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Coronavirus - Quella scellerata idea di comprare e non produrre i vaccini Stampa
Scritto da Giovanni Di Cecca   
Lunedì 25 Gennaio 2021 09:46

Quando tra qualche anno (forse qualche decennio) gli storici approfondiranno gli studi sulla Pandemia da SarsCov2 e su quello che è accaduto (già oggi alcune immagini sono storia) credo ache all'unisono si faranno una domanda fondamentale: dov'era la macchina europea per produrre un vaccino in casa?


Si perché al netto delle buone intenzioni di voler acquistare comunitariamente quantitativi imporanti di vaccini prodotti case farmaceutiche private come Moderna, Pfizer/Biontech, AstraZeneca, Johnson&Johnson ecc. come farebbe qualsiasi gruppo di acquisto, la domanda rimane.

La Cina, la Russa per fare il caso di due Super Potenze, si sono messi ed hanno sviluppato un vaccino in proprio sul quale stanno anche lecitamente lucrando vendendo fiale a tutti quei paesi che ne hanno fatto richiesta (genralmente quelli fuori il blocco NATO).

L'Europa che vanta al suo interno 3 Paesi singoli più un ex membro (GB) nel G8 (i paesi più economicamente sviluppati del mondo) non hanno fatto fronte comune per sviluppare e produrre vaccino limitandosi semplicemente a fare gruppo d'acquisto.

Nel documento della Commissione Europea (clicca qui) sul piano vaccini, si parla: "Lo sviluppo dei vaccini è un processo lungo e complesso, che normalmente dura circa 10 anni. Con la strategia sui vaccini la Commissione sosterrà gli sforzi e accelererà lo sviluppo e la disponibilità di vaccini sicuri ed efficaci in un lasso di tempo compreso tra 12 e 18 mesi, se non prima. Al tempo stesso, saranno sempre rispettate procedure di autorizzazione e norme di sicurezza rigorose e solide. A questo scopo bisogna effettuare prove cliniche e parallelamente investire in capacità di produzione tali da produrre milioni, se non miliardi, di dosi di un vaccino efficace.

L'Europa ha bisogno di un ampio ventaglio di vaccini candidati basato su diversi approcci tecnologici, per massimizzare le possibilità di sviluppare, produrre e diffondere rapidamente un vaccino per tutti gli europei.

Nell'ambito della sua strategia sui vaccini la Commissione ha concluso accordi con singoli produttori di vaccini per conto dei paesi dell'UE. Una volta disponibili, dimostratisi sicuri ed efficaci e autorizzati a livello dell'UE, tutti gli Stati membri avranno accesso ai vaccini anti COVID-19 contemporaneamente e la distribuzione avverrà proporzionalmente alla popolazione per garantire un accesso equo."

In tutto il documento che si può leggere si parla di accesso equo, si parla di strategia comune ma non si parla assolutamente di fondi stanziati per la ricerca e produzione in-house (come si dice in ambito aziendale).

Com'è noto sul lato approvazione ci sono solo 2 tipi approvati, Pzifer/Biontech e Moderna, ma per lo stesso AstraZeneca (noto anche come Oxford/Pomezia) sul quale l'Europa e l'Italia avevano scommesso molto, l'EMA (l'ente europeo per l'approvazione del farmaco) ha rinviato al 29 gennaio 2021 la valutazione se approvare o meno il farmaco in area UE.

Solo l'Italia, in modo tardivo con REiThera, la casa farmaceutica di Castel Romano che ha supreato la prima fase di sperimentazione con successo (è solo uno dei 200 vaccini che si stanno producendo).

In buona sostanza, Grad-Cov2 (il nome del vaccino) è basato sulla tecnologia del vettore virale non replicante, in particolare tramite un adenonovirus di gorilla (indicato con Grad, appunto) reso innocuo e potenzialmente capace di sviluppare una risposta immunitaria specifica nell'organismo.

Semplificando al massimo, si può dire che è stato preso il virus del raffreddore del gorilla e lo si è modificato in modo tale che da un lato non possa provocare infezione nell'uomo, e dall'altro che possa includere il materiale genetico che contiene codice per la produzione della proteina spike di Sars-Cov-2.

In questo modo si determina la produzione di anticorpi specifici in grado di riconoscere il virus e di distruggerlo, qualora si venisse in qualche modo infettati. Una strategia che, peraltro, è già stata adottata per soluzioni vaccinali relative a ebola e alla malaria.

Ci vorrà ancora del tempo, ma rimane il fatto che ogni singolo paese ha fatto passi per conto suo senza una vera strategia comunitaria.

Altra benzina sul fuoco del fronte dei populisti contro la nostra "cara vecchia Europa"

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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