paese sulla Brexit ed è stato incapace di migliorare la vita dei cittadini nelle loro necessità più pressanti. Il Parlamento è in stallo e i Conservatori non hanno soluzioni sulle altre grandi questioni che il Paese ha di fronte». Di qui l'appello finale di Jeremy Corbyn: «L'ultima cosa di cui il Paese ha bisogno sono settimane di scontro fra i Tory seguiti da un altro Primo Ministro non eletto. Chiunque diventerà leader del partito conservatore, dovrà lasciare che sia il popolo a decidere il futuro della nazione, attraverso immediate elezioni politiche».

IL TESTO DELLE DIMISSIONI

«Fin da quando per la prima volta ho attraversato la porta che sta alle mie spalle da primo ministro, ho cercato di rendere il Regno Unito un paese che funziona non solo per pochi privilegiati, ma per tutti. E di onorare il risultato del referendum sull'Europa. Nel 2016 abbiamo offerto al popolo britannico una scelta. Contro ogni previsione, la gente ha votato per lasciare l'Unione Europea». «Mi sento sicura oggi come tre anni fa del fatto che in una democrazia, se si offre una scelta, si ha il dovere di attuare la decisione» presa. «Ho fatto del mio meglio per fare questo. Ho negoziato i termini del nostro divorzio ed una nuova relazione con i nostri più stretti vicini, a tutela dei posti di lavoro, della nostra sicurezza e della nostra unione. Ho fatto quanto potevo per convincere i parlamentari ad appoggiare tale accordo. Purtroppo non ci sono riuscita».

«Ci ho provato tre volte. Ho creduto fosse giusto perseverare, anche quando le probabilità di insuccesso sembravano alte. Ma ora mi appare chiaro come rientri nel miglior interesse del nostro paese che questo sforzo sia guidato da un nuovo primo ministro. Quindi annuncio oggi che mi dimetterò da leader del Partito conservatore ed unionista venerdì 7 giugno, perché un mio successore possa essere scelto. Ho concordato con il presidente del partito e con il presidente del Comitato 1922 che il processo per eleggere un nuovo leader debba iniziare la settimana successiva».

«Ho tenuto Sua Maestà la Regina informata delle mie intenzioni e continuerò a ricoprire l'incarico di suo primo ministro fino a conclusione del processo. È, e resterà sempre oggetto di profondo rammarico per me il non essere stata in grado di attuare la Brexit. Toccherà al mio successore cercare una via che onori il risultato del referendum. Per riuscire, lui o lei dovranno trovare il consenso in parlamento, laddove io non l'ho trovato. Un tale consenso può essere raggiunto solo se coloro che si trovano da ogni parte del dibattito hanno la volontà di arrivare ad un compromesso». Per tanti anni Sir Nicholas Winton - che salvò le vite di centinaia di bambini organizzando la loro evacuazione dalla Cecoslovacchia occupata dai nazisti attraverso la Kindertransport - è stato mio elettore a Maidenhead. In un altro momento di controversia politica, qualche anno prima della sua morte, mi prese da parte in occasione di un evento locale e mi diede un consiglio. Disse. «Non dimenticare mai che compromesso non è una parola sporca. La vita dipende dal compromesso». Aveva ragione. Mentre ci sforziamo di trovare i compromessi di cui abbiamo bisogno nella nostra politica - se attuare la Brexit o ripristinare il governo della devolution in Irlanda del nord - dobbiamo ricordare che cosa ci ha portato qui. Perché il referendum non è stato solo un appello a lasciare l'Ue ma anche a un profondo cambiamento nel nostro paese. A fare del Regno Unito un paese che lavori veramente per tutti. Sono orgogliosa dei progressi che abbiamo realizzato negli ultimi tre anni.

Abbiamo completato il lavoro che David Cameron e George Osborne hanno iniziato: il deficit è quasi eliminato il nostro debito pubblico sta scendendo e stiamo mettendo fine all'austerità. La mia attenzione si è concentrata sull'assicurare che i buoni posti di lavoro del futuro siano creati nelle comunità in tutto il paese, non solo a Londra o nel South East, attraverso la nostra Modern Industrial Strategy. Abbiamo aiutato più gente che mai a godere della sicurezza di un lavoro. Stiamo costruendo più case ed aiutando chi compra casa per la prima volta così che anche i giovani possano avere le opportunità che hanno avuto i loro genitori. E stiamo tutelando l'ambiente, eliminando i rifiuti di plastica, affrontando i cambiamenti climatici e migliorando la qualità dell'aria. Questo è ciò che un governo conservatore moderato e patriottico può raggiungere - anche mentre affrontiamo la più grande sfida in tempo di pace che qualsiasi governo abbia mai affrontato. So che il partito conservatore può rinnovarsi nei prossimi anni. Che possiamo attuare la Brexit e servire il popolo britannico con politiche ispirate ai nostri valori. Sicurezza, libertà, opportunità. Questi valori mi hanno guidato lungo tutta la mia carriera.

Ma il privilegio unico di questo incarico è usare questa piattaforma per dare voce a chi non ha voce, per combattere le ingiustizie che corrodono ancora la nostra società, ha aggiunto May, enumerando le scelte fatte in questa direzione in vari settori e ricordando la decisione di avviare l'inchiesta pubblica indipendente sulla tragedia alla Grenfell Tower, per cercare la verità, ha detto, per fare in modo che qualcosa del genere non si ripeta mai più e le persone che hanno perso la vita quella notte non vengano mai dimenticate. Perché questo paese è un'unione. Non solo una famiglia di quattro nazioni. Ma un'unione di persone - tutti noi. Qualunque sia il nostro background, il colore della nostra pelle o chi amiamo. Siamo uniti. E insieme abbiamo un grande futuro. La nostra politica può essere sotto pressione, ma c'è così tanto di buono in questo paese. Così tanto di cui essere orgogliosi. C'è così tanto da essere ottimisti. Presto lascerò l'incarico che ha rappresentato l'onore della mia vita, seconda donna premier ma sicuramente non ultima. Lo faccio senza alcuna malevolenza, ma con un'enorme e durevole gratitudine per aver avuto l'opportunità di servire il paese che amo».

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
Direttore Responsabile & Editore: GIOVANNI DI CECCA


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