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Coronavirus - Avevamo veramente bisogno di tornare a scuola in questo momento? - Il Punto del Direttore Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Lunedì 14 Settembre 2020 10:56

 

>>> Coronavirus - OMS - Kluge: «Ci sarà un boom di casi e faremo i conti anche con un tasso di mortalità più alto»

 

La scuola è sicuramente il punto di incontro e di scontro che tutti i bambini e ragazzi devono affrontare. Ci sono amicizie che rimangono per una vita intera, altri sono solo persone che ci colpiscono di striscio ed infine sui banchi di scuola sono nate coppie inossidabili nel tempo.

Ognuno potrebbe raccontare il primo giorno di scuola dei cambi generazionali, primaria, medie, liceo e perfino università in molti casi.

 

 

Ma la domanda che mi sono posto durante questi mesi è se veramente far ripartire la scuola oggi, 14 settembre ad una settimana esatta dall'election day del 20 e 21 settembre sia veramente una saggia decisione.

Secondo me no ed è solo una "capata" (forse a sfondo elettorale) del Ministro spinta probabilmente da quella odiosa e discriminante nomea che i professori non fanno niente, si rubano lo stipendio, hanno 3 mesi di ferie pagate e quant'altro il qualunquismo generalizzato ha provocato e provoca nella categoria.

Essendo figlio di professore, e conoscendo i meccanismi che stanno dietro, tutto sommato non sarei così denigratorio verso chi, parafrasando Freud, fa il terzo mestiere più difficile del mondo dopo lo psicoanalista ed il genitore.

Infatti la scuola prima di dare rudimenti di come ci si approccia alla conoscenza (e non di conoscenza come erroneamente si dice), era ed è un luogo di socialità tra persone, fatta, come detto, di incontri, di scontri, di scherzi, di vita, di progetti, di futuro.

Ieri sera al TG1, il servizio di una collega mostrava una famigliola che si approcciava al primo giorno di scuola di una classe primaria (forse prima o seconda elementare) di un bambino che suo malgrado da stamane si trova in una sorta di Vietnam dove scansare pericoli reali ed immaginari.

Ma come gestire la naturale propensione dei bambini a proiettarsi verso gli altri nel cercare conforto nell'abbraccio nel toccare la persone per considerarla come entità corporea?

Come evitare di fare lo scherzo (a questo punto stupido e pericoloso) di toccare la penna di A o B per sfida alle regole dell'igiene personale (quando poi i genitori mettono il nome sopra per evitare di farle toccare ad altri)?

Come puoi, appena il Campionato inizierà, evitare il classico scambio di figurine dei calciatori che si è sempre fatto da quando esiste il calcio in Italia, e  potenziale veicolo di trasmissione del virus?

Comna fai far entrare nelle menti dei più piccoli che lavarsi le mani, evitare contatti sia anche un gioco?

Tutto questo, ovviamente in una "scuola teorica" dove il "materiale umano" soprattutto dei genitori, è quello ragionevole, collaborativo, cioè quello che non si presenta agl incontri scuola-famiglia con l'avvocato pronto ad incriminare il professore per negligenza ed incapacità pre gli scarsi voti dati ai figli già nei tempi normali.

Va detto, altresì, che tutta la scuola del post-covid, anche se dovremmo usare il termine post prima ondata di covid, aveva dei numeri di contagi ufficiali molto più bassi di quelli attuali.

 

Ad esempio in Campania maggio, giugno e luglio era sotto i 400 contagi mensili, con solo 115 casi in tutto giugno.

 

Per comprendere meglio il dato attuale ecco una tabella riepilogativa (da statischecoronavirus.it):

Regione Popolazione Contagiati % Cont/Pop Attivi Morti Guariti
Lombardia 10.060.574 103.339 1.027% 8.789 16.899 77.651
Valle d'Aosta 126.883 1.260 0.993% 36 146 1.078
Trentino Alto Adige 1.062.860 8.629 0.812% 677 758 7.194
Piemonte 4.392.526 33.753 0.768% 2.097 4.153 27.503
Liguria 1.565.307 11.852 0.757% 1.143 1.579 9.130
Emilia Romagna 4.459.477 33.504 0.751% 3.939 4.469 25.096

 

In questa "classifica" abbiamo considerato la percentuale Contagi/Popolazione, perché rende al meglio il quadro (di fatto è impossibile paragonare ad esempio Lombardia e Valle d'Aosta in termini di popolazione)

Quindi stiamo andando a creare un potenziale "effetto domino" che potrebbe riportare il nostro paese nella condizione di lockdown (tra l'altro previsto in settimana in Israele per la sconda volta di almeno 3 settimane).

