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Coronvirus - Milano - Il cimitero le cui spoglie non sono state richieste da un familiare Stampa
Scritto da Redazione   
Mercoledì 22 Aprile 2020 13:25

A 2 mesi esatti dal 22 febbraio 2020 data dall'inizio della tragedia del Covid-19, con oltre 2,5 milioni di contagiati e 180.000 decessi, nel Nord Italia trasportati in quei Camion Militari che hanno fatto il giro del mondo, si fanno i conti con un'altra tradegia nella tragedia, quella delle persone che non hanno nessuno, o nessuno ha richiesto le spoglie di questi caduti


«Tragedia nella tragedia», l'ha definita il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Un cimitero con 600 croci bianche tutte uguali, il campo 87 del cimitero Maggiore di Milano.

«Questo spazio è quello dove sono stati sepolti coloro le cui spoglie non sono state richieste da un familiare, la tragedia nella tragedia» ha detto Sala.

Si tratta dei defunti che le famiglie non hanno potuto reclamare nei cinque giorni prescritti dal nuovo regolamento comunale dei cimiteri, deciso proprio per l'emergenza Coronavirus, a volte perché in quarantena. E per due anni non si potranno costruire monumenti funebri

«Sessantuno croci bianche spiccano sulla terra ancora brulla - scrive oggi Repubblica -  appena seminata a prato, del Cimitero Maggiore di Milano. Il nome e la data scritti sopra, raccontano la storia dei milanesi sconfitti nella battaglia del nemico invisibile. I caduti del Covid. Al 'Campo 87' c'è il primo cimitero di guerra in tempo di pace, seicento posti dedicati a chi morto lontano dai suoi cari, ostaggio del Coronavirus».


A New York

Hart Island, un lembo di terra disabitata al largo del Bronx, è l'isola-cimitero dei morti dimenticati: la maggior parte degli abitanti della Grande Mela non sa neppure che esiste, anche se vi riposano i resti di oltre un milione di persone. Questo mezzo chilometro quadrato di terra visibile da un angolo del Bronx è infatti una sorta di enorme fossa comune, dove dal 1869 vengono sepolti senzatetto e poveri della città. E il New York Times ha condotto una lunga indagine per scoprire l'identità dei defunti: sull'isola ci sono alcuni edifici oggi abbandonati che in passato hanno ospitato un carcere minorile, un sanatorio per malati di tubercolosi e un ospedale psichiatrico, ma nessuna lapide indica i nomi delle persone che vi sono sepolte.

Come Leola Dickerson, che ha lavorato come governante di una famiglia newyorkese per 50 anni: quando nel 2008 morì in un ospedale a 88 anni, nessuno si prese cura del suo corpo. Per legge le spoglie divennero di proprietà della città e furono portate ad Hart Island. Zarramen Gooden invece aveva solo 17 anni quando è morto cadendo con la bicicletta: viveva con i quattro fratelli e la madre eroinomane in un rifugio per senzatetto e nessuno poteva pagare per la sua sepoltura. L'indagine del New York Times su centinaia di morti dimenticati, basata su un database delle persone sepolte sull'isola dal 1980, non solo rende possibile scoprire le loro vite, ma rivela anche le inefficienze del sistema. Tra i poveri sepolti, per esempio, c'è anche il corpo di una miliardaria di nome Ruth Proskauer Smith, portata lì all'insaputa della famiglia: i figli avevano donato i suoi resti alla New York University School of Medicine per la ricerca, chiedendo poi che fossero cremati e dispersi. Invece hanno scoperto che il cadavere era finito nella fosse comune nel Bronx.

 

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Periodico mensile registrato presso il Tribunale di Napoli Num. 45 dell' 8 giugno 2011
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