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Ischia - Il dubbio sulla scossa passato da 3.6 a 4 (4.3 secondo l'USGS) Stampa
Scritto da Redazione   
Martedì 22 Agosto 2017 07:41

Suscita alcuni dubbi invece la classificazione della magnitudo di 3,6: «Pur senza accesso ai dati, penso che 3.6 magnitudo del terremoto di Ischia sia una sottovalutazione. Anche la profondità è da verificare», scrive su Twitter Enzo Boschi, ex presidente dell’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. L’Usgs americana parla di una magnitudo di 4.3.



Prima 3,6 poi 4.0. È un caso la classificazione della magnitudodel terremoto che ha colpito Ischia nella sera di lunedì. Nelle prime tre ore dopo il sisma l’Ingv ha sempre parlato di magnitudo 3.6, un valore considerato da subito troppo basso alla luce dei crolli e della devastazione causati dal terremoto. Dopo mezzanotte, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha cambiato valori, passando dalla magnitudo di 3,6 a quella di 4.0. Il nuovo valore è riportato sul sito dell’Istituto e si riferisce alla magnitudo calcolata sulla base della durata dell’evento (MD). Il precedente valore di 3.6 si riferiva invece alla magnitudo locale (ML). I sismologi del Centro Nazionale Terremoti dell’Ingv sono al lavoro per calcolare il valore definitivo.

L’evento è stato caratterizzato da una scossa principale alle 20.57, seguita da 14 repliche minori.


 

L’Ingv

Il presidente dell’Ingv Carlo Doglioni ha spiegato che il comunicato pubblicato inizialmente sul sito dell’istituto, che indicava una magnitudo 3.6 e a 10 km di profondità, è legato a informazioni redatte in automatico dal sistema informatico, che spesso indica una profondità di 10 km. Successivamente vengono fatte delle analisi più precise per quantificare la dimensione del sisma. «Da quello che sappiamo finora il terremoto è di origine tettonica e non vulcanica - spiega il presidente dell’Ingv - Casamicciola è nota per i terremoti: nel 1883 se ne verificò uno di magnitodo 5.8 che fece 2.300 morti (leggi l’approfondimento)». Sulle conseguenze che la scossa ha avuto nell’isola, Dogliani nota che «non è una novità che terremoti anche di bassa magnitudo facciano danni, perché superficiali e perché le costruzioni non sono adeguate». Come sempre, a questo punto, bisogna vedere se il fenomeno sismico evolverà in aumento o se ci sarà una coda di scosse di minore magnitudo.


I dubbi

Poco prima, Enzo Boschi, ex presidente dell’Ingv, aveva manifestato le sue perplessità su Twitter: «Pur senza accesso ai dati, penso che 3.6 magnitudo del terremoto di Ischia sia una sottovalutazione. Anche la profondità è da verificare». L’Usgs aveva parlato da subito di magnitudo 4.3.

 

L’Ordine dei geologi

«Non è normale che un terremoto di 3,6 determini crolli di edifici ed evacuazione di ospedali. Le cause potrebbero essere ricercate negli effetti di amplificazioni sismiche locali o nelle costruzioni abusive realizzate senza alcuna verifica sismica», aveva scritto in una nota Egidio Grasso, presidente dell’Ordine dei geologi della Campania. «La profondità dell’ipocentro è paragonabile con quella dei recenti terremoti dell’Italia centrale (10 Km) quindi di natura tettonica», ha concluso Grasso.

Terremoto vulcanico

I rari terremoti che avvengono sotto i vulcani, come quello di Ischia, sono più difficili da studiare rispetto ai terremoto tettonici, che sono decisamente più numerosi e molto più noti. «Una caratteristica comune a tutti è di essere molto più superficiali, al punto da superare molto difficilmente la profondità di cinque chilometri», ha detto all’Ansa il sismologo Gianluca Valensise, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanolgia (Ingv). «Questo - ha proseguito - accade perché al di sotto di cinque chilometri la crosta diventa troppo calda per generare una rottura». Il fatto che i terremoti che avvengono sotto i vulcani siano superficiali spiega anche perché si risentano maggiormente. Spesso, ha proseguito, non è semplice studiare i terremoti vulcanici perché le stazioni di rilevamento possono essere distanti alcuni chilometri e di conseguenza questo richiede un’analisi più complessa rispetto a quanto avviene nel caso dei terremoti tettonici.


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