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Panama Papers - Coinvolt anche la Regina Elisabetta II d'Inghilterra Stampa
Scritto da Redazione   
Martedì 07 Novembre 2017 15:00

La regina Elisabetta dovrebbe chiedere scusa per il suo coinvolgimento nelle rivelazioni dei Panama Papers, ora Paradise Papers. Lo lascia intendere il leader laburista Jeremy Corbyn rispondendo alle domande di un giornalista al termine della conferenza annuale della Cbi, la Confindustria britannica, a Londra. Il capo dell'opposizione ha detto che tutti coloro che utilizzano per i loro interessi i paradisi fiscali non solo devono chiedere scusa ma riconoscere il danno che provocano ai servizi pubblici nel Regno Unito e quindi alla società.


 

La regina Elisabetta dovrebbe chiedere scusa per il suo coinvolgimento nelle rivelazioni dei Panama Papers, ora Paradise Papers. Lo lascia intendere il leader laburista Jeremy Corbyn rispondendo alle domande di un giornalista al termine della conferenza annuale della Cbi, la Confindustria britannica, a Londra. Il capo dell'opposizione ha detto che tutti coloro che utilizzano per i loro interessi i paradisi fiscali non solo devono chiedere scusa ma riconoscere il danno che provocano ai servizi pubblici nel Regno Unito e quindi alla società.

Ci sono anche milioni di sterline di profitti generati da proprietà private della regina Elisabetta fra gli investimenti offshore di ricchi e potenti svelati dalle nuove carte dei Panama Papers, la nuova inchiesta ribatezzata Paradise Papers. La regina risulta aver investito ingenti somme nel paradiso fiscale della Cayman attraverso il Ducato di Lancaster. La rivelazione è riportata con evidenza dal Guardian. Imbarazzo pure per Lord Ashcroft, businessman ed ex dirigente del Partito Conservatore britannico, che avrebbe a sua volta nascosto una fortun a pari a 450 milioni su conti offshore.

La nuova 'puntata' delle rivelazioni, condivisa dall'International Consortium of Investigative Journalists con vari giornali internazionali come il New York Times, il Guardian e diversi altri, riguarda affari e operazioni finanziarie spregiudicate attribuite a figure dell'amministrazione di Donald Trump, al braccio destro e regista dell'ascesa politica del premier canadese Justin Trudeau, ai colossi Usa Apple e Nike (accusati di aver usato artifici vari per eludere il fisco), a oligarchi e imprese a partecipazione statale russi, con il coinvolgimento di Paesi vari: da Malta alla Repubblica del Congo. Per quel che riguarda i profitti generati da proprietà reali britanniche, ad aggravare la situazione c'é il fatto che, sebbene probabilmente in modo legale, questo denaro della regina sarebbe stato investito negli ultimi 12 anni - dopo il passaggio offshore - anche in catene commerciali come Threshers e BrightHouse: criticate da tempo per il presunto sfruttamento di lavoratori, famiglie povere e persone vulnerabili. Il Ducato di Lancaster, per parte sua, ha fatto sapere di non essere a conoscenza della destinazione finale verso tali società di una parte delle somme affidate a promotori finanziari.

Tra gli altri personaggi famosi che compaiono nella nuova lista 'nera' dei paradisi off-shore ci sono anche Bono, Madonna, il finanziere George Soros, un ministro di Donald Trump. Oltre 13,4 milioni di documenti riservati ottenuti dal tedesco Suddeutsche Zeitung che li ha condivisi con l'International Consortium of Investigative Journalists e i suoi partner tra i quali il Guardian, la Bbc, il New York Times e l'Espresso che pubblica in esclusiva per l'Italia insieme con Report, la trasmissione d'inchiesta di Raitre.

Il segretario al Commercio di Donald Trump, Wilbur Ross, coinvolto nella nuova inchiesta sui paradisi off-shore gestisce affari che hanno legami con il genero del presidente russo Vladimir Putin. Si tratta in particolare di una società di navigazione nella quale Ross ha interessi e con la quale ha effettuato una serie di investimenti offshore, secondo le nuove rivelazioni.

La regina Elisabetta dovrebbe chiedere scusa per il suo coinvolgimento nelle rivelazioni dei Panama Papers, ora Paradise Papers. Lo lascia intendere il leader laburista Jeremy Corbyn rispondendo alle domande di un giornalista al termine della conferenza annuale della Cbi, la Confindustria britannica, a Londra. Il capo dell'opposizione ha detto che tutti coloro che utilizzano per i loro interessi i paradisi fiscali non solo devono chiedere scusa ma riconoscere il danno che provocano ai servizi pubblici nel Regno Unito e quindi alla società.

 

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