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Turchia - Colpo di Stato - Scontro tra golpisti e lealisti - Ergodan: "Resistete" Stampa
Scritto da Redazione   
Sabato 16 Luglio 2016 00:26

Colpo di stato dei militari in Turchia, con i carri armati in strada e gli elicotteri e gli F16 dell'esercito a volteggiare su Ankara e Istanbul, dopo oltre 15 anni di potere del partito islamico di Erdogan.

 

 

Trentasei anni dopo l'ultimo putsch, la clamorosa azione di una parte dell'esercito turco ha spiazzato il mondo. Dopo qualche ora di silenzio, Erdogan ha lanciato un appello ai turchi attraverso via Facetime attraverso uno smartphone sulla Cnn Turk affinché scendessero in strada per opporsi al golpe: "Sono ancora io il presidente, resistete".

Ma non si sa dove si trovi. Una fonte militare americana lo dava in volo verso la Germania ma i tedeschi avrebbero rifiutato all'aereo l'autorizzazione ad atterrare: una vicenda su cui però non c'è nessuna conferma.

Intanto sono in corso violenti scontri tra la polizia anti-sommossa e l'esercito turco in piazza Taksim mentre è in corso un nuovo attacco da parte di aerei e elicotteri militari contro la sede centrale della sicurezza ad Ankara.

Si tratta del secondo raid dopo quello che, circa un'ora fa, i militari avevano condotto contro le forze di polizia della capitale turca.

I militari che avevano occupato l'aeroporto Ataturk di Istanbul stanno lasciando lo scalo. A sostituirli un gruppo di civili sostenitori del golpe.

Almeno 17 poliziotti sono rimasti uccisi nell'assalto compiuto dai militari contro la sede centrale della sicurezza ad Ankara.

Il presidente americano, Barack Obama, e' stato informato degli eventi in Turchia. Lo afferma il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sta seguendo gli sviluppi della situazione in Turchia. Lo si apprende da fonti di Palazzo Chigi. Il premier, affermano, è in contatto con la Farnesina e con le capitali europee. Una riunione di emergenza presso il ministero della difesa greco tra i vertici dell'esercito, della marina e dell'aeronautica ellenica è stata convocata in seguito al colpo di stato in Turchia. Lo riporta il Wall Street journal

Mosca, evitare bagni di sangue - È necessario evitare bagni di sangue in Turchia. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. Che ha aggiunto: i problemi della Turchia devono essere risolti in modo costituzionale. Lo riporta la Tass.

Mogherini, appello a calma e rispetto democrazia - Siamo in costante contatto con la delegazione della Ue in Ankara e con Bruxelles dalla Mongolia. Facciamo appello alla calma e al rispetto per le istituzioni democratiche in Turchia". Così Federica Mogherini su Twitter.

Consolato Francia a connazionali, 'restate a casa' - Il consolato di Francia a Istanbul raccomanda ai francesi presenti sul posto di restare a casa: è quanto riferiscono i media di Parigi

 

Le prime notizie sono partite poco prima della mezzanotte turca (le 22 in Italia), con messaggi sulla chiusura di due ponti sul Bosforo a Istanbul.


Video - Spari tra la folla ad Istanbul

Link per smartphone: https://youtu.be/oy5rJwUsQEc

 

Quanto al presidente-sultano Erdogan, la Cnn riferiva che si trovava al sicuro. Intanto tutti gli obiettivi strategici cedevano uno dopo l'altro: carri armati all'aeroporto Ataturk di Istanbul e il conseguente blocco di tutti i voli; tutti i social network e le comunicazioni fuori dai media ufficiali bloccati, con la conseguente difficoltà a reperire informazioni. Sui media girano le foto di un cordone di soldati con alcune camionette di traverso che bloccano il principale ponte sul Bosforo che collega le due sponde di Istanbul.

 

Poi si si sono uditi spari anche ad Ankara, dove nelle strade si vedevano i carri armati nei punti nevralgici, mentre elicotteri e jet militari sorvolavano la città. A quel punto l'esercito ha diramato un messaggio a tutti i cittadini: tornate e restate nelle vostre case, mentre il premier, Binali Yildirim, denunciava il "tentato golpe", attribuendolo ad un gruppo ribelle interno all'esercito: "Faremo tutto il possibile perché prevalga la democrazia. Il colpo di stato non riuscirà e i responsabili saranno puniti", ha dichiarato, aggiungendo che "i responsabili pagheranno il prezzo più alto".