Ma sia chiaro non solo perché il virus si può contrarre a scuola, ma può essere portato a scuola dagli stessi studenti che possono entrare in contatto con persone asintomatiche ignare a casa,  per strada, nei mezzi pubblici di trasporto, generando come detto l'effetto domino.

Ovviamente in caso di positività a scuola poi si genera l'ulteriore effetto domino delle quarantene che vedrebbero (almeno) genitori e figli chiusi in casa, e, come riportato alcuni giorni fa, categorie di lavoratori autonomi potrebbero vedere compromessi i loro guadagni in caso di ulteriori stop causati da contagi esterni come ad esempio quelli che possono provenire dalla scuola, ovvero entrare in condizioni economiche di indigenza, oltre ai danni che può generare in persone anziane o fragili (quelle con patologie).

A questo va anche aggiunto che si ritorna in una scuola che non è stata capace in questi mesi di stop post lockdown di aggiustare se stessa di rendere agibile spazi inagibili, dove sono stati buttati soldi in banchi nuovi, quando, nell'alternanza scuola-lavoro, si poteva fare come a Napoli dove gli studenti del Professionale "Alfonso Casanova" coadiuvati da professori,  hanno tagliato e riadattato i banchi doppi in singoli, riducendo ulteriormente la spesa pubblica e gratificando anche gli stessi studenti che non fanno cose "inutili" e fine a se stesse, ma vedono il loro lavoro utile per la comunità, oltre a dare un senso di professionalità e di concretezza a loro stessi (molto utile sia per l'aspetto sociale che psicologico della persona).

Date queste premesse ed il numero costatante di persone contagiate, oltre al numero (fortunatamente) ancora basso di ricoveri, a mio modo di vedere è inappropiato far ripartire il grande carrozzone della scuola perché mancano i presupposti.

Il rischio estremo di rimettere il giro il virus in modo incontrollato come accaduto nella prima parte dell'anno (anche se questa volta abbiamo gli strumenti per analizzarlo e forse gestirlo) ed il rischio enorme di ritornare in lockdown totale che sarebbe il crollo dell'economia sia italiana che europea (come forse dovrà fare la Francia nei  prossimi giorni, avendo superato la quota di 10.000 casi in 24 ore diverse volte), ma il rischio più grande è il costo enorme della guarigione delle persone colpite in termini di tempo e di strascichi che possono essere molto più enormi del lockdown stesso.

Forse un po' meno annnuncite e propagnada e un po' più di considerazione per i fattori di rischio dell'effetto domino avrebbero fatto bene a tutti studenti compresi.

Il contagio innescato dallo spot Milano non si ferma dei primi giorni di contagio pre lockdown che ha aggravato una situazione già di per se grave (di cui ne ha subito le conseguenze lo stesso Presidente Nicola Zingaretti segretario del PD) è innanzi a noi e solo l'idiozia non fermerebbe questo treno chiamato Italia verso il muro disastroso di un secondo lockdown.

E visto che additare è facile, ma proporre è difficile, una buona soluzione sarebbe stata quella di far ripartire le primarie fino alla I media in presenza con tutta una serie di test ad personam agli studenti, per far proseguire in DAD (Didattica A Distanza) i ragazzi più grandicelli fin quando i valori di Rt non scendevano a livelli più gestibili, senza creare disagi ulteriori alla popolazione, ai lavoratori sopratuttti autonomi, e con una buona gestione delle finanza pubbliche.

Il ritorno dei bambini più piccoli è legto alla probabilità che possano più difficilmente contrarre il SarsCov2 perché rispetto ai grandicelli hanno meno interazioni sociali al di fuori di "ambienti protetti" (quasi nulli) che rende la gestione più fattibile, oltre a dare la possibilità ai genitori di poter andare a lavoro.

Allo stesso tempo quelli un po' più grandicelli hanno quel minimo di responsabilità di poter stare da soli a casa avendo un minimo di controllo remoto da parte dei professori.

Rischi che esistono, ma che in questa configurazione sembrano essere meno gravi del "liberi tutti" che questa estate ha fatto drammaticamente rialzare le curve di contagio.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
Direttore Responsabile & Editore: GIOVANNI DI CECCA


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