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Fase 2 - Il Sindacato delle Discoteche fa ricorso al TAR del Lazio contro la chiusura Stampa
Scritto da Redazione   
Lunedì 17 Agosto 2020 18:27

 

>>> Fase 2 - Governo - Stop alle discoteche - Mascherine obbligatorie dalle 18 alle 6


No alla chiusura delle discoteche imposta, a partire da oggi 17 agosto, su tutto il territorio nazionale. Il Silb Fipe, associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo, ha deciso di presentare un ricorso immediato al Tar del Lazio per la riapertura immediata delle aziende.

 

 

Un ricorso all'ordinanza firmata l'altro giorno dal ministro della Salute Roberto Speranza. A sottolinearlo è stato Maurizio Pasca, presidente del Silb Filp, mentre è ancora in corso il direttivo nazionale del sindacato.

Il Dj Linus su Instagram ha così espresso il suo pensiero: «E così, da oggi, quando peraltro non conta quasi più niente, le discoteche torneranno a restare chiuse. Ho dovuto mordermi la lingua in queste settimane per evitare di infilarmi in polemiche di cui proprio faccio volentieri a meno, ma adesso che è stata presa la decisione posso chiedermi...ma quale imbecille di politico, governatore, sindaco o questore poteva pensare che si potessero aprire e non avere assembramenti?!?
I gestori delle discoteche non sono esattamente una categoria al di sopra di ogni sospetto, ma come puoi pensare che la gente in un locale non faccia quello per cui c’è andata, cioè stare insieme?
Perché le avete fatte aprire, eravate ubriachi o interessati?
A Ibiza, capitale delle discoteche europee, hanno avuto il coraggio di tenerle chiuse, qui ogni zona poteva decidere in funzione dei casi della regione. Perché nei locali al mare (gli unici aperti) si sa che ci vanno solo i ragazzi del posto, non i turisti.
“I ragazzi hanno diritto di vivere”, dicono i paraculi. I ragazzi hanno migliaia di altri modi per divertirsi.
Correndo qualche rischio, certo, perché è assurdo pensare di chiudersi in un bunker.
Ma è stupido favorire i problemi.
“Il settore è in crisi”. Certo, e ovviamente mi dispiace, ci ho passato buona parte della mia vita, ma a parte Amazon conoscete qualche attività che non abbia avuto problemi da questa situazione?
».

 

Sulla stessa linea d'onda il Prof. Andrea Crisanti:«è un provvedimento coraggioso, coerente, che mette fine ad una babele di voci e e di provvedimenti, e che sicuramente dà un segnale ai giovani, e avrà un impatto sulla trasmissione del virus. Perchè le discoteche sono un luogo dove sicuramente è favorita la diffusione del virus». Così Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova, ha commentato  a 'Timelinè su SkyTg 24 il provvedimento del Governo sulle discoteche. «Senza l'aiuto di tutti noi il servizio sanitario nazionale non ce la farà».

Casi triplicati

«In Italia, se andiamo a guardare rispetto a due-tre settimane fa, i casi si sono triplicati, ma originano principalmente da trasmissione endogena, e sono sicuramente importanti. L'Italia non sta in una bolla impermeabile rispetto a quanto succede del mondo. Nel resto del mondo nelle ultime settimane veiamo 2-3mila casi al giorno, ed è chiaro - ha aggiunto Crisanti - che il nostro Paese non poteva rimanere esente da questa problematica. Adesso si stanno pendendo provvedimenti per i rientri dai paesi un pò più a rischio, e questa è una componente importante». Crisanti si è detto in disaccordo con chi ritiene che l'epidemia stia adesso colpendo maggiormente i giovani: «se guardiamo l'analisi dell'Istat - ha osservato lo studioso - notiamo che anche nell'epidemia passata le persone avevano prevalentemente un'età tra 19 e i 50 anni, il problema è che prima arrivano alla nostra attenzione persone malate di età tra i 55 e 85 anni. Non credo che l'epidemia si sia modificata; le persone anziane stanno molto più attente e c'è molta più cura nella gestione delle case di riposo».

Gli asintomatici

«Sugli asintomatici abbiamo recentemente condiviso con la comunità scientifica uno studio che è stato pubblicato su Nature, la più prestigiosa rivista internazionale, nel quale si chiarisce una volta per tutte che gli asintomatici hanno una carica virale paragonabile a quella dei sintomatici e che sono in grado di trasmettere. Su questo tutta la comunità scientifica concorda. Rimango sorpreso che vengano fatte queste domande alla comunità scientifica, forse sarebbe opportuno che invece di fare domande alla comunità scientifica si leggessero i contributi scientifici. Penso che la cosa da fare sia che prima di mettersi in viaggio per l’Italia dai Paesi considerati a rischio i passeggeri si facciano il test all’origine e che le compagnie non accettino passeggeri che non hanno un test negativo. Questo risolverebbe tutto e subito e sarebbe la cosa più gestibile».

La scuola

«Sulla scuola ho una visione leggermente diversa dalla via che si è seguita, perché penso che la soluzione che è stata trovata è un soluzione che privilegia fondamentalmente la sollevazione di responsabilità da parte dei presidi e non è una misura che avrà un impatto importante sulla trasmissione del virus. Sulla scuola ci sono tre livelli: dobbiamo impedire che le persone che lavorano nella scuola si infettino, dobbiamo fare in modo che la scuola non diventi un focolaio o un moltiplicatore di infezione e dobbiamo proteggere i presidi dalla responsabilità. Se vogliamo ottenere questi risultati dobbiamo impedire che gli infetti entrino a scuola, perché se una persona infetta dovesse entrare a scuola non penso che le misure adottate possano impedire che la scuola diventi un moltiplicatore di infezione. Possiamo tenere i bambini o gli adolescenti con la mascherina o mettere i banchi con le rotelle, ma quanto escono da scuola fanno quello che gli pare. Questo non è un modo per affrontare un problema. Altro aspetto ridicolo è quello della misura delle temperatura a casa, non si può pensare che otto milioni di famiglie misurino la temperatura con metodi e termometri diversi, inoltre abbiamo stabilito una soglia della temperatura di 37,5 che è quella per gli adulti. La temperatura va misurata a scuola. Vedo grande confusione sulla scuola».


Aumenti dei casi in Terapia Intensiva

In aumento le persone ricoverate con sintomi per Covid: sono 810, 23 in più nelle ultime 24 ore.

Su anche le terapie intensive (da 56 a 58) ed i soggetti in isolamento domiciliare (13.999, 109 in più di ieri). Gli attualmente positivi sono 14.867 (+134).

I dimessi ed i guariti sono saliti a 203.968 (+182). In Lombardia il maggior numero di pazienti in terapia intensiva (14), nel Lazio i ricoverati con sintomi (212). Questi i dati del ministero della Salute.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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