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USA - Sedici 16 procuratori generali contro Trump Stampa
Scritto da Redazione   
Lunedì 30 Gennaio 2017 09:06

I procuratori generali di 15 stati e della capitale hanno emesso una dichiarazione congiunta con cui condannano come incostituzionale il bando del presidente Donald Trump contro i viaggiatori provenienti da sette Paesi a maggioranza islamica.

Gli attorney general sostengono che la liberta' religiosa è un principio fondamentale del Paese, auspicando che l'ordine esecutivo sia ritirato e impegnandosi nel frattempo a garantire che il minor numero possibile di persone soffrano per questa situazione. Gli Stati cui appartengono i firmatari sono, oltre a Washington, California, New York, Pennsylvania, Massachusetts, Hawaii, Virginia, Oregon, Connecticut, Vermont, Illinois, New Mexico, Iowa, Maine e Maryland.

Il presidente Usa Donald Trump ha ribadito che il suo ordine esecutivo ''non è un bando ai musulmani'', ricordando che ''ci sono altri 40 Paesi nel mondo a maggioranza islamica che non sono interessati dal provvedimento'', e ha ricordato che gli Usa rilasceranno nuovamente i visti dopo aver rivisto e rafforzato il sistema dei controlli, come previsto dalle sue disposizioni.

La protesta contro il bando dell'immigrazione raggiunge la Casa Bianca: migliaia di persone si sono radunate davanti alla residenza del presidente per partecipare ad una manifestazione intitolata 'No Muslim ban' (no al bando per i musulmani) e promossa sulle reti sociali con il motto "Non staremo in silenzio. Combattiamo". La folla grida ed esibisce slogan contro il provvedimento di Donald Trump.

E una folla enorme si è riunita a Battery Park, la punta sud di Manhattan sulla baia di New York, di fronte alla Statua della libertà. Folla coloratissima e multietnica, con tantissimi bambini. Gli slogan più gettonati sono 'No Ban No Wall', 'Dump Trump', 'We are all american'. Sul palco si alternano gli attivisti. Molti gli immigrati. Peter, 25 anni, di origini irlandesi, dice: "Tutti i miei amici sono musulmani". Joan, 32 anni, ricorda che sua madre è musulmana e suo padre ebreo: "Questa è l'America".

Un'appello alla protesta anti-Trump per l'ordine sull'immigrazione e' stato lanciato dal regista Michael Moore. Moore ha chiamato gli oppositori del presidente a Battery Park, in vista della Statua della Liberta', il monumento simbolo delle politiche di accoglienza dell'America. Il regista, che ieri aveva chiamato a manifestare all'aeroporto JFK, ha lanciato l'appello di oggi su Twitter con l'hashtag #DumpTrump, caccia Trump. La protesta e' in programma alle 14 di New York.

Intanto il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, si è detto "profondamente preoccupato" per le "restrizioni ingiustificate" adottate dal presidente americano nei confronti dei cittadini di 7 Paesi islamici. Lo scrive l'agenzia egiziana Mena. Misure che, secondo l'organizzazione dei Paesi arabi, potrebbero produrre "effetti negativi". Gheit si è poi augurato che l'amministrazione Usa torni sui suoi passi.

Ma Trump tira dritto, nonostante il caos e le proteste negli Stati Uniti e nel mondo contro il giro di vite sull'immmigrazione del neo-presidente Usa. "Il nostro Paese ha bisogno di confini forti e di controlli rigidi, ADESSO. Guardate a quello che sta succedendo in Europa e, anzi, in tutto il mondo - un caos orribile!", afferma in un tweet

Mentre arrivano i primi ricorsi contro la misura del tycoon. E dopo la presa di posizione di Francois Hollande (che ha invocato "fermezza" contro la scelta di Trump) arrivano le dichiarazioni di Angela Merkel e del premier italiano Paolo Gentiloni.

Per Angela Merkel lo stop agli ingressi in Usa dei rifugiati provenienti da alcuni paesi "non è giustificato". La cancelliera tedesca, ha spiegato il portavoce Steffen Seibert, "è convinta che anche la necessaria lotta al terrorismo non giustifica" una misura del genere "solo in base all'origine o al credo" delle persone.

