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Fase 2 - E finita? Non è finita? La guerra degli esperti Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Lunedì 01 Giugno 2020 10:14

Uno dei titoli più gettonati tra i giornalisti dovrebbe essere "LA PANDEMIA E' FINITA!" che indicherebbe che la nostra vita dopo mesi torna finalmente alla normalità di sempre e tutto questo che è accaduto è solo un brutto ricordo per molti, ed un epopea drammatica per altri.

Non nascondo che sarebbe la mia personale più importante aspirazione tornare a parlare di altro dopo ormai 3 mesi quasi di notizie Covid-Oriented.

 

 

Il sasso nello stagno lo lancia il Prof. Alberto Zangrillo direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano che sia ieri (31-05-2020) a in "Mezz'ora in più" dalla Annunziata su Rai 3 che dopo sull'ANSA, afferma: "clinicamente il nuovo coronavirus non esiste più. Circa un mese fa sentivamo epidemiologi temere per fine mese o inizio giugno una nuova ondata e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più" (clicca qui per vedere il dibattito su Rai.tv).

Ovviamente l'affermazione fatta con tanta veemenza e forza, in un momento un cui, guardando al futuro e non al presente, soprattutto sulla credibilità del Sistema Paese, anche e soprattutto in relazione a ciò che accade fuori e a come ci vedono (caso Grecia sulla quarantena delle regioni considerate a rischio), non sono mancate le risposte da parte del CTS.

Franco Locatelli (Presidente Consiglio Superiore di Sanità): "Non posso che esprimere grande sorpresa e assoluto sconcerto per le dichiarazioni rese dal Professor Zangrillo. Basta guardare al numero di nuovi casi confermati ogni giorno per avere dimostrazione della persistente circolazione in Italia del virus". Da qui la necessità di "continuare sul percorso della responsabilità dei comportamenti individuali, da non disincentivare attraverso dichiarazioni pericolose che dimenticano il dramma vissuto in questo Paese".

Ma che il virus non sia più lo stesso lo sostiene pure il direttore della clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti, partendo dalla sua esperienza sul campo. Il virus "potrebbe ora essere diverso: la potenza di fuoco che aveva due mesi fa non è la stessa potenza di fuoco che ha oggi.

E' ovvio che la frattura che si sta avendo tra gli esperti che ci hanno accompagnato nel corso di questi lunghi mesi nell'opinione pubblica nazionale non può che generare sconcerto e disorientamento, nel momento un cui forse sarebbe anche più lecito per riattrarre il turismo in Italia, ai potenziali viaggiatori (ed operatori) sono più importanti le certezze che le convinzioni di taluni esperti, seppur suffragate da dati.

Anche il problema dei dati è oggetto di furibondi scontri, in quanto, il valore Rt che indica la progressione della contagiosità di un individuo passata la fase R0, se rimane minore di 1 (in simboli <1), ha un senso, se maggiore si rischia il lockdown di nuovo vanificando il "processo di normalizzazione del paese"

Sempre a Mezz'ora in più, in uno dei servizi, basandosi sulle elaborazioni della Fondazione GIMBE presentati dal Presidente Prof. Nino Cartabellotta (sempre Rai.tv), basati sui dati ufficiali, tracciano un quadro non proprio entusiasmante degli indici di contagiosità del paese.

In buona sostanza è sintetizzabile che l'incidenza è molto eterogenea e varia dalla perseveranza tra regione e regione su come cercare e comunicare i dati.

Se secondo la Fondazione GIMBE la Val d'Aosta e la Provincia Autonoma di Trento fanno analisi tre volte superiori in percentuale alla popolazione del Piemonte e dell'Emilia-Romagna con poca incidenza di nuovi casi (ovvero: si cerca tanto e si trova poco).

In Umbria e Basilicata sono sopra la media nazionale di tamponi effettuati, ma anche qui ci sono pochi casi.

Al Sud (isole comprese), invece, si cerca poco ma al contempo si trova poco, facendo arrivare alla conclusione che il Virus al Sud sta circolando poco.

Caso a parte sono Ligura, Lombardia e Piemonte che, pur facendo la metà dei tamponi della Val d'Aosta, trovano il triplo dei positivi al Covid-19 della Vallè (ovvero: cercano poco e trovano molto), quindi  se cercassero in modo più approfondito, troverebbero molti più contagiati di quanti ne trovano già cercando poco.

Sempre secondo la Fondazione GIMBE la Lombardia ha 13 volte i casi positivi della Val d'Aosta pure eseguendo la metà dei tamponi.

Poi il problema dei tamponi è anche il tipo che viene fatto, cioè se per conferma di positività/negatività, se per ricerca di nuovi contagiati.

Sommando tutti i tipi di tamponi, per come è stato creato l'algoritmo, l'indice di rischio scende, da cui tutta la polemica che le analisi della Fondazione GIMBE hanno scatenato con la Regione Lombardia sull'affidabilità del metodo usato.

Quindi se l'indice di rischio rimane alto per le regioni del Nord come la Lombardia che si fregia sempre di essere il motore economico d'Italia, aumenta la paura di perdere la competitività che hanno conquistato nel corso degli ultimi decenni (forse anche a scapito del Sud), vedendosi relegati a fanalino di coda con tutti i rischi connessi all'indotto della produzione industriale (convegni, congressi, mostre, fiere, convivi di lavoro ecc), oltre che al turismo, che paradossalmente potrebbero essere dirottate in altre zone d'Italia come il Centro o Sud.

Dal mio punto di vista, il rischio di un nord temporaneamente fermato "qualche turno in più", è infinitamente meno grave della credibilità del Sistema Paese che con questi dati fuori dai confini crea razionalmente il panico negli investor (soprattutto turistici) perché diventa fumoso il dato sulla contagiosità di una zona.

Si corre il serio rischio che dichiarazioni disuniformi e aprudenziali, possano ingenerare un danno incalcolabile più ampio anche di un lockdown delle regioni ancora oggi più infette rispetto al resto d'Italia, solo perché diventa inconcepibile la non riapertura del "cosiddetto motore d'Italia" unitamente alle altre regioni che hanno un numero di contagi inferiori a Ligura, Lombardia e Piemonte.

Avere terapie intensive vuote è un bel segnale, non un pessimo segnale, e se la gente non ci va, non è denaro sprecato, ma utile perché se serve non ci troviamo nella stessa condizione di 3 mesi fa.

Se una Regione resta chiusa ma le altre lavorano è positivo per il PIL Nazionale, e diventa utile per la credibilità di una nazione in questo periodo di pandemia, dove la paura è all'ordine del giorno.

Se politica ed esperti riuscissero a parlare in coro e non ognuno per i fatti propri, frose non avremmo anche questa ostilità, dubbi dei paesi esteri che ovvimente la usano a loro vantaggio dirottando nelle loro zone possibili viaggiatori, pur avendo infinitamente meno da offrire rispetto al Nostro Bel Paese

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
Direttore Responsabile & Editore: GIOVANNI DI CECCA


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