| Eleonora de Fonseca Pimentel: Il mistero della tomba scomparsa |
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| Scritto da Antonella Orefice |
| Venerdì 11 Febbraio 2011 12:20 |
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Il 20 agosto 1799 finiva la vita della marchesa Eleonora de Fonseca Pimentel , ma immortale resterà inciso il suo nome nel Pantheon dei martiri della libertà.
Immediatamente eseguita la giustizia si dia sepoltura ai cadaveri dei nominati Colonna e Serra, lasciando sospesi sul patibolo gli altri , cioè Vescovo Natale, Lupo, Piatti e Fonseca Pimentel che poi nel giorno seguente dovranno essere sepolti.
I cadaveri di Domenico Piatti e Lupo furono sepolti nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Gli altri due di Antonio Piatti e Pimentel si dovevano seppellire nella chiesa di S. Caterina al Mercato, ma essendo venuta una considerevole pioggia, si mandarono a prendere dalla forca ove erano sospesi dai becchini, e furono sepolti nella stessa chiesa di Santa Maria ove furono sepolti vestiti interamente come furono spiccati. Ad un’attenta lettura queste scarne annotazioni hanno fornito dei particolari di fondamentale importanza. Innanzitutto, è stato possibile stabilire che Eleonora nel 1799 avesse in vita solo due fratelli, Michele e Giuseppe; di quest’ultimo, sempre dai Registri della Congregazione dei Bianchi, si sono accertati l’arresto e la condanna a morte prevista per il 26 ottobre dello stesso anno, e fortunatamente non eseguita Per quel che concerne Michele, maggiore dell’esercito, egli morì ottantenne, lasciando in vita solo una ragazza nubile di nome Eleonora, come la celebre zia. (per gentile concessione di ANTONELLA OREFICE, tratto da “La Penna e La Spada” di Antonella Orefice, Arte Tipografica Editrice, Napoli 2009) Fonti archivistiche e Bibliografiche |




Da una pianta topografica del tempo, l’unica chiesa che rechi una tale intitolazione e sia prossima alla piazza del Mercato era quella di S. Maria di Costantinopoli nel complesso religioso di Sant’Eligio Della chiesa di S. Maria di Costantinopoli ubicata nel Fondaco della Corona, al vico Campane a Santo Eligio, presso l’Archivio Storico Diocesano di Napoli, esiste ancora qualche documento dal quale é stato possibile stabilire come nel 1836 essa fosse definita angusta ed esaurita, per poi sparire del tutto dalle mappe topografiche di metà Ottocento. D’altra parte, proprio nel 1836, il complesso religioso di S. Eligio risultava aver subito mutamenti per l’abbattimento di alcuni edifici ad esso appartenenti. La notizia è riportata anche nel testo di Carlo Celano Notizie del bello e del curioso della città di Napoli, ripubblicato con degli aggiornamenti nel 1859 a cura di Gian Battista Chiarini: Nel 1836 il pio luogo fu di nuovo restaurato, a cura dell’arch. Orazio Angelini.
La statua rappresenta una Madonna posta su di un piedistallo con un’aureola a raggiera; sul lato destro essa regge una croce mentre nella mano sinistra leva la palma della Gloria. Ci sono quattro angeli inginocchiati ai suoi piedi, tutti con lo sguardo rivolto verso il basso: il primo sulla destra ha le braccia incrociate sul petto ed un fiore tra le mani, quello alle sue spalle ha una mano sul cuore e nell’altra tiene una ghirlanda; sulla sinistra è inginocchiato un terzo angelo dall’espressione assorta in preghiera mentre alle spalle siede l’unico messaggero, privo di ali. Pare che queste siano andate distrutte in seguito al disinnesco di una bomba che, però, non provocò ulteriori danni, né al chiostro, tanto meno alla statua. Con il braccio destro il quarto angelo regge uno scudo crociato, mentre nella mano sinistra tiene una spada, alla cui estremità dell’impugnatura vi è la testa alata di un putto. Dei quattro lati del piedistallo centrale dove è posta la Madonna, su due di essi sono incisi degli epitaffi: Ferdinando II Borbonio regnante, senatus populus que neapolitanus, quo jura Piorum Manium sanatoria in Christi tutela forent. Sepolcretum A.D. MDCCCXXXVI ed Ecce Ego Iesuchristi religio, apeniam in sono tubae sepulcra vestra, ut dormientes in polvere, excientur in vitam aeternam, palmam gloriae, sub crucis signo recepturi. Sul lato anteriore si trova il bassorilievo di un angelo che spicca il volo, mentre sul posteriore lo stemma dei Borbone.
Le cappelle riservate che si affacciano sul chiostro monumentale sono quasi tutte intitolate alle congreghe di quartiere curate dai religiosi appartenenti all’ordine dei Bianchi della Giustizia, o alle tante famiglie blasonate del tempo, come i Caracciolo, i Ruffo, i Pignatelli.
L’interno della cappella Fonseca, tuttora adibita ad accogliere i defunti di famiglia, è quello tipico delle cappelle gentilizie ottocentesche. Nel tetro ipogeo, a cui si accede scendendo per una minuscola scala posta dietro l’altare, esistono numerose cellette, piccoli siti creati per i resti dei bambini o di coloro dei quali erano rimasti solo mucchietti di ossa. Alcune risultano vuote, altre chiuse da lapidi illeggibili. Tra le nicchie più antiche poste sui quattro lati dell’ipogeo, proprio di fronte a quella di Ferdinando e Giulio Fonseca, ne esiste una diversa dalle altre sulla cui lapide è stato posto il bassorilievo di un uomo. Si tratta della tomba di Antonio Fonseca, nato il 4 luglio 1859 e morto il 23 marzo 1897 e di sua moglie Eleonora, della quale però non esistono date di riferimento né sulla lapide, né agli atti archiviati. Chi è questa misteriosa Eleonora ricordata su una tomba di cent’anni dopo? E’ stato forse posto quel bassorilievo a custodire un secolare segreto di famiglia?
Negli artisti del XVIII e XIX secolo è facile rinvenire un certo gusto per l’esoterico, il mistero, la storia e le leggende. Anche la statua di Angelini sembra custodire in sé un suo segreto.
Nei quattro bassorilievi: Esecuzione di Domenico Cirillo, Mario Pagano, Ignazio Ciaja, Giorgio Pigliacelli; Suicidio del capitano Velasco; Esecuzione di Ettore Carafa; Esecuzione di Eleonora Fonseca Pimentel e Gennaro Serra di Cassano, eseguiti in gesso patinato color terracotta, con una resa bozzettistica, l'autore coglie il momento eroico in cui i fieri rivoluzionari affrontano il patibolo o vanno incontro volontariamente alla morte; in una contingenza storica costituita da forti passioni politiche, venne fissato l'attimo più significativo, carico di valore morale, che riveste così un pregno carattere esemplare. 







