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Coronavirus - Ricerca - Occhi veicolo per il virus Stampa
Scritto da Redazione   
Mercoledì 22 Aprile 2020 12:53

Il contagio può avvenire anche attraverso le lacrime di chi è positivo al Coronavirus. Lo dimostra uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine dai ricercatori dell'Istituto Spallanzani di Roma secondo il quale il virus SarsCov2 è attivo anche nelle secrezioni oculari. Gli occhi quindi non sono solo una delle porte di ingresso del virus nell'organismo, ma anche una «potenziale fonte di contagio». Insomma, è stato dimostrando che il virus oltre che nell'apparato respiratorio, è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive.


IL TAMPONE - La ricerca ha analizzato un tampone oculare prelevato tre giorni dopo il ricovero da una paziente positiva al virus, gli studiosi quindi hanno isolato il virus dimostrando che esso è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive.  La paziente ricoverata allo Spallanzani alla fine di gennaio aveva una congiuntivite bilaterale.

L'OMS - Si tratta di una scoperta che ha «importanti implicazioni anche sul piano della salute pubblica, tant'è che il risultato è stato comunicato all'Organizzazione Mondiale della Sanità d'accordo con l'Editor della rivista prima della pubblicazione». «Questa ricerca dimostra che gli occhi non sono soltanto una delle porte di ingresso del virus nell'organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio - commenta Concetta Castilletti, responsabile dell'Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani - ne deriva la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione in situazioni, quali gli esami oftalmici, che si pensava potessero essere relativamente sicure rispetto ai rischi di contagio che pone questo virus».

LA POSITIVITA' - La ricerca ha evidenziato che i tamponi oculari possono essere positivi quando invece i campioni del distretto respiratorio non mostrano più tracce del virus: i campioni respiratori della paziente, infatti, a tre settimane dal ricovero risultavano ormai negativi, mentre il campione oculare era ancora debolmente positivo sino a 27 giorni dal ricovero. Saranno necessari ulteriori studi per verificare fino a quando il virus continua ad essere attivo e potenzialmente infettivo nelle lacrime. La scoperta dei nostri ricercatori, sottolinea Marta Branca, direttore generale dello Spallanzani, «è un altro piccolo tassello che si inserisce nel complicato puzzle di questo virus. La nostra soddisfazione è quella di contribuire, con questa ricerca, a far conoscere meglio i meccanismi di contagio e, quindi, a creare maggiore consapevolezza e sicurezza negli operatori chiamati a confrontarsi con la gestione clinica dei pazienti».

REZZA (ISS): OCCHI PORTA DI INGRESSO E USCITA - «In qualche modo è stato dimostrato che il virus 'entra ed esce' dagli occhi. Anche la stessa congiuntivite», che era già stata posta sotto l'attenzione dei ricercatori per il suo legame con il nuovo coronavirus, «deriva dal fatto che Sars-Cov-2 può entrare anche dagli occhi. Oggi con questo nuovo tassello che si aggiunge alla conoscenza del virus emerge che si può moltiplicare anche nell'epitelio congiuntivale». Così Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), commenta all'Adnkronos Salute il nuovo studio dell'Inmi Spallanzani di Roma. «È molto importante - aggiunge - che si continui a studiare e ad approfondire la conoscenza di questo virus».

OCULISTI: INDOSSARE OCCHIALI - L'unica protezione per tenere in sicurezza gli occhi dal rischio di essere la 'portà del virus è mettersi gli occhiali di protezione, che creano una 'camera chiusa intorno agli occhi, insieme alle mascherine. Chi porta già quelli da vista ha una minima difesa, ma attenzione dipende dalla grandezza della montatura. Perché parliamo di goccioline che possono essere dirette o fluttuare nell'aria. Lo studio dello Spallanzani quindi ci dice che occorre portare tutti gli occhiali di protezione se vogliamo avviare la Fase II». Così Matteo Piovella, presidente della Società oftalmologica italiana (Soi).

Piovella ricorda che «la prima persona a dare conto della gravità del coronavirus è stato un medico oftalmologo di Wuhan. Questo perché uno dei sintomi evidenziato era la congiuntivite virale da coronavirus che ha, purtroppo, caratteristiche molto simili a quelle della tradizionale congiuntivite. Ovvero - chiarisce il presidente degli oculisti - prende un occhio solo, che rimane più rosa che rosso, da dei fastidi limitati come se ci fosse la presenza di un ciglio. Infine c'è il rigonfiamento del linfonodo recettore all'attaccatura della mandibola. Cose che tutti gli oculisti sanno».

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
ISSN 2239-7035 (del 14 luglio 2011)
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