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ISIS - Arrestato presunto Foreign Fighter a Ravenna Stampa
Scritto da Redazione   
Giovedì 23 Aprile 2015 09:36

Per ora la sua 'guerra santa' la inseguiva su Facebook.

"Sto arrivando, se Allah lo vuole. Voglio fare la Jihad per Allah", scriveva un mese fa chattando con chi gli si presentava come palestinese e diceva di essere a Yarmouk, campo profughi alle porte di Damasco.

 

 

Ma Noussair Louati, tunisino di 27 anni fermato a Ravenna dalla Digos, in Siria a combattere per l'Is voleva andare sul serio.

Ci aveva provato comprando il biglietto aereo per Instanbul, da Bergamo. Tentativo fallito: non gli avevano concesso il passaporto. Oggi, attraverso un altro contatto, sarebbe dovuto partire per la Germania.

Stanato sui social, il presunto 'foreign fighter' è stato bloccato la scorsa notte in strada nel quartiere della Darsena della città romagnola, dietro alla stazione ferroviaria e a due passi da dove abita la moglie italiana dalla quale ha avuto una figlia.

Come ricordato dal ministro dell'Interno Angelino Alfano è la prima applicazione della disposizione, contenuta nella nuova normativa contro il terrorismo, che sanziona la condotta di chi si arruola in modo autonomo in un'organizzazione terroristica.

Le Digos di Ravenna e di Bologna, coordinate dal Procuratore capo della Dda Roberto Alfonso e dai Pm bolognesi Antonella Scandellari e Antonello Gustapane, erano sulle tracce di Louati dall'11 febbraio, quando era andato fino al centro culturale islamico di viale Jenner a Milano per cercare, invano, un contatto per arruolarsi il prima possibile.

Le sue mosse di lì in avanti sono state monitorate, così come il suo attivismo in rete. Il giovane tunisino infatti sul suo profilo Fb usava una foto con una maglietta nera con scritte bianche - i colori dell'Is - e la frase: "Non ci distruggeranno, noi siamo la Umma di Maometto".

E sempre sul web non mancano riferimenti a millantati obiettivi: "E se Dio vuole conquistiamo Roma e vengo a liberare mia figlia"; e ancora: "Si alzerà la bandiera di Allah sulla torre di Pisa".

Dal 20 marzo iniziò poi un dialogo con una comunità virtuale che come immagine di copertina ha un cavaliere con bandiera nera sovrastato dalla scritta: "Se combattere in nome di Dio è terrorismo allora io sono il primo terrorista".

Sempre il 20 marzo chiamò un numero turco per ricevere informazioni utili a raggiungere la Siria, il giorno dopo comprò il biglietto, ma il progetto fallì per il diniego del passaporto dal consolato.

A Genova fu denunciato per minacce e danneggiamenti perché, arrabbiato per il no, aveva rotto una tenda e minacciato gli impiegati presenti. Tornato in Romagna, secondo le intercettazioni nell'ultimo periodo stava cercando, lui che ha precedenti per droga, di guadagnare i soldi per il viaggio attraverso lo spaccio.

Di fatto senza fissa dimora, era sbarcato a Lampedusa, come riferito da Servizio Pubblico, nel 2011.


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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
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