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MONITORE NAPOLETANO
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Carlo Lauberg ed Eleonora de Fonseca Pimentel
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Coronavirus - Napoli - I Templari vicini ai contagiati Stampa
Scritto da Redazione   
Sabato 07 Marzo 2020 14:50

L'Ordine  Sovrano Militare del Tempio di Jerusalm 1804, con un comunicato sul loro portale TemplarNews.com sono vicini a tutte le popolazioni colpite dal Covid-19 e si affidano al Signore in un toccante articolo in cui si domandano: In questo confuso momento, in cui ciascuno di noi è sollecitato dal timore, preoccupato dall’incertezza … da cosa può accadere a chi vogliamo bene, occorre ancorare ancor di più le nostre vite alle parole di Gesù, il Maestro: “Perché avete paura, non avete ancora fede?


Riportiamo il testo integrale

Perché avete paura, non avete ancora fede?”.

Paura e fede sono le due antagoniste che si disputano eternamente il cuore dell’uomo. La Parola di Dio, da un capo all’altro della Bibbia, conforta e incalza, ripetendo infinite volte: “non temere. Non avere paura!”.

La paura non è tanto assenza di coraggio quanto “una mancanza di fiducia”.

In questo confuso momento, in cui ciascuno di noi è sollecitato dal timore, preoccupato dall’incertezza … da cosa può accadere a chi vogliamo bene, occorre ancorare ancor di più le nostre vite alle parole di Gesù, il Maestro: “Perché avete paura, non avete ancora fede?”.

Non lasciamoci ingannare dalla paura, la Fede è al capezzale di ogni agonia e intercede per l’uomo. Questa bella espressione dello scrittore cattolico francese Georges Bernanos, toccano un tema oggi delicato, e di grande attualità, quello della paura del COVID 19.

C’è tutta una letteratura su questo sentimento. Il grande scrittore del Cinquecento, Montaigne, nei suoi Saggi confessava che «la paura è la cosa di cui ho più paura». Eppure essa è stata santificata quando anche Cristo l’ha sperimentata nella terribile sera solitaria del Getsemani o nel silenzio assordante del Padre sulla croce del Golgota.

Gesù è venuto a riempire di luce, di sole le nostre vite. Dovremmo avere più coraggio e gridare che Dio non ci salva dalla croce, “ma nella croce”.

“Dio non agisce al posto nostro, non ci toglie dalle tempeste ma ci sostiene dentro le tempeste.”

Come accade nel momento del dolore, della prova, diventiamo come i discepoli in mezzo alla tempesta sul lago di Tiberiade, abbiamo PAURA, siamo terrorizzati. Ci sfugge che Dio non porta la soluzione dei nostri problemi, porta se stesso e dandoci se stesso ci dà tutto! … soluzione compresa.

La paura invece produce un cristianesimo triste, ci mostra un Dio senza gioia. Liberarci dalla paura significa operare attivamente per sollevare questo sudario della paura posato sul cuore di tante persone: la paura dell’altro, la paura dello straniero delle malattie che non conosciamo. Noi siamo ‘Cruciferi’ portatori e testimoni della Salvezza nella ‘croce’.

Dobbiamo dare coraggio, testimoniare la nostra Fede, la consapevolezza che nulla accade per caso, che tutto è nelle mani del Padre e a noi è chiesto solo “ … di essere matite nelle sue mani ”. Dobbiamo essere capaci di passare dall’ostilità, che può essere anche istintiva, all’ospitalità, dalla xenofobia alla filoxenia (…) e liberare noi stessi e i credenti dalla paura di Dio, come hanno fatto lungo tutta la storia sacra i suoi angeli, ecco a tutti noi che abbiamo scelto di indossare questo scomodo mantello viene chiesto di essere “angeli che liberano dalla paura”.

Cantava il Salmista: «Quando il cielo contemplo e la luna e le stelle che accendi nell’alto, io mi chiedo davanti al creato: cos’è l’uomo perché lo ricordi?» (8, 4-5). Chini sulle realtà materiali, senza mai uno sprazzo di luce, di contemplazione, di infinito, diventiamo simili a oggetti, governati dalla sola legge di gravità che ci appiattisce alla terra. Eppure noi viventi siamo fatti della stessa materia delle stelle e alle stelle va implicitamente il nostro “desiderare” (de sideribus).

Desiderare la tranquillità, la bellezza dello stare insieme agli altri, la gioia di una vita ritrovata. Preghiamo il Padre affinchè tutto ciò accada. Riscopriamo la verità delle Sue promesse: “ … in verità, in verità vi dico: chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò. (Giov 14)”.

Mi viene allora, alla mente il pensiero del poeta inglese William Blake, che ci invita a vedere il mondo in un granello di sabbia, / il firmamento in un fiore di campo, / l’infinito nel cavo della mano, / l’eternità in un’ora.


NON NOBIS DOMINE, NON NOBIS, SED NOMINI TUO DA GLORIAM

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
Direttore Responsabile & Editore: GIOVANNI DI CECCA


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