"L'Italia è ancorata ai propri valori. Società aperta, identità plurale, nessuna discriminazione. Sono i pilastri dell'Europa". Così il premier Paolo Gentiloni su twitter.

La Casa Bianca difende l'ordine esecutivo di Trump: "Non è caos", ha detto alla Nbc il capo dello staff Reince Priebus, aggiungendo che ieri 325 mila viaggiatori sono entrati negli Usa e solo 109 sono stati fermati. "Gran parte di loro sono usciti. Abbiamo ancora una ventina di persone che restano detenute", ha sostenuto, prevedendo che saranno presto rilasciate se sono in regola.

E arriva anche un monito dai vertici del partito repubblicano: Mitch McConnell, leader della maggioranza al Senato, ha detto alla Abc che è una buona idea rafforzare i controlli sull'immigrazione ma, ha precisato, "penso anche che sia importante ricordare che alcune delle nostre fonti migliori contro il terrorismo islamico sono i musulmani, sia in questo Paese che all'estero. Dobbiamo stare attenti mentre lo facciamo".

L'aeroporto Jfk di New York, la principale porta d'ingresso per i passeggeri internazionali, sta diventando il simbolo del caos ma anche della protesta scatenata dall'ordine esecutivo con cui Donald Trump ha sospeso temporaneamente l'arrivo di tutti i rifugiati e delle persone provenienti da sette Paesi islamici. Diverse centinaia di persone stanno manifestando da ore contro il provvedimento e per la liberazione dei passeggeri detenuti in base al nuovo bando. ''Lasciateli entrare, lasciateli entrare'', gridano, mostrando cartelli e striscioni con slogan come ''No ban, no wall''. Tra loro anche l'attrice americana Cinthia Nixon, nota per il suo ruolo nella serie Sex and the City, e due deputati democratici di Ny, Jerry Nadler e Nydia Velasquez. Intanto il regista Michael Moore, sempre in prima fila nelle proteste anti Trump, ha invitato via twitter ad andare al terminal 4 dello scalo, epicentro della contestazione. Il traffico e' rallentato, la polizia presidia.

Intanto Ann Donnelly, giudice federale di New York, ha emesso un'ordinanza di emergenza che temporaneamente impedisce agli Stati Uniti di espellere i rifugiati che provengono dai sette paesi a maggioranza islamica soggetti all'ordine esecutivo emanato dal presidente Donald Trump, che ha congelato gli arrivi da quei paesi per tre mesi. L'ordinanza di emergenza del giudice Donnelly annulla una parte dell'ordine esecutivo del presidente Donald Trump sull'immigrazione, ordinando che i rifugiati e altre persone bloccate negli aeroporti degli Stati Uniti non possono essere rimandate indietro nei loro paesi. Ma il giudice non ha stabilito che queste stesse persone debbano essere ammesse negli Stati Uniti ne' ha emesso un verdetto sulla costituzionalita' dell'ordine esecutivo del presidente.

I legali che hanno citato in giudizio il governo per bloccare l'ordine della Casa Bianca hanno detto che la decisione, arrivata dopo un'udienza di urgenza in una corte di New York, potrebbe interessare dalle 100 alle 200 persone che sono state trattenute al loro arrivo negli aeroporti statunitensi sulla base dell'ordine esecutivo che il presidente Donald Trump ha firmato venerdi' pomeriggio, una settimana dopo il suo insediamento.

Zarif, reciprocità ma non retroattiva - "A differenza degli Usa, la nostra decisione non è retroattiva", ha detto il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif in riferimento alla decisione dell&rsquoIran di applicare il principio di reciprocità dopo la decisione del presidente americano Donald Trump di sospendere i visti per i cittadini iraniani. "Coloro che hanno già un visto valido iraniano saranno accolti volentieri". "Pur rispettando i cittadini americani e facendo differenza fra loro e le politiche ostili del governo statunitense, l'Iran ha dovuto prendere misure reciproche per proteggere i propri cittadini".

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
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