 

Un braccio di ferro politico mediatico durato neanche una mezz'ora, prima che i militari prendessero il controllo della tv di Stato, annunciando ufficialmente di aver preso il potere. Lo abbiamo fatto, hanno specificato i militari, "per ristabilire l'ordine democratico e la libertà", oltre a "ripristinare la laicità" dello Stato, "erosa dal governo" islamico di Erdogan. Con l'impegno a mantenere tutte le relazioni estere turche esistenti e a considerare lo stato di diritto una priorità.

 

Gli attaché militari delle ambasciate turche in tutto il mondo hanno ricevuto, circa mezz'ora prima che in Turchia scattassero i movimenti del golpe, un messaggio che li avvertiva che i militari avrebbero preso il potere.

Lo riferiscono qualificate fonti diplomatiche europee, specificando che "questo è il segnale che si tratta di una operazione gestita dai massimi livelli delle forze armate".

 

L'esercito ha poi imposto il coprifuoco e la legge marziale. Gli analisti ipotizzano - e le prime dichiarazioni dei miliari lo conforterebbero - che il golpe sia l'azione di un gruppo 'kemalista', che si rifà cioè al laicismo voluto dal fondatore della Turchia moderna, l'Ataturk Mustafa Kemal, della quale l'esercito, prima che Erdogan intervenisse pesantemente sui vertici militari del paese, era il custode costituzionale contro ogni tentativo di dirottare il Paese verso soluzioni diverse dal laicismo delle origini. Ma Erdogan ha puntato il dito contro la rete 'gulenista', ovvero del predicatore Fethullah Gülen, come responsabile del golpe.

 

Il IV Colpo di Stato in 56 anni

Potrebbe profilarsi il quarto colpo di stato dei militari turchi, che il fondatore della Turchia moderna post-ottomana, uscita sconfitta dalla Prima Guerra Mondiale, ha voluto porre come struttura a guardia della laicità dello Stato, contro ogni tentazione di deriva religiosa o autoritaria. I precedenti avevano una cadenza decennale e risalgono al 1960, 1971 e 1980.

* 27 maggio 1960 - Nel pieno della Guerra Fredda il gen.
Cemal Gursel rimuove con la forza il presidente Celal Bayar e il primo ministro Adnan Menderes, il cui Partito democratico era entrato in conflitto con l'opposizione, allentando anche i divieti sulla religione. Menderes fu giustiziato poco dopo. Il sistema ritornò sotto il controllo civile nell'ottobre 1961, ma i militari continuarono a controllare la politica da dietro le quinte fino al 1965.


* 12 marzo 1971 - In un momento di crisi economica e di fortissima tensione sociale, i capi delle forze armate, guidati dal generale Faruk Gurler, intervennero per ripristinare l'ordine: in un memorandum al primo ministro Suleyman Demirel in cui si esigeva l'installazione di un "governo forte e credibile... ispirato al punto di vista di Ataturk". L'atto di forza non ci fu, ma il governo fu di fatto invitato a dimettersi dietro la minaccia di un intervento militare o a ripristinare l'ordine. Demirel si dimise il giorno stesso e l'intervento dei militari passò alla storia come il "golpe del memorandum".
Questo avvenimento fu chiamato il "colpo di stato del memorandum".
Ma anche dopo l'intervento militare del 1971, la stagnazione economica continuò per tutti gli anni '70, come anche l'instabilità, la tensione con ben 11 cambi di governo, e un'escalation di violenza politica fra gruppi di destra e di sinistra, con migliaia di morti. Il Paese era sull'orlo di una guerra civile.

* 12 settembre 1980 - Dopo averne discusso per circa un anno, fu sciolto il governo e imposta la legge marziale, sciolti i partiti e sospesa la costituzione. Il generale Kenan Evren, che aveva condotto il golpe, divenne presidente e l'ammiraglio Bulend Ulusu primo ministro.

Il governo dei militari riportò un po' di stabilità, fu varata una nuova Costituzione in senso presidenzialista, approvata per referendum nel 1982. Evren fu presidente per sette anni, durante i quali l'economia si stabilizzò e crebbe.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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